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24 dicembre 2006
IV Domenica di Avvento C
Mic 5,1-4°a; Eb 10,5-11; Lc 1,39-48

AMATI DA DIO

Vi invito a ripensare a due parole del brano di Luca, una all’inizio: Si mise in viaggio e raggiunse in fretta la città di Giuda , l’altra alla fine: Maria ringrazia il Signore perchè ha guardato alla sua umiltà. Maria parlava ebraico, ma il vangelo è scritto in greco e la parola greca usata è tapèinosis – da cui deriva il nostro ‘tapino’, per indicare un essere piccolo: in italiano è stata usata la parola umiltà, ma non nel senso della virtù, quanto piuttosto nel senso della piccolezza.

Perché Maria va in fretta?

S. Ambrogio, innamorato di Maria e profondo lettore del vangelo, scrive ben due pagine per commentare la ‘fretta’ di Maria: non c’era un motivo reale perchè mancavano ancora tre mesi alla nascita del figlio di Elisabetta, ma la ‘fretta’ era provocata dalla Spirito Santo che non sopporta indugi: quando ti prende, ti porta ad agire con forza e Maria era ripiena di Spirito santo, che l’aveva resa madre e l’aveva resa consapevole che la sua maternità doveva invadere il mondo. Per cui, ricevuto l’annuncio, subito va. L’evangelista non ci dice con quale mezzo abbia raggiunto la Giudea, probabilmente a cavallo di un asinello, insieme a Giuseppe. Quello che è importa è che l’abbia fatto ‘in fretta’. S.Ambrogio dice che questa fretta derivava dal fatto che Maria sentiva l’urgenza di portare la notizia –il vangelo- che il Signore voleva salvare l’umanità servendosi di lei e di Elisabetta: lei madre del Salvatore, Elisabetta madre di colui che doveva, predicando, preparare la strada al salvatore.

E noi cosa c’entriamo in tutto questo? Il salvatore ha seguito una certa strada perché potesse essere per noi il tracciato da seguire per arrivare al Padre: "Io sono la via" dirà trent’anni più tardi. "Fate come me".

E’ questa la notizia forte che Maria voleva dare ad Elisabetta, ma è questa la notizia forte che Maria vuole dare a ciascuno di noi in ogni tempo: "Fate come Lui".

Il Signore ha voluto aver bisogno di aiuto: Cerca le persone poco importanti perché sono quelle che convincono di più, sono quelle che non fanno cose grandi –umiltà- sono piccole, ma quando operano con convinzione penetrano, trasformano il mondo.

Cosa c’è di più umile di una mamma che si prepara perché suo figlio possa nascere bene? Cosa c’è di più silenzioso di una famigliola che accoglie la vita? Cosa c’è di più delicato di un ammalato che dice: "Signore la mia malattia te la metto a disposizione; fa che continui la tua sofferenza per salvare il mondo"? Cosa c’è di più delicato di due genitori che aspettano che il figlio ritorni a casa come ha dimostrato Gesù attraverso la parabola del figliol prodigo, ma soprattutto del padre che ha due figli che aspetta e che vuole convincere, l’uno a tornare a casa, l’altro ad essere delicato nella sua fraternità? Ecco che cosa il Signore vuole insegnarci.

Bella è l’immagine di una finestra: il Signore vuole illuminare il mondo, attraverso la nostra piccola e semplice collaborazione.

Siamo capaci ad aprire la finestra? Siamo capaci a metterci di fronte al vangelo e farlo diventare la nostra stessa vita?

Fra poco faremo la comunione: apriamo la nostra finestra perché entri la Sua luce, per poi rifletterla fuori.

Il mondo di oggi è tenebroso. Non è colpa nostra, è vero, ma quante volte collaboriamo a renderlo tenebroso, quante volte rinunciamo a parlare chiaro per non diventare antipatici, quante volte lasciamo correre perché la parola di Dio non dia fastidio a qualche coscienza?

Impariamo ad aprire la finestra, lasciamo entrare la luce e diffondiamola.

Altra immagine utile è quella della vela: Maria corre perché spinta dalla forza dello Spirito Santo. Lo spirito Santo è il vento stesso di Dio: il Padre e il Figlio si amano con tutta la potenza infinita della loro eternità, ed hanno voluto partecipare a noi il loro amore. E l’amore che Dio porta in se stesso, l’amore che Dio porta a noi è un amore che vuole trascinare, è un amore di debito: noi abbiamo un debito perché siamo amati -che siamo buoni o cattivi noi siamo tutti amati, anche il peggiore dei peccatori è amato da Dio- e il nostro ‘debito’ è quello di restituire l’amore pulito come Lui ce lo ha dato, l’amore che costruisce, che rimane, che trascina. Ma se noi siamo rannicchiati e chiusi in noi stessi non riusciamo a restituire l’amore e l’amore non serve. Ma se invece ci accorgiamo di avere un debito, ci soccorre lo Spirito che come un vento impetuoso ci spinge. Tocca a noi però aprire la vela per ‘correre’.

Fammi correre Signore. Forse credo di non trovare le occasioni, ma vado avanti lo stesso convinto che ci pensi tu alle occasioni; io voglio operare nel tuo nome; forse le occasioni le colgono gli altri attraverso il nostro buon esempio.

Restituisci a Dio l’amore amando Dio che non si vede attraverso il prossimo che si vede.

Rifletti sugli altri l’amore che ricevi da Dio

Fa come ha fatto Maria: ha sentito la chiamata e in fretta si è messa in cammino. E’ solo una ragazzina, non valeva niente, ma il Signore l’ha fatta grande nel cuore.

Forse qualcuno dice: anch’io non conto niente, non conosco nessuna persona importante, ma vivo tranquillamente. Bene, è proprio quello che il Signore vuole da te. E se sei una persona importante è lo stesso: non contare sulla tua importanza, tanto poi la dovrai mettere da parte, quello che conta è che tu ti lasci trascinare dal Signore. Allora il bene lo porterai nel mondo.

L’amore di Dio è una grazia, un dono, ci riempie, ci spinge. Lasciamoci trascinare.

Allora il Signore lo incontriamo e se non lo vediamo adesso lo vedremo quando lui ci chiamerà, ed allora sarà veramente piena la nostra riconoscenza al Signore.