"Regnavit a ligno Deus", si canta in un inno nella liturgia della passione di Cristo.
La manifestazione pubblica e solenne della signoria di Gesù è avvenuta quando il suo corpo fu fissato per sempre su una croce. Lì lo contempliamo come su un trono regale.
Le sue braccia spalancate, il suo cuore trafitto narrano all'umanità la definizione più forte e più eloquente di Dio: "l'amore". "Avendo amato i suoi, li amò fino alle estreme conseguenze".
Non possiamo cercare altrove le tracce di Dio, se non passando attraverso il segno dei chiodi, il supplizio della croce, il martirio della carità spinta fino a questo punto.
"Gesù di Nazareth Re", fu scritto per scherno sul legno, nelle tre lingue conosciute in quel tempo. Parole tradotte poi in tutte le lingue con il sigillo della fede, con il linguaggio della gratitudine, della contemplazione, dell'amore, con l'esempio di tante vite che hanno ricalcato lo stesso percorso del Re venuto da Nazareth e crocefisso a Gerusalemme...
Di croci è disseminata tutta la storia del cristianesimo: moltitudini di seguaci di Gesù di Nazareth hanno donato sangue alle vene della Chiesa. Per questo la Chiesa è viva.
Dei persecutori ci è offuscato presto il ricordo ma non dei martiri venerati nella Chiesa, custodi della memoria del primo martire.
I sacerdoti baciano le loro reliquie incastonate sulla mensa degli altari dove si rinnova il sacrificio di Cristo. I cristiani ne meditano l'eroismo che spesso fa rabbrividire ma che sempre invita alla lode e all'emulazione.
In questo mese ricordiamo i missionari martiri. Ogni anno si arricchisce l'elenco di fratelli e sorelle che hanno iniettato entusiasmo nel Corpo mistico di Cristo.
Non sono cronache di fatalità, di incidenti capitati per puro caso, di esiti cercati da avventurieri sprovveduti. Chi non ha fede può avanzare spiegazioni puramente umane: non farebbero onore a veri eroi che segnano la storia.
Molti hanno condiviso con i poveri la loro sete di giustizia e hanno speso energie per la promozione della loro dignità umana. Così vivendo, hanno provocato la collera di coloro che hanno una misura corrotta della giustizia e calpestano l'immagine sacra della persona umana.
Sappiamo di preti, suore e laici che come il buon samaritano si sono fermati a soccorrere i feriti, pur sapendo che sul loro cammino poteva celarsi un agguato.
Padre Manuel era troppo schierato dalla parte degli oppressi per essere lasciato in pace dai padroni spietati e arroganti. Un giorno fu trovato esanime, legato alla porta della sua baracca in mezzo al villaggio dei poveri. È una pagina del martirologio in America Latina.
Ho visto nelle Filippine un dipinto in una chiesa: Cristo in croce, circondato da una folla di poveri contadini, prigionieri, operai, mendicanti. Mi hanno detto che il missionario, pastore in quella comunità, fu minacciato dalla polizia, perché il quadro offendeva l'immagine della nazione...
"Regnavit a ligno Deus". Con lui, come lui regnano i nostri fratelli e sorelle, testimoni della carità di Cristo.
P. Luciano Lazzeri