lettera precedente

DAL CAMEROUN, P. MARCO PAGANI

lettera seguente

.

Educare: oltre la violenza...

.

Yaoundé, 24 Marzo 2008

Lunedi dell’Angelo

.
Questo ultimo mese, a cavallo tra febbraio e marzo, abbiamo vissuto dei momenti di tensione nel paese, come avrete potuto seguire sul "sito internet" (www.padremarco.com).
Lunedì 25 febbraio era stato proclamato uno sciopero dei taxisti per protestare contro l’aumento del prezzo della benzina. E difatti lunedì mattina nessun taxi era in strada e la gente si recava al lavoro a piedi o con gli autobus. Una giornata calma, in cui si circolava senza problema. Le pompe di benzina erano aperte e ci si poteva rifornire di carburante. Chi aveva l’auto accompagnava i figli a scuola.
Martedì mattina ci apprestiamo a celebrare la S. Messa quando sentiamo, verso le 7, una decina di colpi d’arma da fuoco provenire non lontano da casa nostra. Ci guardiamo in faccia e pensiamo: "Ci siamo!".
Erano mesi infatti che "covava" sotto una calma apparente un clima di nervosismo generale, di insoddisfazione diffusa, di malessere.
I prezzi, e non solo della benzina, continuavano ad aumentare. I soldi dei salari a restare stabili se non a diminuire, per chi ha già la fortuna di avere un lavoro.
In più c’era in ballo la questione della riforma della "Costituzione", voluta dall’"entourage" del Presidente che, in poche parole, vorrebbe farsi rieleggere a vita. Questa proposta aveva provocato delle reazioni diverse. Chi a sfavore, chi violentemente contro. Occorre forse ricordare che l’attuale Presidente Paul Biya è al potere "ininterrottamente" dal 1982...
Comunque nella mattina di martedì 26 febbraio, dopo i colpi di pistola, esco per delle cose che dovevo sbrigare, ma recandomi in centro, vengo bloccato dalla gente che mi dice che ci sono scontri tra forze di polizia e gente che ha bloccato alcune strade e bruciato delle "boutiques" che avevano aperto. Difatti, guardandomi attorno, mi rendo conto che i negozi hanno abbassato le saracinesche. Rimango un po’ a parlare con un gruppetto di ragazzi di strada, che conosciamo da anni, che mi confermano gli incidenti. Vedo arrivare un gruppo di gendarmi armati di tutto punto su un "caterpillar": vanno a sgomberare le "barricate" erette dai dimostranti. Al loro passaggio la gente li fischia e urla...
Torno a casa e scopro che ad un incrocio vicino a casa nostra impediscono alla gente che ha l’auto di proseguire per andare a prendere i figli a scuola. Si vede che il clima si sta rapidamente deteriorando. Il giorno prima tutti potevano tranquillamente circolare, oggi le auto che osano sfondare i posti di blocco dei manifestanti sono fatte oggetto di una "sassaiola" fitta. E alcune auto hanno il "parabrezza" rotto. Stiamo in casa nel pomeriggio attendendo notizie. Intanto la nostra "Ambasciata" emette un comunicato in cui consiglia di non uscire. La situazione è molto peggiore a Douala, la città portuale del Camerun, dove gli scontri in questo martedì hanno già assunto un carattere molto violento.
Mercoledì la situazione precipita. "Barricate" ovunque, "pneumatici" incendiati, fumo che si leva da diverse parti della città. Anche vicino a casa nostra, all’incrocio di cui dicevo prima, i manifestanti stanno bruciando di tutto e aspettano con aria di sfida l’arrivo della polizia.
Essendo il mio quartiere, in cui sono conosciuto, mi reco a piedi per capire che aria tira, e parlo con qualcuno di questi giovani, che gridano al cambiamento, ma senza sapere di cosa si tratti realmente. Non hanno nessuna coscienza politica. C’è solo voglia di cambiare, di "scassare", di manifestare. D’altra parte hanno tra i 18 e i 25 anni, senza un lavoro, senza un futuro, senza una prospettiva per l’avvenire se non quella di arrangiarsi come possono per "sbarcare il lunario". Non hanno nulla da perdere.
