3 dicembre 2006
I Domenica di Avvento C
Ger 33,14-16; 1 Ts 3,12-4,2; Lc 21,25- 28.34-36
CANTA E CAMMINA
Il tempo di Avvento che stiamo iniziando è il tempo dell’attesa e della speranza cristiana. Le letture di questi giorni sono tutte al futuro. Verrà. Lo incontreremo. Sarà. Il Signore ci invita a guardare avanti e ad andare avanti.
Io vedo due figure.
- Una è quella del Signore che viene. Viene verso di noi e per convincerci ad andare avanti e a camminare verso di lui, mette in noi il senso dell’incompletezza, dell’insoddisfazione di ciò che stiamo esperimentando, dell’attesa.
Nel cap. 8 della lettera ai Romani di S. Paolo (secondo me il capitolo più bello di tutti i libri della S. Scrittura – ve l’ho già detto tante volte), c’è una frase fatta di pochissime parole – ne colgo due – che ben esprimono questa idea: il "già" e il "non ancora". Abbiamo in noi la coscienza di ciò che è GIA’ avvenuto, ma NON ANCORA realizzato in pieno.
Sappiamo di avere GIA’ lo Spirito Santo in noi. Ci siamo GIA’ impegnati. Se siamo qui è perché GIA’ siamo stati chiamati ed abbiamo GIA’ risposto a qualche chiamata. Ma NON siamo ANCORA soddisfatti. Non siamo ancora totalmente a posto. C’è una strada. Sulla strada ci siamo già, ma dobbiamo ancora percorrerla in tutto ciò che è davanti a noi.
- Ed ecco l’altra figura. Mi viene in mente una statuina del presepe – se l’avessi avuta grande ve l’avrei messa davanti; ve la spiego per rendervela presente. E’ quell’omino che con la
mano si fa visiera sugli occhi per non distrarsi o non lasciarsi abbagliare. Sta guardando lontano, scruta, vigila, aspetta. Deve arrivare ancora qualcuno. Quell’omino sono io che parlo, sei tu che ascolti. Siamo tutti noi, che non siamo ancora soddisfatti, che stiamo aspettando e vigilando, che non possiamo star fermi ma sentiamo di dover andare avanti, preparandoci e preparando coloro che sono vicini a noi.
Quell’omino mi piace perché mi sembra proprio la figura del cristiano così come ci dice Gesù in questo brano di Vangelo:
Ci sono cose belle che ci rendono gioiosi? Ringraziamone il Signore, ma non fermiamoci in questa nostra esperienza, non lasciamoci schiacciare da essa, non sentiamoci soddisfatti. Le nostre esperienze sono sempre incomplete. Impegnamoci nel far meglio, nell’andar avanti in attesa di esperienze sempre migliori, in attesa del "non ancora"…
Non ubriachiamoci delle cose che ci piacciono, non affanniamoci troppo per le cose che stiamo ancora aspettando. Ricordiamoci sempre che siamo in cammino e che stiamo facendo i nostri passi, ma che la strada la sta preparando il Signore. L’Avvento sta proprio qui. Il Signore ci vuole, il Signore ci viene incontro. Siamo invitati a lasciarsi prendere dal Signore, che vuole operare in noi. Andiamogli incontro, lasciamoci prendere da lui….
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In questi giorni mi è stata suggerita una espressione di Madre Teresa che mi è piaciuta molto, e che passo a voi. "Io sono come una matita nelle mani del Signore – dice Madre Teresa. E’ lui che mi fa scrivere, mi fa parlare, mi fa agire. Da sola non farei niente". |
L’immagine della matita mi sembra davvero convincente. Cosa è una matita? Di per sé vale ben poco. Un po’ di legno, un’anima che può segnare, può macchiare, ma sta lì, ferma, e ferma non fa niente. Occorre una mano. Non è intelligente, la matita, ma in mano a qualcuno che sa usarla, fa tracce intelligenti, può far esprimere pensieri profondi, può far sviluppare disegni bellissimi.
Noi siamo come una matita disposta a fare, a segnare, a scrivere nel mondo la Parola di Dio. Il Signore è la mano. Possiamo fare cose grandi nella sua mano, se ci lasciamo prendere dal Signore. Prendere come? Con fiducia e gioiosamente, perché sappiamo di contare tanto per Lui.
Ed allora lasciamoci prendere. Lasciamoci prendere mentre camminiamo, mentre cantiamo…
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S. Agostino mi aiuta anche stavolta a darvi una immagine nella Liturgia delle Ore, prima dell’Avvento. Egli dice che noi ci lasciamo troppo schiacciare dalle cose, dai pericoli, dalle tentazioni, dalle ansie. Fermiamoci e prendiamo il sentiero di Dio. Ringraziamo e "cantiamo l’alleluia a Dio. Cantiamo da viandanti. Canta, ma cammina". La frase finale del discorso è ancora questa: CANTA E CAMMINA. |
In un ritiro di tre giorni che alcuni anni fa ho tenuto proprio su questo argomento, ho inventato una sigla, forse può piacere e rimanere impressa anche a voi.
C’è una chiave di violino: CANTA, una "e" commerciale più piccola, in mezzo, ed una C, grande come il simbolo musicale: CAMMINA.
Canta, sì, ma non giubilare soltanto. Canta e Cammina. Tu lo sai che manca ancora "qualcosa"…. Cammina. Quel "qualcosa" è QUALCUNO: è il Signore. Allora va, va là, va da Lui… Ognuno di noi ha i suoi passi, le sue chiamate. Ognuno ha la sua casa, i suoi affetti, i suoi affanni. Ma tutti abbiamo davanti a noi il sentiero del Signore, su cui camminare, anche cantando.
Ogni anno nella prima domenica di Avvento vi lascio un segno. Il Vangelo di Luca ve l’ho già dato tre anni fa. Quest’anno vi dono un’altra opera di Luca, gli Atti degli Apostoli.
Sono un annuncio. Qui si parla soprattutto di un CAMMINO. Pietro e Paolo sono continuamente in cammino. Possiamo trovare lo spirito del cristiano che diffonde con la sua parola e le sue opere il Vangelo di Gesù, il suo messaggio, il suo insegnamento. Ricordo un film di forse trent’anni fa, sugli Atti degli Apostoli. Tra un episodio e l’altro c’era sempre una scena di piedi che camminavano, piedi nudi o con calzari; piedi che si muovevano per strade impervie, a volte bagnate, a volte piene di polvere… piedi sempre in cammino. Pietro e Paolo nel film non cantavano, ma mi viene da ripetere l’invito di Agostino:
Va, canta e cammina.
Leggete questo libro, anche una pagina al giorno.
Prendete qualche esempio. Vi aiuterà a cantare. Vi aiuterà a camminare.