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DAL CAMEROUN, P. MARCO PAGANI

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Si può sperare!

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Yaoundé, 11 settembre 2006

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La piccola Silvana in braccio a P. Marco!

P. Marco, Dudu e "petit Jean"...

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Oggi è il compleanno di una carissima amica che ho visto nascere. Suo padre, qualche anno fa, mi raccontava che la figlia era dispiaciuta del fatto che il suo compleanno sarebbe stato per sempre associato al più famoso 11 settembre delle Torri Gemelle.
Certo si è detto che da allora il mondo non sia più quello di prima. C’è del vero, evidentemente. O meglio, forse ci si è solo accorti di un fenomeno che prima era nascosto.
Da allora grandi analisi, politiche, economiche, religiose. Soluzioni, poche. Mi impressiona ascoltare tutte le notizie di attentati, bombe, morti. Non ci si abitua mai, grazie a Dio.
Qui da noi, per il momento, tutto tace. Calma. Non so se apparente o reale.
Ora la gente è preoccupata dall’inizio della scuola.
I genitori, spesso solo la mamma, sono impegnati a trovare i soldi per mandare a scuola i figli, dai più grandi ai più piccoli.
Da mesi quelli saggi risparmiano per questo momento dell’anno, un poco complicato dal punto di vista finanziario. Gli altri, quelli che si svegliano ora, si affannano, e magari i loro figli avranno i soldi per l’iscrizione solo ad ottobre-novembre… Oppure mai, se il padre ha preso una seconda donna, come quello di una ragazza che ha fatto la maturità quest’anno e voleva fare il concorso per entrare alla facoltà di medicina. Ci conosciamo bene, è una "capa" dei chierichetti, è stata anche mia allieva a scuola, in quarta superiore.
Suo padre questo scherzetto glielo aveva già fatto un’altra volta. In seconda superiore, ne aveva un’altra. Come penso saprete, "l’altra" costa molto di più della moglie, eh!, bisogna tenersela stretta.
Così in quell’anno Francine (la chiameremo così) non era andata a scuola. Anche in questo agosto, i soldi per presentare il dossier per il concorso non c’erano. Il padre se li era mangiati con l’altra. I figli possono aspettare…, il concorso ci sarà anche il prossimo anno, vi pare? Evidentemente l’ho aiutata (con i vostri soldi!): speriamo lo passi…, e possa fare ciò che desidera e che le piace: il medico!
C’è anche chi a scuola non è andato lo scorso anno per seguire il proprio nipotino ammalato. Lei si chiama Dudu, e ha 17 anni: lui Jean, anni 4, familiarmente chiamato "petit Jean" (il piccolo Giovanni).
Sono tutti e due orfani. E il piccolo è ammalato seriamente: ha l’Aids, come i suoi genitori, che ne sono morti. Così la piccola zia di 17 anni, che sa cosa vuol dire non avere più né padre né madre, lo ha preso con sé, vive da sua sorella con il piccolo. Ci siamo conosciuti in luglio, all’ospedale. Era un mese che lei ci abitava con il piccolo Giovanni. Abitava letteralmente. Lui pesava 7 chili: uno scricciolo d’uomo. Non aveva nemmeno più la forza di piangere, non aveva lacrime. Sempre sdraiato a letto, di prenderlo in braccio nemmeno a parlarne. Aveva male dappertutto e poi, 7 chili, hai paura che ti si rompa in mano.
Andavo spesso a trovarli. La ragazzina non l’ho mai sentita lamentarsi, imprecare: una cura, un’attenzione per il piccolo davvero bella. Alla fine di luglio li hanno dimessi, dopo la diagnosi definitiva. Le medicine per Giovanni fanno effetto. Ora cammina un pochino, anche se è sempre uno scricciolo.
Un giorno lei viene a trovarmi: "Senti, P. Marco, io vorrei andare a scuola il prossimo anno. Ma chi si occupa di Giovanni? Mia sorella deve andare a lavorare, altrimenti che si mangia? Ci vorrebbe qualcuno che me lo potesse guardare almeno fine alla fine della scuola…".
Eh! Certo. Stiamo cercando qualcuno che possa fare da baby sitter del piccolo, pagando qualcosa ovviamente. Qui tutti hanno bisogno di sbarcare il lunario. Il volontariato va bene da noi.
Speriamo di poter aiutare. Anche perché se lo merita. Aveste visto che grande donna questa ragazzina di 17 anni con il suo nipotino all’ospedale. Sono quelle cose che ti fanno tirare il fiato, che ti fanno dire: sì, di gente così abbiamo bisogno. Si può sperare.
Ricordate la ragazza di cui vi ho parlato lo scorso anno, che era stata violentata ed aspettava un bimbo?
Ha portato a termine la gravidanza qualche mese fa. Tutto è andato bene, ha deciso di tenere il bambino, che è una femmina, a cui ha deciso di dare il nome della mia mamma, Silvana.
Ho potuto aiutarla durante la gravidanza, per le varie visite e il parto, grazie al vostro aiuto economico, di cui non ringrazierò mai abbastanza.
Vi mando qualche foto di Dudu e di "petit Jean" e di Silvana. Ci aiutino a sperare.
Termino augurandovi un buon inizio di anno lavorativo e scolastico. Un grande abbraccio a tutti voi.
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P. Marco Pagani

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P. S.: Mi scuso per il lungo silenzio, ma i mesi estivi fervono di attività in parrocchia. Arrivo a casa la sera, e non ho proprio voglia di scrivere. Scusate, so che qualcuno si è preoccupato del mio silenzio.
Grazie di questo bene che mi volete. Ciao.