MISSIONE SPERANZA

"DIO, PER TE NON ESISTE LA MORTE"     VESTI CANDIDE     MARIA ICONA DELLA MISSIONE
NEL SANGUE DELL’AGNELLO

BEATO GIOVANNI MAZZUCCONI, PIME.

Le persone che frequentano questa "casa missionaria", nell’atrio della Cappella passano di fronte a un grande quadro con i ritratti dei 18 "Martiri" del "PIME".

Alcuni sostano pregando, riflettendo, chiedendo informazioni. È un passaggio di intensa "animazione missionaria". I più sanno che, anche oggi, chi va lontano in nome del Signore, in certe nazioni e situazioni, rischia anche la vita. Questi volontari "donatori di sangue" sono "pietre preziose, scolpite dallo Spirito, con la Croce e il Martirio, per la Città dei Santi".

Alcuni ragazzi in visita, che pure hanno studiato nel "catechismo" che Gesù fu ucciso, vittima innocente per la cattiveria umana, mi hanno interrogato su quelle figure del quadro. Mi è venuto spontaneo rispondere con la parole dell’"Apocalisse", il libro dell’"Agnello" e dei suoi seguaci: "Essi sono coloro che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide con il sangue dell’Agnello!".

Naturalmente stupiti per un linguaggio misterioso ed "enigmatico", hanno avuto bisogno di ulteriori spiegazioni. Ho diluito con parole più semplici la "visione" di Giovanni.

Poi ho passato in rassegna i vari personaggi vissuti nell’arco di 150 anni. Il racconto ha suscitato curiosità, stupore, e tanti interrogativi.

Ci sono ancora uomini cattivi come ai tempi di Gesù? Perché il messaggio d’amore di Gesù suscita negli uomini reazioni così violente? I Missionari che sanno di andare in mezzo a persone che li odiano a morte, perché non se ne stanno a casa loro? Perché non prendono giuste precauzioni, armandosi, chiedendo l’aiuto di una "scorta" come usano fare le persone importanti? Ci sono sistemi di allarme che preservano dai "male intenzionati"!

Del resto, non ha Gesù promesso ai suoi messaggeri di proteggerli sempre? Non è temerario affrontare il pericolo senza pensarci bene in anticipo? Vale la pena essere miti come agnelli, predicare la pace, quando c’è sempre un lupo in agguato? Non c’è un’"assicurazione sulla vita", anche per rispetto ai parenti che hanno sacrificato questi "eroi" a una causa così alta?

Alcune vostre obiezioni meritano attenzione: sono ragionevoli dal punto di vista umano. Secondo me, è fuori luogo fare un processo sul "caso martirio".

La "vocazione missionaria" è un rischio e un rischio non si affronta con "strategie" umane di ragionevolezza, di prudenza, di precauzioni. Nel rischio si va incontro all’ignoto senza troppi calcoli. Ma soprattutto c’è un mistero nella fine tragica di questi Missionari. Potremmo tentare di decifrarlo con un "pizzico" di fede. Cristo "sotto torchio" dei suoi accusatori ebbe a dire: "Non sapete che io avrei a disposizione legioni di angeli?". Ma rifiutò di chiamarli in aiuto. Si presentarono presso il "sepolcro vuoto" a dire: "Perché cercate tra i morti colui che è vivo?". "Andate a dirlo ai miei fratelli!".

Anche i 18 "Martiri" del "PIME" e tutti i Missionari "martiri" ci annunciano che sono vivi e ci testimoniano la perenne vitalità dello Spirito, architetto della "Città dei Santi".

P. Luciano Lazzeri