Ministero come ricordo che guida
Le buone memorie indicano una
buona direzione di marcia. Tutti abbiamo l'esperienza che in tempi di dolore,
fallimento e depressione sono i bei ricordi a infonderci nuova fiducia e
speranza. Quando la notte è tenebrosa e tutto sembra nero e spaventoso,
possiamo sperare in un nuovo splendido giorno perché prima abbiamo visto uno
splendido giorno. La nostra speranza poggia sui nostri ricordi. Senza ricordi
non ci sono attese. Non sempre ci rendiamo conto che una delle cose migliori che
possiamo scambiarci a vicenda sono i bei ricordi: parole gentili, segni di
affetto, gesti di simpatia, silenzi tranquilli e celebrazioni gioiose. A suo
tempo questi gesti erano forse sembrati ovvi, semplici e senza conseguenze, ma
come ricordi essi ci possono salvare nel mezzo della confusione, della paura e
delle tenebre.
Quando parliamo di ricordi che guidano non ci riferiamo necessariamente a
ricordi consapevoli, a un'esplicita riflessione su eventi del passato. In realtà
la maggior parte dei nostri ricordi ci guida in maniera preriflessa. Essi sono
diventati nostra carne e nostro sangue. I ricordi della fiducia, dell'amore,
dell'accettazione, del perdono, della confidenza e della speranza sono entrati
così profondamente nel nostro essere che noi diventiamo effettivamente le
nostre memorie. Il fatto che siamo vivi, che il nostro cuore batte, il nostro
sangue scorre e i nostri polmoni respirano è un ricordo vivo di tutte le cure
che abbiamo ricevuto. Sono in primo luogo questi ricordi incarnati e pulsanti a
farci superare momenti difficili e a infonderci speranza. Tali ricordi possono
sonnecchiare durante la nostra normale vita quotidiana, ma in tempi di crisi
rivelano spesso la loro grande capacità rivitalizzante.
A questi ricordi consci e inconsci i grandi profeti hanno fatto appello nella
storia. I profeti d'Israele guidarono il loro popolo anzitutto rinfrescando la
sua memoria. Ecco come Mosè guida il proprio popolo: "Ricordati di come
JHWH ti ha fatto uscire dall'Egitto... Segui le sue vie e abbi timore di
lui" (cfr. Dt 8, 2-14). "Non molesterai il forestiero,
perché voi siete stati forestieri nel paese d'Egitto" (cfr. Es 2, 20;
Dt 10, 19). E udite l'indignato Isaia: "Ricordatevelo e agite da
uomini; rifletteteci, o prevaricatori. Ricordatevi il fatto del tempo antico,
perché io sono Dio e non ce n'è altri. Sono Dio, nulla è uguale a me. Io dal
principio annunzio la fine e, molto prima, quanto non è stato ancora
compiuto" (Is 46, 8-10).
I profeti d'Israele, ricordando al loro popolo la miseria della schiavitù e
l'amore liberante di Dio, lo motivarono ad andare avanti e lo invitarono a
onorare la propria memoria con il proprio comportamento. Come ricordi vivi della
sollecitudine e della compassione di Dio essi smascherarono i punti di vista
soffocanti e meschini dei loro contemporanei e dischiusero di nuovo la visione
che aveva ispirato i loro antenati e che ancora offriva una guida costante nella
perdurante ricerca della salvezza.
Questo ministero profetico trova la sua espressione più piena in Gesù. Con il
suo insegnamento egli ricorda ai suoi contemporanei la loro storia, li pone di
fronte alle loro concezioni limitate e li invita a riconoscere la presenza e la
guida di Dio nella loro vita. Evoca il ricordo di Elia e Eliseo, di Giona e
Salomone. Cerca di vincere la resistenza timorosa dei propri seguaci e di aprire
il loro cuore all'amore illimitato del Padre suo. Tutto quel che dice ai
discepoli sul bisogno del pentimento e sull'amore del Padre, lo dice loro
affinché se ne ricordino nei tempi difficili che verranno: "Vi ho detto
queste cose perché, quando giungerà l'ora, ricordiate che ve ne ho
parlato" (Gv 16,4).
E così essi fecero. Come Gesù ricordò ai discepoli il Padre, così i
discepoli ricordarono gli uni agli altri e ricordarono ai loro seguaci Gesù. In
memoria di Gesù essi parlano, predicano, testimoniano e spezzano il pane; in
memoria di Gesù trovano la forza di superare le tribolazioni e le persecuzioni.
In breve, è il ricordo di Gesù a guidarli e a infondere in loro speranza e
fiducia in mezzo a una cultura decadente, a una società in sfacelo e a un mondo
oscuro.
I nostri ricordi ci indicano, perciò, una direzione di marcia. Essi sono il
progetto del nostro futuro. Ci aiutano a procedere fedeli alla visione, che ci
ha indotti a uscire dalla terra di schiavitù, e obbedienti alla chiamata che ci
dice che la terra promessa sta ancora davanti a noi.
Henri J. M. Nouwen, "Un ricordo che guida", Ed. Queriniana