Devo andare in città a fare delle cose. Prendo la moto e filo via. In centro la situazione è tranquilla. Forze dell’ordine ovunque, ma nei quartieri periferici come il nostro, c’è disordine.
Giungono le notizie dei primi morti. Vicino a casa nostra, un ragazzino di 14 anni, del Centrafrica, è ucciso da una poliziotta. Lui era lì a guardare cosa succedeva, e niente di più.
Qui la polizia, non assolutamente addestrata per il mantenimento dell’ordine pubblico, spara. Per paura. Spara facilmente.
Nel primo pomeriggio di questo mercoledì 27 febbraio vado a piedi in parrocchia. Nelle nostre sale parrocchiali ci sono normalmente dei giovani universitari e liceali a studiare. Mi voglio assicurare che tutto fili liscio.
Davanti alla parrocchia c’è un incrocio con i soliti curiosi che guardano cosa accade. Arriva la polizia di un reparto speciale a bordo di una "camionetta". È il "fuggi fuggi" generale. Un gruppo di giovani scappa verso la parrocchia, inseguito dai poliziotti. Quest’ultimi entrano nelle sale e iniziano a tirar fuori la gente a "manganellate", dicendo che erano tra quelli che bruciavano e rompevano tutto. Entro anch’io ed inizio a tirarli fuori uno a uno, dicendo di conoscerli.
Alcuni però non riesco a toglierli dalle mani della polizia. Vengono fatti sedere e picchiati con il "manganello" sulle piante dei piedi. Se uno grida, si ricomincia daccapo. C’è anche un ragazzino che avrà undici anni. Vado dal capo della "pattuglia" e me lo faccio consegnare. Sto lì a guardare mentre li picchiano. Spero che la mia presenza dia loro fastidio: un prete e pure bianco che guarda... "Meglio non picchiare troppo!", spero che pensino.
Qualcuno fanno per arrestarlo, ma poi lo fanno scendere dalla "camionetta". Tutto si è risolto con qualche giovane che torna a casa zoppicando vistosamente. Si saprà dopo che, per gli arrestati, ci sono processi per "direttissima", con due anni di prigione garantiti per tutti...
A Douala la situazione è molto peggiore della nostra, ed anche in altre città del paese sono segnalati disordini consistenti, con molti morti.
Qui a Yaoundé i manifestanti hanno eretto "barricate" e bruciato "pneumatici" e cassonetti dei rifiuti a duecento metri dal Palazzo Presidenziale. E difatti la sera il Presidente va in televisione e senza mezzi termini dice agli "apprendisti stregoni" (li chiama proprio così) della rivolta che li schiaccerà tutti. Nessuno spazio al dialogo. Solo repressione.
Giovedì mattina, come per incanto, dopo il discorso del Presidente, la città trova una calma strana. C’è silenzio, qui dove normalmente la musica suona ventiquattrore al giorno. Si gira bene. Niente traffico, nemmeno della gente a piedi. Vado a far compere, che non si sa mai come la cosa continuerà. I supermercati, e i negozi aperti, sono sorvegliati dall’esercito. Sono arrivati dal Nord del paese e dalla frontiera con il Centrafrica dei reparti speciali "antiguerriglia".
La città è "presidiata". Nessuno si muove più. Venerdì il traffico torna quasi normale e sabato è come se non ci fosse stato nulla. Gli unici segni sono i luoghi dove si è bruciato. Il manto stradale, già precario, è rovinato. E l’esercito "presidia" le strade.
Sono rimasto molto colpito da questi avvenimenti, perché sono scoppiati improvvisi, come i temporali di qui. Durano poco, ma sono violenti. Se ti trovi in mezzo, ti bagni tutto. Poi spunta il sole e sembra che non abbia mai piovuto... così sono stati questi giorni!
