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( "Missionarie dell'Immacolata" - Giugno 2005 )

La storia della nostra presenza in Guinea Bissau

Ricordiamo il cammino fatto insieme alla gente di questo Paese, le persone incontrate, 
le parole ascoltate, le esperienze che ci hanno stupito 
e che ci hanno fatto e ci fanno crescere come donne e uomini, sorelle e fratelli nella fede.

Missioni in Guinea Bissau: Bissau, Bissorà, Mansoa...

Ecco il gruppo degli inizi!

Mamma con due gemelli.

Trovando l'acqua al pozzo!

Maestro corregge i compiti.

Gli inizi...

Sr. Francisca Andrade, sr. Renata Napolano, sr. Odete Christ, sr. Maristella De Marchi sono state le prime Missionarie dell’Immacolata (nella foto) ad arrivare in Guinea Bissau nel 1980.

Ecco come hanno vissuto gli inizi:

"La mattina del giorno 11 giugno 1980, verso le 8, sorvolavamo la Guinea Bissau. Potete immaginare l’emozione di tutte noi alla vista della missione tanto attesa. C’erano ad accoglierci all’aeroporto il vescovo di Bissau, mons. Settimio Ferrazzetta, i padri del PIME e altre persone del luogo che, senza conoscerci, già ci mostravano affetto e simpatia.

La prima impressione fu quella di trovarci al posto giusto. La Chiesa ‘giovanissima’, aperta, faceva sognare orizzonti sconfinati, perché si costruiva sul nuovo; non c’erano lentezze, pesantezze, anche se mancava ancora una pastorale unitaria. Dunque ci voleva coraggio e scioltezza da parte degli evangelizzatori. Naturalmente noi, appena arrivate, osservavamo solo, per riflettere e cogliere le priorità più impellenti e impegnarci a fondo nel primo inserimento, anzitutto attraverso lo studio delle lingue locali: il criolo e il balanta".

Le Missionarie dell’Immacolata arrivano in Guinea in un momento storico particolare: erano i primi anni dopo la proclamazione dell’Indipendenza del Paese (1974), anni in cui si era instaurato un regime marxista; erano anche i primi anni della costituzione della Diocesi di Bissau (1977); all’epoca non c’erano né sacerdoti, né religiosi locali. Tutto era in fase di organizzazione, mentre la popolazione viveva in grande povertà.

Dopo alcune settimane di visita alle diverse missioni, il 4 agosto 1980 le suore raggiungono la missione di Mansoa, dove lavoravano i padri del PIME e dove il vescovo le aveva destinate.

"Il Vescovo ci aveva invitate in Guinea proprio per il nostro specifico carisma missionario e perché fossimo presenti tra i non cristiani con un’attenzione particolare al mondo della donna; essere tra loro come donne consacrate, facendoci carico dei loro bisogni con la nostra umanità".

In Guinea l’interesse della donna ruota attorno ai figli e al lavoro quotidiano per la famiglia.

Così le suore hanno cercato subito di incontrare le donne nel loro ambiente di vita, offrendo assistenza ai loro bambini, affrontando il problema della sopravvivenza dei gemelli che in Guinea nascono numerosi e che per tabù culturali venivano soppressi. Presto hanno cercato di avvicinare le ragazze per cominciare con loro un cammino di formazione umana e spirituale.

"L’annuncio del Vangelo attraeva soprattutto i giovani; chi frequentava il liceo in città chiedeva la catechesi; questi giovani poi tornavano ai loro villaggi per il fine settimana e così li seguivamo lì, nel loro ambiente; erano giovani dei villaggi di Jugudul, Bindouro, Waque… La cultura locale ostacolava notevolmente i giovani che si avvicinavano al cammino cristiano; i genitori, gli anziani facevano di tutto per riprendersi i giovani, attraverso i momenti dei riti di iniziazione alla vita adulta.

Era necessario credere fermamente nell’efficacia della Parola di Dio che, seminata, avrebbe dato frutto, penetrando anche in queste culture. Dopo alcuni anni i frutti si vedono: alcuni di questi giovani hanno potuto crescere nella fede ed ora hanno costituito famiglie cristiane".

Fin dagli inizi della nostra presenza missionaria c’è stato sempre un grande impegno nella catechesi e nella formazione dei catechisti.

"Vivendo la nostra missione pian piano cominciavamo a conoscere la nostra gente e ad apprezzare i loro valori; abbiamo imparato molto da loro, sulla solidarietà e sull’ospitalità: le persone venivano in casa portandoci il poco che avevano.

Lavorando con le donne imparavamo da loro la resistenza nella sofferenza, l’amore alla vita; ci contagiava la loro allegria durante le feste tradizionali".

Quindi una presenza attenta a conoscere, accogliere e lasciarsi arricchire, mentre si cercava di far conoscere Gesù e entrare in questa cultura con i valori del Vangelo.

Gli sviluppi...

Nel 1983 le Missionarie dell’Immacolata iniziano una nuova presenza a Bissorà, a circa 25 chilometri da Mansoa: un’area molto vasta, con piccoli centri e molti villaggi.

Nel 1987 si apre la comunità di Bissau, come punto di appoggio nella capitale e per rispondere alle necessità di personale missionario nelle parrocchie. Questa nuova realtà cittadina ha richiesto un lungo, ma fruttuoso tempo di conoscenza: per sei mesi ci siamo dedicate ai contatti con le famiglie, senza fare nessuna attività di promozione umana.

