PRECEDENTE   FLORIANOPOLIS (BRASILE SUD)   SEGUENTE

Io, vescovo missionario

Padre Giuseppe Negri, 46 anni, missionario del Pime in Brasile,
è da poche settimane vescovo ausiliare
della diocesi di Florianopolis, nello stato di Santa Catarina.

Dom José con un bimbo della missione!

a cura di Emanuela Citterio
("Missionari del Pime", Aprile 2006)

Come si sente nella sua nuova missione da vescovo?

Convinto di tutti i miei limiti, l'affronto affidandomi alla grazia di Dio. Vorrei fare affidamento anche sulle preghiere di tutti i lettori di "Missionari del Pime", perché mi sostengano e mi siano vicini con la loro amicizia. In fondo ciò che conta è quello che il Signore ha pensato per noi, e cioè che ciascuno di noi arrivi alla santità, poi se uno ci arriva come vescovo, come padre o madre di famiglia è secondario.

Come ha ricevuto la notizia della sua nomina a vescovo ausiliare?

Monsignor Murilo, arcivescovo di Florianópolis, mi ha portato una lettera del Nunzio nella quale si diceva che il Papa Benedetto XVI mi dava la nomina di vescovo ausiliare. È stata molto grande la sorpresa perché non avrei mai pensato di essere chiamato così giovane, ad assumere un incarico di responsabilità come questo.

Quali sfide presenta la diocesi di Florianópolis?

Qui ci troviamo al Sud del Brasile. Florianópolis è la capitale dello Stato di Santa Catarina. La popolazione è costituita nella sua maggioranza da europei emigrati dalla Germania, Italia, Polonia, Olanda all'inizio del '900. L'arcidiocesi si estende in un territorio di quasi 8 mila chilometri quadrati e comprende 30 municipi. La popolazione è di 1 milione e 500 mila abitanti. Ci sono 70 parrocchie con 160 sacerdoti e 90 diaconi permanenti. Uno tra i fenomeni più preoccupanti a livello ecclesiale è l'infiltrazione di sette che tendono sempre più a fare dei proseliti tra la popolazione. Molte, sorte dal nulla, mirano solo a prosciugare i portafogli di questa povera gente. Ultimamente è esploso uno scandalo: il capo di una di queste sette è stato sorpreso con 14 valigie piene di soldi dei poveri. Qui a Florianópolis stiamo avvertendo in questi ultimi anni grandi flussi di gente provenienti dall'interno verso la capitale. In pochi anni la popolazione è aumentata di 350 mila abitanti: questo significa che occorre ricostruire quelle radici religiose e umane che tutta questa gente ha tagliato nell'abbandonare la propria terra per migliorare la propria condizione economica cercando casa e occupazione.

Di che cosa si è occupato prima di diventare vescovo?

Dopo l'ordinazione sacerdotale i superiori mi hanno destinato subito al Brasile. Vi sono arrivato nell'87. Dopo aver appreso la lingua ho svolto per alcuni anni un lavoro pastorale in mezzo a diverse comunità. Sono stati gli anni più belli della mia vita, durante i quali ho imparato ad apprezzare e ad amare questo popolo brasiliano. In seguito sono stato destinato al seminario come formatore e per quindici anni ho speso la mia vita per preparare i futuri missionari. È stato un lavoro arduo, ma allo stesso tempo molto interessante. Come formatore ho accompagnato religiosi, sacerdoti e seminaristi di Florianópolis.

Che significato ha per lei essere vescovo e nello stesso tempo missionario?

Certamente la mia anima è e resterà missionaria. Come posso dimenticare il carisma che mi ha portato a lasciare la mia terra per andare in Brasile? Nelle parrocchie in cui ho lavorato, anche se per pochi anni, ho sempre cercato di fare emergere questa dimensione missionaria della Chiesa cercando di spronare la gente ad andare alla ricerca degli "ultimi". Lo scorso anno, per esempio, ho proposto ai miei parrocchiani le missioni popolari, che poi sono state portate avanti da tutta la comunità. Avevamo 130 laici missionari che durante tutto l'anno a varie riprese hanno visitato più di 8 mila famiglie. Non sarò un vescovo da ufficio: non mi ci vedo! Cerco di essere un pastore in mezzo alla sua gente.

Qual è il suo motto episcopale?

Ho scelto una frase che si trova in 2Cor 12,9: "Ti basta la mia grazia". Sono più che convinto che quello che Paolo ha sperimentato nel contesto in cui scrive ai Corinzi, faccia parte un po' della nostra vita. Lui riassume il tutto parlando della debolezza. E quando si lamenta col Signore per i suoi difetti, per i dolori e le sconfitte e vorrebbe che come per incanto il Signore glieli togliesse, si sente rispondere questa frase: "Ti basta la mia grazia, perché è nella debolezza che si manifesta la mia potenza".

.

Questo è il mio stemma episcopale…
Così il neo vescovo ci descrive il suo stemma episcopale

Stemma episcopale di Dom Josè!

P. Giuseppe Negri

Nello scudo troviamo un campo azzurro e uno rosso. Al centro domina una Croce d'oro. Da ciascuno dei lati della Croce si dipartono dei raggi dorati. Nella parte destra del campo azzurro c'è una stella di otto raggi. Le insegne sono un cappello prelatizio verde, foderato di rosso con tre file di borla in ogni lato, croce processionale d'oro, ornata al centro con un rubino. Motto: «Ti basta la mia grazia», la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza. Gli apostoli inviati da Cristo, avevano piena coscienza dei loro limiti e delle loro debolezze. Sapevano, però, che potevano fidarsi della grazia di Dio. Anche gli apostoli di oggi sono chiamati a deporre la loro fiducia unicamente nel Signore, attenti alla sua osservazione: «Ti basta la mia grazia». La missione di Gesù, umanamente è stata una sconfitta, ma è diventata fonte di grazia per l'umanità intera. La Croce infatti, simbolizza la debolezza, il fracasso, l'annullamento. Ma è dalla Croce che sgorgano i fiumi della grazia divina: "Venuti da Gesù e vedendo che era già morto, ... uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua" (Gv 19,33). Il sangue e l'acqua sono i raggi di luce e di misericordia che si diffondono su tutti i popoli della terra. Maria, Stella dell'Evangelizzazione, accompagna gli apostoli e i missionari con la sua presenza materna, affinché tutta l'umanità possa ricevere i frutti della croce salvatrice del Figlio suo.