MISSIONE AMICIZIA  MISSIONARIE DELL'IMMACOLATA PIME - GUINEA BISSAU  SEGUENTE

( "Missionarie dell'Immacolata" - Giugno 2005 )

Un dialogo di 25 anni…

L’11 giugno 1980 le Missionarie dell’Immacolata arrivavano 
per la prima volta in Guinea Bissau. 
Le pagine di questo numero sono un lungo sguardo grato e pieno di speranza 
a questi 25 anni.

Con una sorella ero andata in un villaggio dell’interno: pista difficile, poi un sentiero fangoso, un corso d’acqua da attraversare in canoa…

Al villaggio c’era un problema da affrontare: una bambina della scuola era morta, probabilmente per malaria, ma l’interpretazione che era stata data era che uno spirito cattivo se ne fosse impossessato, per cui la scuola era stata chiusa già da due settimane, perché che non venissero uccisi dagli spiriti altri bambini. Il responsabile dell’educazione del distretto, il maestro, la missionaria erano lì nella speranza di risolvere il problema: era quella una delle piccole scuole di villaggio che come missionarie aiutiamo materialmente e attraverso la formazione degli insegnanti.

In un contesto che ho sentito di superstizione e paura, ho assistito tuttavia a una profonda lezione di dialogo.

Tutti gli adulti del villaggio erano riuniti e hanno cominciato a parlare del problema. Ciascuno poteva dire la propria opinione, nel rispetto della gerarchia stabilita dalla cultura locale, e chi parlava lo faceva con calma, senza che nessuno interrompesse, contraddicesse. Uno per uno hanno espresso timori e speranze, fino al contributo della missionaria e poi all’appassionato intervento del responsabile distrettuale: non dobbiamo tornare indietro, non dobbiamo lasciare che queste paure frenino il nostro cammino, abbiamo bisogno della scuola per i nostri bambini, per preparare i maestri, gli infermieri, gli agricoltori di domani. La decisione alla fine è stata presa: la scuola sarebbe stata riaperta il giorno dopo.

Ho apprezzato molto quell’esempio di dialogo di una comunità, che voleva discernere il da farsi nel rispetto reciproco. È stato un dono della Guinea.

Abbiamo tutti bisogno di imparare a metterci in ascolto dell’altro: ascolto di Dio nella preghiera, ascolto degli altri in famiglia e in ogni ambiente, ascolto tra generazioni, ascolto di chi è in necessità, ascolto del mondo con i suoi appelli, ascolto di chi è diverso per cultura, religione…

In questo mese di maggio, non celebriamo forse la Pentecoste? E non è celebrare la Pentecoste anche ringraziare e far festa per 25 anni di cammino di Chiesa in dialogo?

Se siamo capaci di non interrompere mai il dialogo, allora dimostriamo di credere alla Pentecoste: la croce non ha messo Dio a tacere. Il dialogo di Dio con noi non è stato interrotto dalla morte. Gesù è risorto e lo Spirito continua a parlarci e a chiedere una risposta. Così viva in noi è la testimonianza di Giovanni Paolo II: come lui, possiamo testimoniare che amore e perdono, in un dialogo senza limiti, vincono le forze della divisione, dell’egoismo, della violenza, della morte.

Sr. Theresa Pathickal
Superiora generale delle Missionarie dell’Immacolata