CRISTO RE DEI MARTIRI   NON SI PARTE MAI DA SOLI!   IL MANTELLO DI BEPO

La laurea in ingegneria elegantemente incorniciata era appesa alla parete accanto al crocifisso, come due antagonisti sul piede di guerra. Emanuele li aveva collocati in quella posizione dopo la sua brillante promozione, in attesa di capire con chiarezza chi avrebbe vinto: l'offerta di un impiego promettente o la voce di Cristo che sembrava dirgli con insistenza "io ho un'altra proposta".

Una sera a cena Emanuele svelò in famiglia la sua decisione di entrare in un istituto missionario, dopo lunga riflessione e su consiglio di una guida spirituale. Non ebbe tempo di spiegarsi perché gli piovve addosso una valanga di obiezioni, anche le più strane come quella del suo fratello minore che gli consigliò di rivolgersi a una guida turistica. La mamma pensò ad alta voce che il figlio aveva urgente bisogno di riposo. Il papà si dichiarò fallito come genitore e come amministratore del patrimonio di famiglia. I nonni affermarono categoricamente che "con i tempi che corrono è pazzia correre incontro a tanti pericoli". La cena si concluse con una litania di contestazioni.

Partito Emanuele per il seminario, il diploma è rimasto sulla parente per decisione dei genitori, convinti che il figlio un giorno guarisse da quella pazzia. Ed è ancora lì oggi che lui, diventato prete, è partito per la Cambogia.

Ma non si parte mai da soli. La partenza è sempre un avvenimento di famiglia, un evento ecclesiale. È come il vento di Pentecoste che "riempì tutta la casa" (Atti 2, 2): gli apostoli furono catapultati fuori dal cenacolo sulla piazza dove si incrociavano le strade di tutto il mondo. Non ci fu tempo per inscenare obiezioni; il vento fu "gagliardo" quel mattino: lo Spirito si staccò dal cielo come un uragano.

Anche la casa di Emanuele si riempì di cose nuove, nuove visuali, progetti mai sognati prima e si svuotò di ricordi, rimpianti e lamentele. Lo spirito missionario è come un'epidemia. Sì, perché i doni di Dio sono espansivi e aprono spazi di stupore.

In breve tempo notizie dalla missione si riversarono sulla famiglia e diventarono il tema quotidiano di conversazione: cosa si poteva inventare per dare una mano a Emanuele trapiantato in un paese povero e appena avviato a risorgere da anni di miseria e sofferenza? Il fratello minore che un giorno lontano aveva sorriso avanzando una strana proposta, creò un sito per diffondere notizie sulla Cambogia. Si affacciarono presto navigatori curiosi e interessati.

La mamma ne parlò in parrocchia e si fece animatrice di un movimento di preghiera e di adozioni a distanza in favore dei piccoli cambogiani. Il papà, in un primo momento diffidente, si pentì poi di sentirsi estraneo alla vicenda e, a furia di sentir parlare di cose missionarie, decise di organizzare un viaggio per visitare il figlio lontano: valeva la pena investire un modesto capitale per andare a vedere il paese messo in ginocchio dai disastri di Pol Pot che ora si stava rialzando dall'incubo, anche grazie all'opera dei missionari.

Rientrato in Italia volle portare con sé una collana di orchidee regalatagli dalla piccola comunità cristiana di suo figlio, e l'appese alla parete tra il crocifisso e la laurea in ingegneria.

P. Luciano Lazzeri