Un centinaio di morti. Qualcuno di voi mi ha detto: "Ma qui nessuno ne ha parlato!". Credo che 100 morti siano giudicati poca cosa dai nostri mezzi di informazione... Il papà del ragazzino ucciso è venuto da noi a chiedere un aiuto per comperare le assi per la bara... Bisogna dirlo a lui che i morti "pesano" se sono più di qualche centinaio...
Ora la situazione è tranquilla, ma probabilmente, anzi sicuramente, i problemi restano tutti.
Dopo gli incidenti, il Presidente ha promesso un aumento dei salari dei funzionari del 15% e un abbassamento dei prezzi di alcuni generi. Questo sembra aver calmato la gente. Ma c’è ancora la spinosa questione della riforma della "Costituzione". Per ora non se ne parla più, anche perché chi è al potere non è "scemo", e non vuole "riattizzare" il fuoco appena spento.
L’altra cosa che mi ha colpito è che in una situazione quale quella che abbiamo vissuto, che pur era ancora lontana da una possibile "guerra civile", i danni sono subito evidenti. Un piccolo esempio. Una mamma aveva il bambino ammalato. Doveva recarsi in ospedale in quei giorni e non ha potuto fisicamente recarvisi. Meno male che la malattia del bambino non era grave, altrimenti... Anche la nostra amica Evelyne, che sta facendo la chemioterapia, ha avuto parecchie difficoltà in quei giorni per recarsi in ospedale... Mi immagino i disastri che avrebbe creato una situazione più difficile di quella che abbiamo vissuto. Pensavo a Ndjamena, la capitale del vicino Ciad, per la guerra che ha vissuto nelle sue strade circa un mese fa... e a tutti gli altri posti, come il Tibet, il Darfour, la Somalia, dove non c’è pace. Ne ha parlato anche il Papa nel suo "Messaggio di Pasqua".
Mentre succedevano i disordini pensavo al nostro compito, a quello della Chiesa, di educare il popolo. Quello della educazione è davvero il compito più importante… perché la violenza non costruisce nulla, e non c’è d’altra parte pace senza giustizia. È un lavoro lungo e lento, perché si rivolge all’uomo, che è libero (che mistero la nostra libertà...!) e che quindi può non ascoltare... ma non c’è un’altra strada che questa!
Come ha detto il Papa ieri: "Che nessuno chiuda il cuore all'onnipotenza di questo amore che redime! Gesù Cristo è morto e risorto per tutti: Egli è la nostra speranza! Speranza vera per ogni essere umano... Quante volte le relazioni tra persona e persona, tra gruppo e gruppo, tra popolo e popolo, invece che dall'amore, sono segnate dall'egoismo, dall'ingiustizia, dall'odio, dalla violenza! Sono le piaghe dell'umanità, aperte e doloranti in ogni angolo del pianeta, anche se spesso ignorate e talvolta volutamente nascoste; piaghe che straziano anime e corpi di innumerevoli nostri fratelli e sorelle. Esse attendono di essere lenite e guarite dalle piaghe gloriose del Signore risorto (cfr. 1 Pt 2, 24-25) e dalla solidarietà di quanti, sulle sue orme e in suo nome, pongono gesti d'amore, si impegnano fattivamente per la giustizia e spargono intorno a sé segni luminosi di speranza nei luoghi insanguinati dai conflitti e dovunque la dignità della persona umana continua ad essere vilipesa e conculcata. L’auspicio è che proprio là si moltiplichino le testimonianze di mitezza e di perdono!".
Amici carissimi, approfitto per farvi giungere anche i miei auguri di Pasqua, pieni della gioia di fatti e avvenimenti che mi testimoniano che Gesù è veramente risorto. Penso a due fatti che mi hanno particolarmente colpito: il Battesimo di Magdi Cristiano Allam, vice direttore del "Corriere della Sera", che rischia la vita per questo; e l’inizio del processo di beatificazione della Suora di Como, uccisa dalle ragazzine che appartenevano ad una "setta satanica". Le ragazze hanno testimoniato che mentre loro la uccidevano, lei in ginocchio pregava per loro e le perdonava.
Gesù Cristo è davvero risorto dai morti, Alleluia!
.

P. Marco Pagani