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Dentro questa fragilità si gioca la nostra fede! |
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Phnom Penh, 4 Febbraio 2007 |
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| Carissimi, | ||
| quest'anno vi raggiungo in netto ritardo rispetto agli anni scorsi, ma gli eventi di questo inizio anno mi hanno letteralmente travolto senza lasciarmi il tempo di pensare e di interiorizzare quanto stesse accadendo. | ||
| Potrei fare un elenco di attività svolte e di fatti "da Cambogia" che mi hanno coinvolto più o meno direttamente, ma mi limito a dire due parole su ciò che ha segnato di più questo inizio anno: la morte. | ||
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| Mercoledì 24 Gennaio passo la giornata a cercare uno studente di 20 anni, Somat, che è scappato dall'ostello della parrocchia Domenica pomeriggio. Perdo la mattinata tra polizia, municipio e scuola per denunciarne la scomparsa e per cercare informazioni tra i suoi compagni. Somat è orfano, ha un fratello maggiore che gestisce un bordello in città e una sorellina che fa la prima media; in passato vivevano sulla discarica dei rifiuti di Phnom Penh. Prima di approdare in parrocchia era stato cacciato dalla scuola per abuso di droghe, poi a Settembre è stato riammesso e la parrocchia ha deciso di dargli ospitalità. Faccia allegra, sempre pronto a fare i servizi di comunità, è sempre il primo della classe. Ha capacità e intelligenza da vendere, ma gli mancano affetto e punti di riferimento solidi. Così, di tanto in tanto, si trova sbandato per un nonnnulla. | ||
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| A scuola alcuni amici ci dicono che lo possiamo trovare la sera tra le 18.00 e le 20.00 davanti al palazzo reale. Partiamo in 4, ci dividiamo e setacciamo la zona, dopo 2 ore lo troviamo per caso, uno di noi lo chiama e lui corre subito. Gli dicono: il padre è qui, ti vuole incontrare. Arriva subito a testa bassa, non mi guarda negli occhi. Somat ciao, come stai? Dove sei stato tutti questi giorni? Perché non ci hai detto nulla? | ||
| Temevamo che avessi avuto un incidente! Che fai, Somat? Sei libero di tornare a casa oppure di stare coi tuoi amici; come vuoi tu! Decide di tornare e di riprendere la scuola dalla mattina successiva. | ||
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| Sono contento davvero di averlo ritrovato e che abbia deciso di ricominciare, ma durerà? E poi, mi dico, se non lo avessimo visto quasi per caso che ne sarebbe stato di lui? E quanti altri fanno una brutta fine perché non hanno nessuno che li va a cercare? È possibile che il bene e il male abbiano un confine tanto labile e sottile? | ||
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| Giovedì 25 Gennaio, la giornata passa liscia segnata dalla contentezza per il ritrovamento di Somat. Alle 23.00 sprofondo nel letto pieno di sonno. Alle 2.30 bussano insistentemente alla porta della mia stanza, mi alzo barcollando, non capisco, vado verso la porta. È Bruno, il rettore del seminario con cui lavoro, che mi dice: ha telefonato Paola, ha detto di chiamarla subito. Oddio, che è successo? Penso subito a Somat! Forse ancora droga, forse è scappato e gli è successo qualcosa! Paola risponde. Mario, Mariano ha avuto un infarto oggi alle 15.00. Come, come sta? Dico confuso. Mario, dice Paola, Mariano è morto. Come? Cosa? Non capisco! Corro verso la stanza di Bruno e gli do la notizia. Il silenzio tra noi due cala, coperto dal buio della notte. Nessuno di noi due riesce a dire una parola sensata. D'un tratto tutto sembra superfluo, inutile, non così importante. E poi, come si farà senza Mariano a guidare la nostra comunità in Cambogia? I pensieri si muovono come un vortice: senza direzione. Mariano non è più, e come si fa noi qui? Perché Signore? Con che diritto ti sei permesso di darcelo e poi di togliercelo cosi? Siamo qui a lavorare per te, sai? Non siamo qui a fare "businnes" o a cercar "morose" facili, siamo qui per te e per la tua chiesa. Che vuoi ora da noi? Non ci sto a questo gioco, è troppo duro e io non ho la forza di starci! | ||
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| Sono passati dieci giorni dalla morte improvvisa di P. Mariano e ancora non riesco a capacitarmi di quanto sia successo, ancora i sentimenti mi bruciano e mi squassano dentro. Sto imparando cosa vuol dire vivere il lutto. Ci vuole pazienza e attesa, una lunga attesa per accettare questa morte, lasciarla diventare parte della mia esistenza, delle mie giornate, del mio essere prete missionario. In fondo, un caro morto ci accompagna ancora di più di uno vivo. Non ho mai pensato tanto a Mariano come in questi dieci giorni e, paradossalmente, non l'ho mai sentito cosi vicino come in questi giorni! | ||
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| Che paradosso continuo che è la vita, bene e male, vita e morte, vicinanza e lontananza sono separati solo da un soffio, un istante, un grido, uno sguardo. Tutto si gioca in pochi istanti, poche parole, pochi gesti. | ||
| Com'è fragile questa esistenza! Ma come è bella questa fragilità! Dentro questa fragilità si gioca tutto, soprattutto la nostra fede, perché la fede rende robusta la nostra fragilità. Chi si pensa solido e forte è solo uno stolto, che non ha il coraggio di guardare ai segni di debolezza che la sua carne e le sue giornate portano con sé continuamente. Solo chi riconosce questa fragilità del vivere può trovare il conforto di una fede, che ti fa sentire vicino padre Mariano che è morto nel tempo di un grido di dolore. La fragilità dice la consistenza dell'uomo e definisce il suo rapporto con l'Altissimo, perché chi si riconosce fragile si sente da Lui custodito e amato. | ||
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| Non è facile, Signore, vivere questo momento, noi amici di Mariano in Cambogia ci sentiamo tutti disorientati, a tratti persi e affaticati, ma questa fragilità, questa debolezza non fanno altro che ributtarci a peso morto tra le Tue braccia. A volte vorremmo sfuggirti per la troppa rabbia e per il troppo dolore ma, alla fine, riconosciamo che non esiste altra possibilità di senso se non Tu. Ma quando ci vedremo faccia a faccia, se mai dovessi esserne giudicato degno, dovrai spiegarmi perché hai voluto crearci tanto fragili, se tanto dolore dobbiamo saper portare nelle nostre giornate. Ti lodo, Signore, perché mi hai fatto come un prodigio, recita il salmo 8, ma è un prodigio troppo delicato. È come un calice di cristallo che può andare in frantumi in un istante. Come si fa a maneggiare tanta fragilità? Forse avresti dovuto dotarci di un manuale uso e manutenzione più preciso e pratico, invece le informazioni sono poche e spesso celate dal mistero. È affascinante questa vita Signore, ma dobbiamo anche dirci con onestà che a volte è troppo dura! | ||
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| Un abbraccio a tutti! | ||
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P. Mario Ghezzi |
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| P. S. : P. Mariano Ponzinibbi aveva 56 anni, ed è stato superiore del Pime in Cambogia durante gli ultimi due anni e mezzo, fino al Dicembre 2006. | ||