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( "Missionarie dell'Immacolata" - Giugno 2005 )

Comunità Laici delle Missionarie dell’Immacolata
Il "piccolo gregge" della Guinea Bissau

Paolo e Davide, due membri della Comunità laici delle Missionarie dell’Immacolata,
in gennaio sono andati in Guinea Bissau per conoscere la realtà di questo Paese
e valutare la possibilità di una presenza laicale accanto alle suore
nell’opera di annuncio del Vangelo.
È stata un’esperienza coinvolgente e arricchente sotto molti punti di vista.
Ecco il loro racconto "a caldo" ancora pieno di emozioni e di incontri significativi.

Paolo e Davide con alcune Missionarie dell'Immacolata.

Paolo e Davide in visita ad una tabanca.

La pesa dei bambini...

Un momento di catechesi.

Scrivo queste note mentre con Davide sono in volo dalla Guinea Bissau verso casa, al termine di una visita di due settimane alle missioni delle nostre suore, a nome della Comunità Laici MdI.

Vivendo con loro e vedendo da vicino il loro quotidiano lavoro di apostolato, per quattordici intensi giorni, quel Paese e quella gente sono stati anche nostri, quasi che noi non fossimo solo ospiti delle suore, ma qualcosa di più. Molto di più.

Preferisco scrivere questo articolo "a caldo", come si suol dire, senza lasciare ai ricordi e ai sentimenti il tempo di sedimentarsi nella mia mente e nel mio animo. Ripenso alle persone, ai paesaggi, ai colori, agli odori, ai sapori di cui ho fatto esperienza, e ringrazio il Signore per questa possibilità che si è aperta per la Comunità Laici: quella di svolgere una vera opera di apostolato insieme alle suore, così che il loro carisma, che abbiamo deciso di condividere, sia arricchito dalla nostra presenza di laici.

In questi giorni ci siamo sentiti davvero parte dell’Istituto, abbiamo tenuto gli stessi orari delle irmãs per quanto riguarda preghiera comunitaria, meditazione personale e adorazione in cappella. È stato davvero molto edificante per noi partecipare alla loro vita comunitaria, in cui abbiamo visto all’opera lo spirito d’amore che fa convivere fraternamente persone di carattere diverso.

Ogni mattina andavamo in un villaggio diverso, per la catechesi dei giovani o per la pastorale nelle scuole o anche per la sorveglianza delle donne gravide e dello stato di salute dei bambini fino a cinque anni. Ripenso a tutte queste esperienze e mi tornano alla mente, per esempio, quei cristiani disposti ad affrontare un lungo cammino, specialmente le donne, che hanno il compito di accudire i figli e la casa, per partecipare alla Messa domenicale o alla catechesi; o a porre in discussione le antiche credenze ancora vive presso i loro familiari, testimoniando così con la loro condotta la novità di vita portata dal Vangelo. Viene spontaneo paragonarli a tante piccole luci che illuminano le tenebre dell’errore e dell’ignoranza. Essi sono segni di speranza per questo popolo e per il loro Paese.

Oppure quelle persone, in maggioranza uomini, ma c’erano anche donne e bambini, che ci stavano aspettando all’ombra di un grande albero per ascoltare la Parola di Dio dalla loro irmã. Lei stessa, nel vederli, li ha paragonati alle folle che aspettavano Gesù perché avevano sete della sua Parola di vita eterna.

Ciò che mi colpì quel giorno fu che, dopo essere stati presentati a loro, un uomo ci chiese se potevamo restare in Guinea Bissau per continuare l’opera di annuncio. Davvero non avremmo osato sperare tanto, solo pochi giorni prima!

Io penso che tutte le persone che abbiamo incontrato in questi giorni di missione siano rimaste impressionate dal fatto che dei laici abbiano voluto andare nella loro terra per annunciare il Vangelo di Gesù insieme alle suore, e non, o non solo, per un’opera di promozione umana come aprire un dispensario, creare una cooperativa agricola, o altri progetti pur utilissimi in questo Paese molto povero. Con questa gente abbiamo parlato non solo di noi e della nostra vita in Italia, ma anche del nostro modo di vivere la fede e il Vangelo.

In un altro villaggio abbiamo potuto quasi toccare con mano l’esperienza del primo annuncio. Infatti l’evangelizzazione in quella comunità era solo agli inizi, ed è stato per noi commovente vedere con quanto amore e quanta dolcezza la missionaria, guidata dallo Spirito, annunciava loro l’amore di Dio e la salvezza in Gesù Cristo.

In un’altra occasione, le suore mi hanno chiesto di dare una piccola testimonianza sulla vita della coppia cristiana. Ho detto, naturalmente in italiano, quello che mi veniva spontaneo sulla bellezza di affrontare le piccole e grandi difficoltà insieme, sul pregare insieme, sull’educare insieme i figli, sull’aiutarci scambievolmente. In quei momenti ho percepito chiaramente che stavo lavorando in équipe con una Missionaria dell’Immacolata. Ne è seguito un lavoro di gruppo e un interessante dibattito sui temi della pastorale familiare: lavoro, figli, pari dignità tra uomo e donna. Naturalmente, in quell’incontro non abbiamo risolto tutti i dubbi di quelle coppie di coniugi; è chiaro che problemi così sentiti e importanti per la coppia hanno bisogno di anni ed anni per trovare una risposta cristiana, ma anche lì un seme è stato gettato e un giorno, grazie allo Spirito di Dio, questo fiorirà e porterà frutto.

E come non menzionare l’incontro con il Vescovo di Bissau, dom José Camnate, che ci ha incoraggiato a proseguire nel nostro cammino, e quello con la superiora generale delle Missionarie dell’Immacolata, sr. Theresa Pathickal, in visita alle missioni della Guinea Bissau proprio in quei giorni?

Non sappiamo ancora con precisione quali sviluppi avrà questa condivisione del carisma delle MdI da parte della nostra comunità. Tuttavia, alla luce di questa piccolissima esperienza, si può dire che è possibile annunciare il Vangelo insieme, e la grande apertura e disponibilità dimostrate verso di noi dalle suore in questi anni e la premura con cui seguono i nostri passi sono un incoraggiamento a proseguire su questa strada.

C’è bisogno di operai per la messe del Vangelo e anche ai laici tocca rispondere "eccomi!".

Paolo Franceschi