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DAL CAMEROUN, P. MARCO PAGANI

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"Il nostro cuore domanda di esistere,
per qualcuno..."

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P. Marco e i suoi piccoli amici del Cameroun!

Foto di gruppo: Jean, con la maglietta rosa, e i suoi amici di cortile!

Dal Cameroun: sguardi di speranza...

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Yaoundé, S. Natale 2007

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Quello che mi colpisce sempre, di nuovo, è la sensazione che qui le cose durino poco, evaporino con il calore e l'umidità della foresta equatoriale.
Eppure dovrei esserci abituato: la prima volta che arrivai qui era il 1992.
Ma non c'è niente da fare. Non riesco proprio ad abituarmi a questo "evaporare" della realtà.
È una sensazione strana: ti giri un attimo e le cose, le situazioni, le persone, non solo sono cambiate, com'è ovvio che sia, ma proprio non ci sono più.
Chi è partito per il villaggio, per farsi curare "all'indigena", e non torna più. Chi parte e non sai nemmeno dove sia andato a finire. Chi non vedi più; chiedi agli amici, e nemmeno loro sanno dirti...
Cosi la vera fatica qui, almeno la mia vera fatica, non è tanto quella di abituarsi al clima, al cibo o ad altro, ma a questo svanire della realtà sotto gli occhi. Si fa fatica a costruire, ed a costruire in modo duraturo, stabile.
Se poi tenete presente che tutto quello che noi facciamo, è in massima parte legato alla costruzione dei rapporti tra le persone, con le persone, allora potete immaginare quante volte un sentimento di quasi frustrazione possa invadere il nostro lavoro.
Eppure non c'è un'altra via, perché senza un minimo di stabilità noi uomini non possiamo vivere, ci disperdiamo, non siamo tranquilli.
Occorre avere qualche certezza, ma qui ce ne sono poche, nemmeno quelle più ovvie lo sono, come che tuo padre o tua madre ti vogliano bene.
Ma il cuore chiede. Mi impressiona sempre tantissimo questa cosa, che ho riscoperto anche per me.
Io non posso arrendermi all'apparenza che la realtà sia un sogno, come diceva Montale nella sua bellissima poesia. E non è una scelta, perché le cose, le persone sono.
Mi sono accorto che tutto chiede di essere. Anche le persone: basta guardarle, che qualcuno le guardi, e domandano di essere. Impressionante.
Il nostro cuore domanda di esistere, per qualcuno, che qualcuno ci stimi, ci voglia bene. Solo allora viviamo anche noi, esistiamo, e non "evaporiamo".
Del resto, io che cosa ho in più di tanta gente qui? Una cosa sola: ad un certo punto della mia vita, ho incontrato delle facce che mi hanno fatto vedere che c'era Uno che mi amava.
Di questo io ho bisogno ancora oggi: per questo sento la gente di qui come miei fratelli. Non un discorso quindi, o una mia particolare predisposizione, ma dei volti precisi.
Non ho mai atteso tanto il Natale come quest'anno! Bisognoso.
A tutti voi, che siete parte di quel Volto misterioso eppur conosciuto, auguro di cuore un Santo Natale. In particolare ai vostri figli.
Un grande abbraccio a tutti!

P. Marco Pagani

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P. S. : Approfitto per aggiornarvi sui nostri amici malati…
Il piccolo Jean, il ragazzino di 5 anni sieropositivo, sta bene. Continua la "triterapia" e va alla scuola materna. Ora sorride e dice anche qualche parola. Vi invio una foto sua. È quello con la maglietta rosa. Gli altri sono i suoi amici di cortile.
La nostra amica Evelyne (ora la cosa è pubblica anche qui, così posso dirvi il suo vero nome...) ha subìto una mastectomia totale del seno destro. Ora deve fare sia la radioterapia che la chemio. È una donna forte, cosciente del male che ha ed anche di che cosa la aspetta nei prossimi mesi, ma con una grande fiducia in Dio. Chiede e spera. E anche noi. Un'amica mi ha fatto avere dei soldi per le terapie. Se avessi bisogno per lei, chiederò anche a voi.... Ciao!