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( "Missionarie dell'Immacolata" - Giugno 2005 )

La missione in Guinea Bissau: una storia di fede
"Si Deus quiri"

La missione in Guinea Bissau è una storia di fede:
la lotta della nostra gente nel vivere la fede;
le nostre sfide nel vivere la fede e ricominciare sempre a capire;
una fede alimentata dalla preghiera che motiva il nostro agire.

Sr. Cinzia impegnata nella catechesi in tabanca.

Alcune donne con Sr. Angela, al centro.

Quando sono arrivata in Guinea, una delle espressioni che mi hanno subito colpita era la frase che da tutti sentivo ripetere in continuazione e per ogni circostanza: "Si Deus quiri" che significa: "Se il Signore vuole".

Il fatto poi che erano e sono, perché tuttora succede così, persone non cristiane a dire questa frase: "Se Dio vuole..." mi suscitava uno stupore grande e un interesse nuovo. Con questi sentimenti mi sono sentita spinta a conoscere sia le persone e la loro cultura, a partire dalla loro esperienza religiosa e dell’immagine di Dio che si erano fatti, sia a scoprire ancora di più le ragioni della mia vocazione missionaria, per la quale mi trovavo a vivere in terra d’Africa.

Inoltre questa espressione mi riportava spontaneamente al legame con le nostre prime sorelle, madre Igilda e madre Dones che insieme a p. Manna, agli inizi della nostra fondazione, seppero affrontare tante difficoltà tenendo fisse, sulla bocca e nel cuore, le medesime parole: "Se il Signore vorrà...".

Da subito mi sono resa conto che non erano solo parole, ma un modo di credere e di vivere il rapporto con l’Assoluto: da lì poteva nascere un aggancio per l’evangelizzazione, per far loro conoscere attraverso l’annuncio di Gesù, il Volto di Dio, Padre di tutti.

Fin dall’inizio quindi non ho avuto nessuna difficoltà nel riconoscere che in questo contesto culturale una fede viva era già presente in germe. Ecco alcune testimonianze.

 

Totala è una donna Balanta che, dopo aver perso il primo figlio di due anni, a causa di una malattia, al secondo dà il nome di Emanuele: "Dio con noi!". Con questo nome vuole dichiarare che dalle mani di Dio ha accettato la morte di uno e la nascita dell’altro.

Totala ha appena cominciato il cammino del catecumenato e sa benissimo che da questo momento ha inizio una lotta morale e spirituale con la sua gente, soprattutto con la sua famiglia, che non comprende né tanto meno condivide il suo modo di fare. Si dispone ad affrontare le pressioni e le minacce del villaggio, si rifiuta energicamente di continuare con gli usi e costumi della religione tradizionale, per affidarsi invece alla Parola di Dio e a Maria nella quale ha piena fiducia. Quando poi, all’età di due anni, Emanuele è vittima di un incidente, Totala passa un periodo di buio spirituale e di prova personale, che la porta a chiedersi: "Ma Dio è con noi, sì o no?". La risposta a questa sua inquietudine è una crescita costante e tenace nella vita di fede, al punto che, tra fatica e rischio, continua ad opporsi alle proposte degli anziani del villaggio, di tornare cioè agli usi tradizionali per invocare gli spiriti, rinnegando Gesù e l’aiuto della Madonna. Totala dà prova di non voler tornare indietro, ma di continuare nel cammino di fede cristiana; alla terza gravidanza dà alla luce una bambina e la chiama Maria.

Posso dire che il Signore ha voluto premiare la fede forte e viva di questa donna, così che nella Pasqua di quest’anno, come era visibile sul suo capo l’acqua del Battesimo, altrettanto sul suo volto era visibile la gioia che scaturiva da una fede cristiana rafforzata attraverso la prova.

Personalmente devo dire che condividere con lei l’esperienza di vita, mi ha aiutata a rivedere le ragioni della mia fede, a volte messa alla prova dalle fatiche e dalla lotta della vita missionaria di evangelizzazione.

Fede è anche quella di Cadjali e Alandissa, una coppia di catecumeni, che stanno ancora scoprendo la bellezza e la fatica di un cammino per arrivare al Battesimo. Ma anch’essi sono determinati nel rifiutare di seguire le tradizioni per affidarsi a Gesù. Lo dimostrano cercando di ascoltare i consigli delle famiglie cristiane che li hanno preceduti, anche a costo di essere lasciati soli dai loro genitori in un momento difficile per la coppia. Alandissa ha già perso due figli, e ora che sta aspettando il terzo cerca con tutte le forze di slegarsi dai mezzi tradizionali, dalle cerimonie agli spiriti, ma i loro parenti hanno ingaggiato contro di loro un’autentica persecuzione, incutendo paure e facendo previsioni tragiche sul loro futuro.

Fede è anche quella di Mario, un papà di famiglia con 7 figlie, con il quale ho la fortuna di condividere la testimonianza di fede e di amore a Gesù, da quando venni in Guinea. La forza del perdono che Mario ha più volte dimostrato con quelli della sua tabanca (villaggio) è straordinaria. Un mattino esce di casa e nota che tutta la mandioca che aveva nel campo è sparita, non ne è rimasto neanche un pezzo. Assai dispiaciuto e preoccupato per le conseguenze, per il fatto che se ne è andato il frutto del suo lavoro, che sarebbe servito a sfamare i suoi per lungo tempo, Mario non pensa alla vendetta, ma chiede al Signore di dare a lui la forza di perdonare e a coloro che gli hanno fatto del male il coraggio di riconoscere di aver sbagliato: "Che ritrovino la pace che sicuramente non hanno più a causa del male che hanno fatto". È il suo commento nei confronti di coloro che gli hanno rubato tutto e a me, che forse lo guardo perplessa e stupita, si rivolge in questi termini: "Vedi, in questo modo ho occasione di dare testimonianza di Gesù e della forza del suo Vangelo!".

Riconosco che la sua testimonianza è frutto di una forte docilità all’azione dello Spirito, al quale io stessa devo imparare ad affidarmi.

Un altro esempio di fede mi viene da Aua e Sambú, Bacar e Nenè, due coppie cristiane, che si sforzano di vivere la loro fede in mezzo ai non cristiani. Vengono additati e fatti oggetto di scherno da parte dei parenti per il fatto che insieme, genitori e figli, sotto la pioggia battente o un sole cocente, percorrono a piedi 8 km. di andata e 8 di ritorno, per partecipare all’Eucaristia. Del resto altre due coppie, Sargento con Aminata e Sedò con Sima, da un altro villaggio, fanno 18 km. di andata e 18 di ritorno per andare a Messa… E se sono presi in giro, reagiscono perdonando e sorridendo.

Sono solo alcune testimonianze per dire che la fede è la forza in grado di trasformare una cultura e permearla di valori evangelici. La nostra vita missionaria, se da un lato è testimone delle resistenze che una cultura può dimostrare nei confronti dell’Annuncio, dall’altra può essere semplice spettatrice delle meraviglie del Signore in mezzo a un popolo che Lui si è scelto.

Sr. Angela Casati