Hong Kong. Metropoli. Giungla umana. Selva di cemento. Fiore d’oriente. Crocevia di culture. Vi sopravvive la famiglia, nonostante le diverse incursioni che minacciano la sua identità.
Come in tutto il mondo, la famiglia sboccia dall’attrazione dei due sessi.
Mei lin pazienta in coda al "terminal" dell’autobus. È il tempo in cui la lunga attesa fa incrociare gli sguardi: la sta scrutando un giovane studente con un fascio di libri sotto il braccio. Nell’incantesimo un libro gli sguscia dalla presa e lei, pronta nella sua gentilezza orientale, lo raccoglie e lo riconsegna al proprietario. "Grazie! Io mi chiamo Ka yan", è la risposta immediata, con una forte intensità di cortesia.
Lo scambio di gesti e parole nasconde la grazia di una forza magnetica, che non si spegne neppure quando possono salire a bordo dell’autobus. La conversazione approda nell’invito offerto e accolto di incontrarsi ancora. I luoghi di appuntamento di innamorati in questa metropoli sono alquanto ridotti. Per qualche mese, puntualmente, ogni sera si vedono e si… smagnetizzano sul terrazzo di un parcheggio pubblico, dove si vende la luna a prezzi molto economici...
Poi diventano sposi: la luna diventa di miele ed è anche gratuita, perché non devono più salire sulle terrazze. Vivono in un piccolo appartamento, cioè un monolocale di quaranta piedi quadrati. Nello spazio ci deve stare anche la suocera, la madre di lui. Mei lin occupa il terzo piano di letti a castello. Una delle prime notti lei cade al primo piano, sorvolando la suocera, ed è soccorsa dal marito. È stato un incubo onirico ma sfocia nella realtà di affetto genuino.
Il baccano indiavolato della città ha messo in testa a Mei lin che il primogenito potrebbe nascere sordo. Il figlio viene alla luce a mezzanotte del Capodanno della scimmia. Pesa un’oncia più della norma e non pare sordo. In clinica le telecamere registrano i vagiti del primo nato dell’anno e la scena della donazione di una ditta di latte in polvere: è costume che al primo nato dell’anno nuovo venga offerto un barile di latte in polvere...
Il figlio viene accudito dalla suocera perché papà e mamma, lavorando dodici ore al giorno, possono goderlo solo dalle undici a mezzanotte.
A un mese dalla nascita lo portano in Chiesa per il battesimo, perché sono cristiani e sono convinti che il figlio vivo da un mese ha una buona probabilità di sopravvivere. Intanto si pensa a uno spazio vitale più ampio. L’ufficio smistamento di famiglie promette, ma fa notare che l’attesa può durare fino a quando il figlio avrà l’età legale di dodici anni, per essere ritenuto persona umana.
La suocera viene a mancare: certamente è entrata nel Nirvana, come ha sempre sperato nella sua fede buddhista, e per i meriti del suo servizio a una nuova famiglia. Mei lin e Ka yan decidono di riempire lo spazio con un’altra culla. Sperano che arrivi una bambina, invece è maschio. La mamma deve rinunciare al lavoro fuori casa.
Mei lin si sente pienamente mamma. Porta un figlio sulla schiena e uno in braccio, come due papaie pronte alla maturazione. Alcune amiche la avvertono dei metodi di evangelizzazione del governo sulla limitazione delle nascite. Ma niente paura, anche se c’è il rischio che una terza gravidanza comporti il pagamento degli assegni familiari al governo...
Papà e mamma sono felicissimi: la sera, quando cenano insieme, guardano i figli e si guardano con compiacenza. Il guscio del loro piccolo appartamento sembra loro un cofanetto di gioielli.
A Natale, anche se il papà deve chiedere il permesso alla fabbrica per un giorno di vacanza, si vedono tutti e quattro in Chiesa, a ringraziare il buon Dio e a far festa all’unico Figlio che ha inondato il mondo di amore. Unico ma veramente donato a tutti, Lui che ha fatto di questo mondo un’unità di famiglie, dove tutti possono guardarsi in faccia e riconoscersi fratelli e sorelle.