ESERCIZI DI SCRITTURA    PANE E VINO...    STRADA NEL DESERTO

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Casa San Giuseppe, Primavera 2001

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E’ andata così, che Padre Rizzieri ad un certo punto, presentando il pane e il vino, ha fatto un gesto così evidente verso il basso, verso di noi che stavamo più giù, per invitarci a mangiare e a bere, che avrei voluto, proprio in quell’attimo, esclamare ad alta voce: “Ho capito!”

Ho capito in quale grande banchetto, tu, Elena e gli altri, stavate trasformando la fatica e la sofferenza!…

Mi sono apparsi i vostri sorrisi nonostante tutto, le vostre risate nonostante tutto, i vostri gesti leggeri e decisi nonostante tutto, che sanno trasformare tutto in pane e vino!

Così come quando guardi una farfalla posata su un fiore proprio di fronte a te: vedi solo una linea scura e ferma… Ma basta un leggero movimento o un soffio delicato di vento e quella si alza… e inizia a battere le ali… e a volare…E tu ne vedi i colori danzare e quasi non ne comprendi la forma…idea di colore…gioia di colore…

Ecco è stato così!

Grazie per i vostri movimenti leggeri. Grazie per il vento delicato... I miei occhi pesanti hanno bevuto il colore e hanno assorbito la voglia di essere gioiosi per quel pane e quel vino! 

Fatica e sofferenza che trovi ovunque, che scavano un po’ il cuore quando in particolare arrivano da chi ci è più vicino . Quale leggerezza dell’anima occorre, quale grazia ci vuole per vederci cibo di vita? Ma la mamma  ha detto nei suoi interminabili racconti che Dio sa cosa ci vuole, che Lui dà!

Un quadro perfetto.

Sono ritornata a casa col cuore pieno. Non sono cambiate le mie difficoltà ma la voglia di leggerezza del cuore mi salva continuamente e buoni punti di riferimento ce li ho per apprestarmi a gioiosi banchetti…Pane e vino quando e quanto vorrò!

Grazie. Grazie alla mamma per sempre unica; grazie ad Achille, suono di flauto in tutta la casa; grazie ad Elena, vento di gioia; grazie a P. Tarcisio felicità verde; grazie a frate Teobaldo per l’attenzione della sua frase; grazie al Padre serio (non mi ricordo il nome) che avrebbe una gran voglia di sorridere sempre; grazie a P. Rizzieri i cui modi un po’ rozzi hanno lasciato passare il messaggio; grazie a P. Gheddo che ha conservato la semplicità nel sorriso; grazie a Manuela, visitatrice dal sorriso accogliente; grazie a quell’uomo con la barba nera, il cui sorriso abbatte i muri; grazie alla donna delle pulizie, che cambia le lenzuola senza aspettare le scadenze; grazie alla tavola, apparecchiata di dubbi e di fame di luce; grazie alla chiesa con il canto di Asha e di Achille e di mamma; grazie agli alberi di limone, di arancio e di pompelmo per il profumo-conforto; grazie alle strette scale da salire e scendere tra porte aperte di altre vite; grazie al crocifisso di legno, con una croce da immaginare; grazie alla televisione che non funziona bene; grazie alla saletta del caffè piena di luce e calore, al giardino con l’erba che cresce e al suo coltivatore, al filo per stendere teso e robusto, ai panni della mamma sempre stesi al vento e al sole; grazie al cielo, grazie alla casa, grazie ai cuori che ci abitano e la visitano…

…che si possa dire grazie al mio cuore! Al mio cuore che canta!

Vi voglio bene.

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Maria Rosa