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Fondata sulla roccia |
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Dopo otto anni in Cambogia, sto imparando a fare il parroco missionario. |
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| Da Gennaio in qua qualcosa non mi lascia tranquillo. È tutto bello qui: la nuova Chiesa del Bambin Gesù nei "sobborghi" di Phnom Penh, la comunità giovane e vivace, si prega e si celebra bene. | ||
| Ma fuori c’è una massa di poveri che non sono abituato ad avvicinare. O meglio, li ho sempre avvicinati attraverso le strutture: l’"Ostello" per gli ammalati e per gli studenti, le attività caritative del "consiglio pastorale", le famiglie povere dei giovani cattolici che conosco. Tutto ok! Ma manca qualcosa, manca l’incontro senza sponda, quell’incontro col povero che ti lascia "disarmato" perché i suoi problemi non sono risolvibili e perché non puoi nemmeno parlargli di Gesù perché è buddhista e non capirebbe. | ||
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| Capisco però che senza l’incontro con questi poveri che vivono a 300 metri dalla parrocchia la Chiesa manca della sua "roccia", o forse ne ha solo metà e rischia di crollare un giorno o l’altro. | ||
| Da solo fatico a trovare il coraggio di andare, è un mondo che ti spiazza. Chiedo alla signora Som On, responsabile della "carità" del "consiglio pastorale", di andare con lei in bicicletta. Troviamo due donne anziane, due "scheletri", ognuna nella sua "casa" fatta di legno e pochi mattoni senza intonaco. Una dorme sfinita su un letto improbabile, mezza nuda. È sola in casa, tutti sono fuori a combattere la loro lotta per un pugno di riso. Anche l’altra è sola, la casa è altrettanto povera e misera. Noto sulla parete una foto del volto di un bel giovane. Chiedo, è il nipote. Si è impiccato tre settimane prima perché non trovava lavoro. Aveva 23 anni, la donna piange lacrime silenziose. Io esco, piango anch’io in silenzio. | ||
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E così tanti altri volti visti nel pomeriggio, volti che imparerò a conoscere
se il Signore mi darà il coraggio. Mi fermo in un’altra casa, una manciata di
nipoti, figli, cugini, mogli, eccetera, come in un pollaio. La
"regina" della casa è seduta con gli occhi tristi e spenti su un
lettino di legno che serve anche da tavola. Non parla. È il figlio maggiore a
parlare. Ha 27 anni, al secondo matrimonio perché il primo è fallito. La loro
casa è sulla sponda del Lago Giapponese. Mi chiede: "Vuoi fare un giro in
barca?". "Ok, andiamo!". È mezzogiorno, il sole a picco e il
Lago non è altro che la fogna a cielo aperto di Phnom Penh su cui queste
famiglie povere coltivano lo spinacio d’acqua, loro unica fonte di reddito. In
barca mi dice: "Io ho sempre vissuto qui, non ho mai lasciato il Lago". "Mai visto Phnom Penh?", chiedo. "No!". Peccato
che con 20 minuti di bicicletta si arriva in centro città. Intanto rifletto e
penso: ma se vado da questi malandati che devo fare? E poi cosa dico loro? E
sarò capace? E loro mi accetteranno? Paure di un Missionario
"borghese"! Mentre scrivo sono agli "esercizi spirituali" del Clero della Cambogia. Il predicatore prende! A un certo punto dice: "Domenica ho partecipato alla Messa in una Chiesa bellissima, vetrate colorate, coro, chierichetti, un sacco di bambini e giovani. È stata un’esperienza bellissima, si respirava la bellezza di Dio. Ma basta questo? E i poveri che stanno fuori come li raggiungiamo?". Parlava della mia parrocchia! |
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| Un lampo, della testa al cuore: la bellezza della liturgia non può prescindere o dimenticare il "fetidume" della "baraccopoli". Liturgia e "baracche" sono le due facce, i due volti dello stesso Cristo: il Cristo Glorioso e il Cristo Sofferente. | ||
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Signore, dammi il coraggio di prendere la bicicletta, e andare anche da solo nei luoghi dove tu stai soffrendo! |
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