Deve essere incoraggiante per chi entra in chiesa incontrare un prete gioviale e sorridente, specialmente quando si arriva appesantiti dalla fatica del lavoro o di situazioni conflittuali che sembrano sempre inquinare le giornate.
In realtà la mia espressione non era dettata da un impulso di accoglienza e ospitalità nella casa di Dio, casa aperta a tutti. Stavo attraversando attimi di ilarità e di stupore!
L’altare era addobbato per la festa patronale, quando si espone il meglio delle suppellettili, dei tappeti, degli stendardi e di tanti oggetti più o meno sacri legati a ricordi, a donazioni, al passaggio di personalità... Mi chiedevo ad esempio che cosa potevano significare presso le colonne quelle anfore orientali, parcheggiate come matrone, sulle quali spiccavano simboli buddisti più che cristiani...
La mia attenzione si fermò su due angeli dorati, appollaiati all’apice di un immenso drappo rosso calato maestosamente sull’abside. Due serafini, o due cherubini? Forse l’archivio storico della chiesa nascondeva il segreto e scioglieva il dubbio, non solo sulla natura dei purissimi spiriti lì materializzati, ma anche sulla loro posizione bizzarra. Infatti, uno spiccava il volo verso l’alto, mentre il secondo era capovolto, proprio con le gambe all’aria, il volto verso la navata della chiesa, anche lui però ad ali spiegate.
La posizione strana mi dilatò al sorriso. Forse era stato uno scossone della ditta di imprese di allestimento a provocare quel capovolgimento? Qualche bullone allentato sulla "spina dorsale" dell’angelo?
O la creazione originale di un artista del "tardo barocco"?
I miei occhi scorrevano la scena da destra a sinistra, dall’alto in basso: non era un’allucinazione! Non vedevo lassù l’usuale simmetria.
Pensai a cose più seriose: al sogno di Giacobbe, che trascorse una notte in compagnia di angeli che salivano e scendevano dal cielo. Poteva trovarsi lì una spiegazione. Mi venne in mente la promessa di Gesù: "Vedrete angeli salire e scendere sul Figlio dell’uomo!".
Leggevo l’invito a guadare verso l’alto, da dove si attendono segnali puntuali e risposte ai problemi dell’esistenza; nello stesso tempo, l’esortazione a trovare anche nella strade della vita quaggiù le orme di una presenza garantita di fianco al nostro cammino.
Se uno è serafino, è il fuoco dell’amore di Dio: se uno è cherubino, è il calore e la luce donata alla nostra aridità e oscurità. Allora... rimanete pure nella vostra posizione! Che sia una svista, o uno scherzo o autentica arte... non fa differenza: mi piace così!
Il suono di una campanella mi scosse dall’incantesimo: iniziava la liturgia penitenziale. Le porte della chiesa erano rimaste aperte, quella sera avanzata e silenziosa, per chi desiderava fare esperienza del bacio del perdono.
Le parole del missionario si scioglievano con tanta dolcezza nel cuore dei penitenti, abituati forse più a un austero esame di coscienza che a un invito alla lode e alla riconoscenza per tutto quello che bisogna scovare di bello sotto i detriti di fallimenti. Davvero un balsamo benefico il suo intervento, certo più rasserenante del sorriso incontrato all’ingresso della chiesa.
«Dio non ci ha creati con le ali (osservai ancora i miei due angeli...): e sa bene che, con i piedi per terra e gli occhi sulla strada, è facile inciampare; la colpa non è sempre nostra: è delle pietre mal sagomate, o dei sassi che qualcuno può aver gettato per ostruire i nostri passi.
Riconosciamo con gioia la capacità di rialzarci e di riprendere il cammino. Ravviviamo il fuoco addormentato sotto la cenere: ce n’è in quantità abbondante per riscaldare la casa, la tua e quella dei tuoi vicini. Dio dice a me e a te: "Chi ti condanna? Dove sono i tuoi accusatori?". Lui li ha costretti a dileguarsi in fretta. E ti rimane sempre vicino per ricordarti che Lui ha un’idea molto alta della tua dignità di figlio. Ti ha fatto poco meno degli angeli... E quando non riesci a convincerti di questo pensiero di Dio, Lui manda i suoi angeli a custodirti in tutti i tuoi movimenti.
Siamo contenti delle promesse di Dio? E allora, che senso ha per noi andare avanti con lo sguardo sempre rovesciato al passato?».
Le confessioni con il sorriso sulle labbra, e non appesantite da indagini da "servizi segreti", mi offrirono la testimonianza che quelle parole avevano aperto il nocciolo del sacramento della riconciliazione.
Quella chiesa non è dedicata ai Santi Angeli, ma mi ha lasciato con il messaggio che il serafino e il cherubino potevano essere in perfetto accordo e creare un equilibrio proprio nella differente direzione del volo.
P. Luciano Lazzeri