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P. MARIO GHEZZI DALLA CAMBOGIA |
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Battambang, 10 Aprile 2002 |
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| Carissimi amici e parenti, | ||
| ci siamo ormai inoltrati nel tempo di Pasqua, tempo in cui la Chiesa celebra instancabilmente la Resurrezione e la Gloria definitiva di Cristo Risorto ed è con questa gioia nel cuore che vi raggiungo con questa lettera. | ||
| Questi mesi sono stati segnati da un intenso studio dello khmer. In questo mi aiuta la situazione di Battambang che non offre svaghi di nessun genere se non qualche invito a cena ogni tanto a casa di amici che lavorano nelle varie ONG presenti. Tutto ciò favorisce la mia scarsa inclinazione allo studio, tant'è che comincio a vedere risultati positivi rispetto allo khmer. Nonostante ciò il cammino è ancora lungo, ancora un anno e mezzo di studio mi divide dall'inizio di un'attività lavorativa precisa, ma prima che ciò abbia inizio avremo modo di vederci di persona in Italia per le mie vacanze. | ||
| Durante il mio viaggiare per villaggi e comunità in questi mesi e soprattutto durante la Quaresima e durante il Triduo pasquale mi domandavo che senso avesse fare chilometri in moto su strade polverose e incredibilmente rotte per incontrare piccole comunità di 20-30, a volte addirittura solo 3 cristiani? Che senso può avere per questi semplici cristiani, per una chiesa che è poco evidente e di cui pochi conoscono il nome, celebrare i sacramenti, la Pasqua, il triduo, vivere i tempi liturgici? La tentazione che si possa farne a meno o che non sia poi così necessario è forte visto i numeri risicati delle presenze nelle comunità. Eppure nella notte di Pasqua ci sono comunità che hanno avuti più di venti battesimi di giovani ventenni. Cosa attira loro, cosa li chiama a diventare seguaci di un Dio crocifisso? | ||
| Una risposta la trovo in uno scritto dello scrittore francese Charles Péguy: | ||
| "Tutto ciò che sta al centro è questo. Il coinvolgimento del temporale nell'eterno e dell'eterno nel temporale. Tolto il coinvolgimento non c'è più niente. Non c'è più un mondo da salvare. Non ci sono più anime da salvare. Non c'è più alcun cristianesimo. [...] Non vi è più il cristianesimo; non vi è più questa storia meravigliosa, unica, straordinaria, inverosimile, eterna temporale eterna, divina umana divina, quel PUNTO DI INTERSEZIONE, quell'incontro meraviglioso, unico, del temporale nell'eterno, e reciprocamente dell'eterno nel temporale, del divino nell'umano e mutualmente dell'umano nel divino. [...] Ecco, amico mio, ecco il cristianesimo." | ||
| Parole stupende quelle di Péguy, che potrebbero restare solo carta stampata se la vita non ci confermasse continuamente la loro meravigliosa, tremenda, insopprimibile verità. Alcuni giorni fa, Iokrú Nisét, il mio insegnante di khmer mi raccontava: | ||
| "Vengo da una famiglia buddista e mi sono sposato con una donna buddista finché non ho incontrato Gesù Cristo nei campi profughi in Thailandia. Là ho incontrato p. Vener (missionario francese del MEP tuttora in Cambogia all'età di 85 anni), il quale mi ha fatto conoscere Gesù. Quel padre mi ha dato una vita nuova. Ora vivo lontano da mia moglie, che è diventata cristiana anche lei, perché devo lavorare in un'altra città e col mio stipendio fatico a mantenere i miei figli, ma sono felice nel cuore perché conosco Gesù." | ||
| Ecco dove il temporale e l'eterno si sono incontrati e non si sono mai più lasciati, in un campo profughi in Thailandia. Quanto è grande il mistero che si nasconde dietro queste storie? Quanto è grande l'amore che l'eterno ha per il temporale, per la sua carne, per la sua storia, per i volti degli uomini? | ||
| L'eterno viaggia sulle strade della Cambogia sulla mia moto o sull'auto di un qualsiasi missionario che non sa quale mistero si celi nell'eucaristia celebrata con tre cristiani e uno stuolo di bambini non ancora battezzati. Ciò che conta è che là si celebra l'eterno che si incontra con il temporale, la Gloria che si incontra con la carne dell'uomo. Tutto è fascino, tutto è grazia perché l'eterno è nel tempo e il tempo è nell'eterno. Chi ci separerà dall'Amore di Cristo? | ||
| A tutti voi lascio l'augurio di cuore che non vi sfugga mai la presenza discreta, misteriosa, reale dell'eterno nella vostra carne, nel volto di vostra moglie, di vostro marito, dei vostri figli. L'eterno è nella carne e la vita è una festa di Gioia. | ||
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Vostro affezionatissimo, |
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P. Mario Ghezzi |
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