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( "Missionarie dell'Immacolata" - Giugno 2005 )

Donna e cultura in… Guinea Bissau
Spirito di sacrificio

Ci sono dei proverbi, frutto della saggezza africana,
che ben rappresentano la donna della Guinea Bissau:
"L’albero che non ha radici fa scappare gli uccelli"
e ancora: "Dio scaccia le mosche alla mucca
a cui è stata tagliata la coda"...

Mamma guinense con il suo piccolo...

Se si incontra Kinte lungo i sentieri della savana, carica del fascio di legna, della gerla con il cibo raccolto, con la conca piena d’acqua, con l’ultimo nato al seno, stanca per il faticoso lavoro nel campo, per il lungo cammino… il suo più gioioso sorriso sboccia naturale per salutare. Tutto è semplice per lei, la sua fatica non deve pesare sull’altro.

Le sue spalle e il suo cuore sono pronti a sopportare, così, da quando è nata, perché donna, perché sposa, perché madre!

Lei sa che se le sue radici, i piedi che calpestano la terra per trarne continua forza vitale, se il suo tronco, il corpo che abbraccia il lavoro come offerta ai suoi, se i suoi rami, le braccia che accolgono e sostengono il quotidiano, non continuano a far scorrere la linfa vitale, gli uccelli che hanno trovato cibo e sicurezza nel suo cuore volano via. Kinte, da quando ha aperto gli occhi al sole, sa, per una continua tacita lezione imparata alla scuola della nonna, della mamma e delle altre donne della tabanca, che l’avvenire dei suoi figli, e quindi della tribù, che l’unità della famiglia e del villaggio, sono affidati al suo cuore femminile e materno che tutto comprende, che tutto accetta, che tutto sopporta in un dono continuo a cui non dà il nome di sacrificio, ma di amore.

L’albero da cui fiorisce la donna guineana ha solide radici: i figli e il futuro trovano nel suo cuore, che nulla tiene per sé, sicurezza ed avvenire.

Anche Udé aveva, nel giovane uomo a cui era stata data in sposa, la sicurezza di una posizione, di numerosi figli, di un focolare sempre acceso. Poi, la malattia gli ha strappato il compagno con cui aveva iniziato un serio cammino di fede alla Missione. Ora è sola, i bambini la guardano tristi, il fuoco è spento, i panos colorati pendono inerti dal filo, Udé non vuole più vestire allegro come piaceva al marito. Piacere a chi? E chi manderà i bambini a scuola? Chi lavorerà il campo? Chi la proteggerà dagli altri uomini? Chi, soprattutto, la difenderà dalle tradizioni del villaggio che da lei pretende riti e scelte che ormai non condivide più, ma che una vedova deve compiere per placare gli spiriti e gli antenati?

Ma una mano si posa sulla sua spalla: la solidarietà di chi ha vissuto la sua stessa perdita e che ora ha saputo prendere in mano la propria solitudine e la vita dei figli. Il gruppo delle giovani vedove riaccende il fuoco, lava i bimbi, sostiene Udé nella sua decisione di fidarsi, di gridare il suo dolore alla Mamé di Deus, di guardare la Croce e trovare forza e consolazione nel cammino iniziato. Lei sa che gli anziani della tabanca la rifiuteranno, ma Dio sarà il suo sostegno e sorriso.

Dio provvede e interviene per chi si rifugia in Lui. Udé ne è certa, sa che il suo sacrificio ha un valore e un senso, è pronta a viverlo perché i suoi piccoli crescano nella libertà di figli di un Dio che "scaccia le mosche", che pone la sua mano su chi nella difficoltà si rifugia nel suo amore.

Kinte, Udé, le donne delle tabanche, le donne delle città, sono le donne che nel loro continuo germinare di fiori, sanno trasformare il loro naturale spirito di sacrificio in frutti di pace e di unità per il loro Paese.

Sr. Paola Vizzotto