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DAL CAMEROUN, P. MARCO PAGANI

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Dio ci ha fatti liberi e ragionevoli,
per poter dialogare con Lui!

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Yaoundé, inizio novembre 2006.

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Carissimi,
volevo raccontarvi un po’ quello che è successo dall’ultima volta che vi ho scritto.
Innanzitutto la questione che Benedetto XVI ha sollevato parlando del rapporto tra fede e ragione. Già nelle "news" vi avevo annunciato che il viaggio in Germania, e i discorsi lì pronunciati, sarebbero stati da leggere.
Si intuiva infatti che non c’era nulla di formale in quelle parole, e che esse domandavano una seria presa di posizione da parte degli ascoltatori.
Ora che è passato un po’ di tempo, e sembrano scemate prese di posizione emotivamente polemiche, credo ci si possa fermare a riflettere sulla questione del rapporto così ben delineato da Benedetto XVI tra fede e ragione.
Innanzitutto vi dico che qui i musulmani non hanno detto nulla, almeno pubblicamente.
Il clima non si è surriscaldato e non ci sono state grosse polemiche (e a mia conoscenza nemmeno piccole).
A metà ottobre abbiamo avuto in parrocchia un ritiro con i giovani, ed ho proposto di lavorare su questo tema.
Intanto mi ha sorpreso il numero dei ragazzi che hanno partecipato: quasi novanta persone!
Poi l’urgenza di affrontare un tema simile!
Io ho scoperto, nel dialogo con loro, ancora una volta, che in fondo in fondo Dio è concepito come qualcuno che può comportarsi in modo arbitrario.
Qui da noi, in Africa, in Cameroun, a Yaoundé, l’universo in cui si vive è in fondo ancora dominato dalla magia. Tutto è magico: avere i soldi è magico, e non il frutto di un certo impegno: che le cose della vita vadano in un certo senso è sempre frutto della fortuna, la "chance" come si dice qui. Bisogna sempre proteggersi e Dio serve a questo, ma non si è mai nemmeno sicuri che lo faccia.
Mi ha sempre colpito molto questo atteggiamento davanti alla vita, frutto certamente di condizioni oggettivamente difficoltose, perché la realtà è dura per tantissima gente.
Ma è chiaro per me che la situazione economica o politica non spiega tutto. La questione culturale mi sembra fondamentale, vale a dire che è la concezione della vita che determina un certo modo di fare politica o economia, e non il contrario.
Come vi ho già raccontato altre volte, poche sono le certezze della vita su cui si possa costruire.
A queste latitudini si dice che anche tuo padre può farti del male, così come tua madre. È chiaro che è possibile, come in tante altre parti del mondo. Avrete saputo di quella madre, in Francia, che ha ucciso i suoi tre bambini e poi li ha congelati nel congelatore di casa. Fa parte della nostra povera umanità che cose simili accadono.
Ma occorre notare la grande differenza culturale. Qui è "possibile" una cosa del genere, fa parte delle possibilità date.
Io non ho mai pensato nemmeno un istante che mio padre potesse farmi fuori e mia madre avvelenarmi. Non faceva parte delle "possibilità" nella cultura in cui sono cresciuto.
Per questo tornando a casa da scuola non ho mai pensato di far analizzare il famoso risotto per vedere se c’era del veleno. La differenza sta tutta qui. Non nel fatto che certe cose succedano o meno.
Capite quindi come sia difficile costruire qualcosa nella vita, se non si hanno nemmeno delle certezze così "familiari".
Parlando con i ragazzi della parrocchia, quando ci troviamo il primo lunedì del mese per la catechesi, mi sono reso conto, piano piano, che con Dio è la stessa cosa.
Cioè: Dio è arbitrario perché essendo Dio può fare quello che vuole. Per questo è stato illuminante il richiamo del Papa al fatto che Dio è legato alla ragione, perché vuole farsi comprendere da noi, per poter essere amato: se non ci fosse possibilità di "capirsi", tutto sarebbe inutile.