Nel 1990 è stata aperta la comunità di Farim che, nel 1993, abbiamo lasciato alle suore di S. Giuseppe di Cluny.

Pian piano, con il contributo di tutte, sono state avviate tante attività che oggi traducono in diversi modi la stessa passione per l’annuncio del Vangelo e la risposta ai bisogni della Chiesa locale e delle persone che abbiamo incontrate.

* Grande impegno e perseveranza nel primo annuncio del Vangelo attraverso i primi contatti e la catechesi nei villaggi, nelle piccole cittadine in cui viviamo e nella periferia della città di Bissau.

* Accompagnamento delle piccole comunità cristiane che nascono e preoccupazione per la formazione dei catechisti e degli animatori delle comunità.

* Grande attenzione alla formazione delle famiglie catecumene e cristiane, perché cominci ad esistere e a radicarsi una tradizione cristiana come fermento nella società.

* Attività in cui l’annuncio si fa gesto concreto di carità e di compassione, perché la vita di queste persone sia salvaguardata e si sviluppi in pienezza: dall’inizio fino ad oggi ci dedichiamo alla cura dei bambini denutriti e all’assistenza ai gemelli, coinvolgendo le mamme perché sappiano sempre meglio occuparsi dei loro figli.

* L’impegno qualificato nell’accompagnamento di diverse scuole elementari nei villaggi più lontani, permettendo a tanti bambini di accedere alla scuola. In questi anni tale attività ha coinvolto sempre più le famiglie e gli insegnanti, dando buoni frutti in collaborazione e maggior consapevolezza.

Possiamo dire che condividiamo il nostro lavoro pastorale con loro. Infatti, loro stessi sanno di essere missionari tra la loro gente. Come missionari non ci presentiamo da soli; c’è una piccola comunità che si sforza, pur tra tanti limiti e fatiche, di proporre la novità del Vangelo in modo più comprensibile. Ci aspetta ora un lungo cammino di approfondimento della fede, di traduzione della fede nella vita in tutti i suoi aspetti, di continua inculturazione del Vangelo.

Rimaniamo aperte al futuro...

Siamo un piccolo gruppo di missionarie e, assieme alle non poche sorelle passate in Guinea in questi 25 anni, ringraziamo il Signore per ciò che ha compiuto in noi e, attraverso di noi, nelle persone che abbiamo avvicinato.

Chi è tornata qui dopo alcuni anni di servizio in un altro Paese, si è meravigliata per i cambiamenti e i passi avanti fatti nella società e nella vita ecclesiale; chi vive il presente non si accorge di ciò che cambia, anzi spesso vede soprattutto le difficoltà, le non risposte, le lentezze nell’annuncio del Vangelo, la corruzione dilagante, la mancanza di strutture...

Tra successi e insuccessi, quali cammini si aprono ora, qual è la nuova chiamata per la missione che il Signore ci rivolge?

* Sicuramente ci invita a fare sempre più nostre le piste tracciate dalla Chiesa locale, in una tensione sempre più grande a lavorare in comunione con le altre forze missionarie. In questi anni si sono formati alcuni sacerdoti e suore locali, sono venuti in Guinea molti nuovi Istituti religiosi; non siamo più isolate come all’inizio; c’è lo spazio per pensare insieme e per dare testimonianza di fraternità.

* Nella Chiesa locale cercare di vivere sempre più il nostro carisma ad gentes, rivolte ai più lontani, a chi ancora non ha incontrato il Vangelo; ci sono vaste aree non ancora raggiunte dal primo annuncio; nella capitale ci sono interi quartieri abbandonati, giovani senza punti di riferimento.

* Dopo 25 anni siamo qui provenienti da 4 Paesi: Italia, Brasile, India e Bangladesh… in tutto 13 suore. Un’unica vocazione con stili diversi: una chiamata a testimoniare l’unità attraverso la stima reciproca e l’aiuto vicendevole. In Africa la tentazione di divisione etnica è sempre molto forte. Siamo consapevoli che l’esempio di una comunità internazionale che cerca di vivere nell’amore è testimonianza eloquente e annuncio del Vangelo prima di parlare o fare qualsiasi cosa.

* Essere sempre più vicine alla donna africana, cercando di capire le trasformazioni che il mondo della donna ha subito in questi anni: in questo ambito siamo in fase di osservazione. Che tipo di formazione offrire?

Ormai non bastano più le tradizionali scuole di cucito e di economia domestica.

Il peso dell’economia familiare cade quasi totalmente sulla donna che deve sbarcare il lunario; ma sente anche esigenze nuove che la facciano crescere culturalmente, che le diano parola nella società, che la mettano in grado di seguire meglio i figli nelle loro esigenze.

* Privilegiare sempre di più la formazione dei leaders: catechisti e famiglie catechiste, operatori sanitari, animatori nelle scuole. È necessario un grande sforzo perché le persone si responsabilizzino di più.

* Da qualche mese abbiamo accolto tra noi tre ragazze cresciute nelle nostre comunità: Senia, Sara e Helena chiedono di diventare Missionarie dell’Immacolata. Hanno iniziato un’esperienza chiamata Bin djubi, Vieni e vedi! Studiano, vivono con noi e le accompagniamo nella loro formazione.

Così dopo 25 anni lodiamo il Signore perché il seme gettato è stato accolto… la missione continua, aperta alle sorprese dei prossimi 25 anni!

Le MdI in Guinea Bissau