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P. MARIO GHEZZI DALLA CAMBOGIA

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DIO dimora in silenzio nella nostra povertà!

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P. MARIO GHEZZI.

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Phnom Penh, 12 Maggio 2006

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Carissimi,

eccomi a voi con il consueto appuntamento del Tempo di Pasqua. Ormai ho assunto l'abitudine di farmi vivo nel tempo di Natale e nel tempo di Pasqua per mantenere dei contatti regolari che evitino la dispersione della distanza e del silenzio.

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Come al solito mi piace fermarmi a raccontare come sia stata vissuta la Pasqua nella comunità del Bambin Gesù di Phnom Penh; questo è infatti il nome che abbiamo dato alla parrocchia visto che i fedeli sono per la maggioranza bambini e giovani.

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Quest'anno la Pasqua ha coinciso con il "capodanno khmer" che cade il 14 Aprile, è l'occasione in cui i cambogiani ritornano al villaggio di origine per festeggiare e ritrovarsi con tutti i parenti dispersi per il paese e all'estero. Ciò ha significato, per la nostra parrocchia, un esodo massiccio verso le province per cui, per la prima volta abbiamo celebrato una Pasqua silenziosa, poiché solo pochi erano rimasti in città. Una Pasqua silenziosa dunque, con un solo battesimo di un neonato. Una Pasqua sottotono, potrebbe dire qualcuno, visto che la chiesetta era semivuota, i canti sembravano non avere forza e una nota di eccessiva tranquillità avvolgeva tutto. Mi è venuto spontaneo fare il confronto con gli anni scorsi, in cui la gioia di vedere nuovi cristiani ricevere il battesimo, segnava fortemente anche la mia personale gioia pasquale: alcuni volti vengono uniti indissolubilmente a Cristo Salvatore, e questo avviene anche grazie alla presenza del sacerdote, grazie al suo stesso amore per il Risorto. In fondo cosa è il battesimo se non una passione, un amore che si trasmette perché troppo convolgente per essere tenuto dentro le pareti troppo strette del cuore di ognuno di noi? E così, misteriosamente, il nome di Cristo prende volto in alcune persone piuttosto che in altre, e queste diventano il Suo volto che, sempre di più, vuole diventare il VOLTO di tutti gli uomini.

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Eppure, a volte, anche questa gioia ci sembra negata, tutto è avvolto dal silenzio, i segni che attendevamo vengono a mancare e noi restiamo storditi a guardarci intorno: Dio dove sei, cosa pensi, perché taci? É una domanda che ci tormenta questa: DIO DOVE SEI? Perché questo Dio sembra giocare a nascondino con noi che siamo cosi deboli dinnanzi alla Sua grandezza? Ci piacerebbe alzarci la mattina e sapere che durante la giornata almeno un piccolo segno toccherà il nostro cuore e ci farà sentire Dio vicino quel tanto che ne abbiamo bisogno. Basterebbe poco, una parola, un gesto, uno sguardo, una preghiera fatta meglio del solito. Ma il più delle volte Dio tace, o per lo meno non si rende percepibile ai sensi del nostro animo. Credo che questa sia la domanda che abbia tormentato, e tormenti, non solo generazioni di cristiani, ma anche di santi. Eppure queste persone sono diventate sante nonostante i silenzi di Dio. Non so quale sia il loro segreto, ma il silenzio conserva un fascino dovuto alla desolazione che provoca, perché dentro quella desolazione e quello smarrimento Dio è presente con un silenzio di profondo rispetto e amore. Dio pareva lontano anche a Gesù quando sulla croce gridava: Dio mio perché mi hai abbandonato? Eppure Dio c'era, era lì dentro quella desolazione che era anche la sua.

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Quante volte l'aridità delle nostre giornate vorrebbe rovinare la bellezza della fede e ridurne la forza; quante volte saremmo tentati di credere che il nostro peccato è troppo grande per poter ritrovare la strada che porta a Dio. Eppure Dio decide di dimorare proprio dentro queste povertà, questi peccati e queste desolazioni. E dimora in silenzio come ha dimorato nel silenzio di Suo Figlio in croce. Che notte terribile che è la notte del Venerdì Santo, che silenzio pesante che avvolge il mondo in quella giornata! Ma dopo quel silenzio così pesante la leggerezza della vita Nuova di Cristo si fa sentire e fa tutto nuovo. Gesù che, sotto il peso della croce, col volto sfigurato dalle torture, dice alla madre: "Ecco, io faccio nuove tutte le cose!" è l'immagine della speranza cristiana che sa sempre attendere la luce quando è nel buio, la gioia quando è nella desolazione, la pace quando è nella tribolazione sapendo che questi luoghi sono i luoghi privilegiati di Dio, quello è il luogo del suo STARE con gli uomini, così follemente amati nelle loro desolazioni e nei loro peccati perché da lì Dio vuole tirarci fuori per sempre, ma il per sempre non è di questa vita. Ora è solo il tempo dell'attesa!

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Che questo tempo di Pasqua ci insegni ad attendere la Gioia quando siamo nel tempo della desolazione.

Auguri a tutti!

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P. Mario Ghezzi