Io ho capito almeno in questo modo l’importanza del suo discorso per la nostra realtà.
Immaginatevi il non potervi nemmeno fidare di Dio perché non sapete in fondo, cosa vuole per voi, perché potendo tutto, può volere tutto.
E invece non è vero: vuole solo il nostro bene.
È impressionante che si possa dire il Padre Nostro, e che quando si dice "sia fatta la tua volontà" si possa tremare di paura, "perché non si sa mai"… cosa questa volontà ci riserva.
D’altra parte è chiaro che, per noi qui, l’analogia con il padre naturale, non si può sempre fare e non sempre in modo favorevole…
Allora, attraverso il discorso del Papa e il catechismo, abbiamo discusso giustamente sulla non arbitrarietà di Dio nei nostri confronti.
È, mi sembra, un aspetto del Suo amore per noi.
Non è scontato questo punto di certezza per i nostri cristiani, nemmeno per quelli che vivono in modo non formale la fede. Tutti in fondo pensano che nessun rapporto esista tra la fede e la ragione, e così la vita è divisa, proliferano gruppi vari di preghiera, di studi "pseudo-biblici", tutti citano la bibbia ma non serve assolutamente a nulla.
Sempre più "fideismo", sempre meno fede… e ragionevolezza nel credere. Così tanti scivolano dalla Chiesa cattolica alle sette, vivendo già in modo "settario" nella Chiesa cattolica.
È un lavoro urgente, credo, in modo particolare per la Chiesa africana, riprendere bene i termini della questione.
Non mi sembra purtroppo che i Vescovi l’abbiamo in mente come questione. Tutti si sono soffermati sulla questione del dialogo con i musulmani, che a me sembra invece molto marginale e "giornalistica".
Quello che è grave è che molti cristiani vorrebbero avere a che fare con una cosa standardizzata: una volta che si applicano delle regole, il più è fatto. Basta sottomettersi. La libertà fa paura.
Io credo che invece la grande sfida sia quella della libertà e della ragione, non della sottomissione, foss’anche a Dio. Lui ci ha fatti liberi e ragionevoli, per poter dialogare con Lui, e conoscerlo e amarlo. Perché dovremmo buttar via ciò che Lui ha fatto?
Ho iniziato ad insegnare da circa un mese. Quest’anno mi sono state affidate anche delle classi di fine ciclo, le quarte e quinte nostre. Il primo impatto è stato interessante. Vi racconterò più diffusamente un’altra volta.
Il bambino di cui vi ho parlato la volta scorsa, Jean, sta meglio. La "triterapia" funziona, ha preso peso, cammina da solo e mi dicono pesti i suoi vicini di gioco… Credo si stia riprendendo bene… La ragazzina che lo segue frequenta la scuola, la baby sitter va a casa loro tutti i giorni, anche se c’è ancora qualche piccolo problema da risolvere (non mancano mai i problemi).
Io ho il ginocchio destro che mi fa tribolare. Di più non posso dirvi, perché non so ancora di cosa si tratta. Sto seguendo le indicazioni di un bravo medico camerunese, ortopedico. Per ora mi ha siringato del liquido sinoviale che mi dava molto fastidio, e mi ha prescritto degli esami del sangue e la tac. Farò il tutto nei prossimi giorni.
Per il resto bene.
Le piogge continuano alla grande, con interruzioni varie di energia elettrica, di internet, dei telefoni. E un fango terribile e scivoloso come il sapone, dappertutto. Ci si inzacchera tantissimo, soprattutto per chi come me si sposta in moto…
Grazie delle notizie che mi mandate via e-mail. Perdonate se non rispondo subito, ma siamo rimasti solo in due in parrocchia e quindi il tempo si riduce sempre di più.
Abbiate pazienza con me. Anche se non scrivo spesso, vi porto tutti nel cuore, in modo particolare i vostri figli.
Ciao a tutti!
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P. Marco Pagani