"Gli angeli sono chicchi di ghiaccio che si tramutano
in embrioni di luce e sono così teneri che si convertono
in gigli e fiori a seconda dei piaceri dell’uomo".

( Alda Merini )

ESERCIZI DI SCRITTURA   L’ANIMA MIA MAGNIFICA IL SIGNORE   DIARIO

È sempre nella notte – si perché anche qua viene concesso spazio alla lucentezza della luna – che i miei pensieri, vorticosamente si animano impedendomi il sacro riposo che sa portare nei sogni il meglio di noi stessi. Veglio, rivolta alle stelle, cercando il vero in un silenzio assoluto, che nelle fenditure del buio trova sprazzi luminosi di una luna parlante d’immenso.

Sono fuggita dalla schiera per vagare da sola, avrei dovuto rimanere in adorazione, mentre dalla terra sale la lode per l’Incarnazione del mio Signore; ma ci è data libertà ed ho scelto questa solitudine per unirmi al coro degli uomini.

Adoro gli uomini.

Amo di loro, il cuore pulsante di carità, gli occhi che sanno guardare il cielo, la bocca baciata da sorrisi, le mani nelle carezze; amo il loro dolore, il loro pianto, amo anche la loro stupidità, il loro orgoglio, e so amare anche il loro male, il loro peccato.

Guardo con tenerezza tutti i loro amori, e gli uomini - anche se non lo sanno - mi cullano in quel silenzio che interpongono tra i pensieri e il volto del mio Signore.

Li amo con desiderio quasi carnale, perché in un’alba rossastra di fine autunno m’affacciai sul loro mondo.

Mi furono concessi solo pochi attimi: il tempo di un vagito, un battito di palpebre, un rapido movimento delle mani e poi in un fievole abbraccio, quasi una carezza piumosa, sono scivolata via tra calde ali, lasciando che la mia ombra immobile venisse scaldata, amata e baciata in un pianto portato via dal vento.

Ho dovuto essere carne per poter divenire un chicco alato, sono stata in un ventre per dimorare ora nell’eterno, ho dovuto divenir ombra per poter essere angelo, per ritrovarmi qui, nell’indefinibile, ad essere canto e preghiera.

Ora, non ho occhi, non ho labbra, non ho mani, è la mia anima che vede, che parla, che tasta, è la mia anima che questa notte scende e si amalgama con il ventre della terra, e si unisce umanamente all’incanto sempre nuovo della Nascita del mio Signore.

Anche loro, gli uomini, sono i miei occhi, le mie mani, le mie labbra, è con loro che partecipo alla creazione, che attendo, che sospiro, che sorrido e mi stupisco, è con loro che annuncio la buona novella; con loro carpisco e imparo i segreti dell’amore.

Così ogni notte provo nostalgia per quel brevissimo tempo in cui mi è stato concesso di vivere l’umanità.

Non sono un angelo ribelle; sono solo un fuscello, un fiore a cui è stata donata la grazia eterna della visione del mio Signore, a cui è stata concessa la gioia di divenire puro pensiero di Dio, lasciando però intatta in me tutta la nostalgia dell’essere uomo.

Così in questa Notte Santa, mi trovo qua, ai bordi del cielo, ad annusare l’odore del fieno dei mille presepi sparsi nell’alcove delle case, a saziarmi delle voci dei sacerdoti che narrano la Nascita, a deliziarmi del suono delle cornamuse, a farmi baciare in fronte da tutti gli innamorati, a ballare le danze africane, a sentir freddo e a provare il calore che sale dai rintocchi delle campane, confondendomi tra le preghiere di lode e di supplica, con il fremito per la grandezza di un Dio bambino che mi ha voluto embrione alato, specchio della sua gloria.

Ho un nome: Elisabetta, come colei che seppe, tra le vigne di Ain Karim, senza che nessun angelo glielo avesse annunciato, che nel ventre di Maria stava prendendo carne il mio Signore.

Gloria a Dio nell’alto dei cieli
e pace a voi uomini amati dal mio Signore!

Santo Natale 2005

( DONO DI MILENA )