25 dicembre 2006
NATALE DEL SIGNORE
Is 52,7-10; Eb 1,1-6; Gv 1,1-18
VANGELO VISSUTO
Uno scrittore tedesco Hans Conselmann, non cattolico ma profondamente cristiano, studioso minuzioso delle parole della Sacra Scrittura del Nuovo Testamento, ha definito Gesù Cristo "Die mitte der Zeit" –il mezzo del tempo- : egli è a metà del tempo, dividendo chiaramente il tempo ‘prima’ e il tempo ‘dopo’. Il mezzo, la metà, il discrimine tra il prima e il dopo nella storia umana è Gesù Cristo il quale per mettere bene la linea di separazione è venuto dall’alto, da Dio: era Dio e è venuto per essere uomo vero. Non si è vestito da uomo, non ha preso apparenze: vero uomo, rimanendo vero Dio.
Come è possibile questo? Non so spiegarvelo. Lo comprenderemo quando saremo tutti nell’eternità, allora lo vedremo; per ora più pensiamo la cosa, più penetriamo in questa realtà perché essere umani lo siamo; esseri divini lo siamo anche.
Siamo umani, profondamente umani: lo sappiamo da tutto quello che piano piano impariamo, da tutto quello che faticando conquistiamo e lo siamo anche per tutto quello che riusciamo a sbagliare, a dimenticare, a ricordare. Ma siamo anche divini perché Gesù è venuto proprio per darci la vita divina ed è per questo che è diventato piccolo, quasi per fare un cuneo e penetrare piano piano nell’umanità, attraverso la commozione, la simpatia, la possibilità di destare attenzione, la delicatezza delle coccole che a qualunque bambino vien voglia di fare quando lo si vede, attraverso la sua crescita. Ha voluto aver bisogno di una madre: non è ‘comparso’ umano; è nato: all’inizio poche cellule, per poi nascere bambino, vagire, succhiare il latte, crescere, per dimostrare che è veramente uomo, ma per poterci dare chiara non solo la nozione capita, ma anche l’impressione sentita della sua divinità.
Sì. È venuto proprio per questo: per renderci divini. Come? Come ha fatto lui. Per essere umano è nato da una donna e io per essere divino devo nascere da Dio. La donna gli ha dato sangue, cellule, un corpo ed io da Dio devo ricevere ciò che è proprio di Dio, cioè la sua vita, direi il suo sangue- Dio non ha il sangue- la sua intelligenza –ma non l’intelligenza infinita, la poca intelligenza che io ho, in modo tale che io possa capire, sentire: quindi ha parlato di figli.
Noi siamo figli. Per farci capire, ha scelto la strada della ‘fratellanza’: si è fatto umano, si è fatto come me, è cresciuto come me, ha faticato, riposato, vissuto come me. Lo posso sentire fratello ed in lui fratello noi siamo diventati come lui figli: figli nel Figlio di Dio, siamo diventati figli di Dio.
San Gregorio Magno in una delle sue grandi omelie sulla natività dice: "agnosce cristiane dignitatem tuam" - riconosci o cristiano la tua dignità - tu sei figlio di Dio. Sei stato creato –e lo dice già la prima pagina della Scrittura- per coltivare la terra; sei stato creato per diventare il dominatore delle creature, ma hai di più: non sei più pieno di dignità di tutte le altre creature, ma addirittura sei figlio di Dio. Allora comportati da figlio di Dio. Cresci in questa tua dignità. Guarda gli altri e capisci che anche loro sono figli di Dio e rispettali.
Quando poi in pratica viene detto: anche il più piccolo degli esseri umani è umano e quindi figlio di Dio. Quando viene detto: anche il più inabile degli umani è figlio di Dio, allora capisco che non è soltanto un suggerimento morale, un suggerimento di comportamento pratico, ma è vangelo. Se io faccio n sorriso ad un bimbo io vivo il vangelo e se io do una carezza ad una persona che è sola, vivo il vangelo, se io do una mano a qualcuno che non sa dove appoggiarsi io vivo il vangelo.
Vivere il vangelo non è difficile; il difficile è il ricordarselo. Il difficile è farlo quando siamo siamo soli, tristi, scoraggiati.
E’ il momento allora che Gesù stesso viene a nutrirci. Per essere veramente fratelli suoi, noi lo dobbiamo mangiare: per questo c’è la mensa: "Fate questo ricordando che io l’ho fatto" –ci ha detto Gesù. E’ per questo che ci invita continuamente perché lì c’è il sangue che egli ha sparso per la salvezza di tutti, perché ha voluto che tutti gradatamente fossero elevati dalla dignità umana addirittura alla dignità di figli di Dio.
Un’idea semplice, una figura: un professore prende un grande foglio, vi butta sopra dell’inchiostro macchiandolo in maniera indecente. Poi lo stende davanti agli alunni chiedendo che cosa vedono. Sapete cosa hanno risposto? Cosa rispondereste voi? "Vediamo una macchia".
No, più della macchia c’è il foglio, noi vediamo un foglio; se il foglio è macchiato vuol dire che non è perfetto, potremmo cercare di cancellare la macchia, renderlo nuovamente pulito. Ma è un foglio, non una macchia!
Perchè non siamo abituati a cercare le cose buone? Perchè noi non ringraziamo abbastanza il Signore. Perché noi non gli diciamo abbastanza: "Ci hai fatto piccoli e vuoi che pian piano noi cresciamo per diventare sempre più vicino a te grandi. Come te non arriveremo mai perché tu sei il creatore e noi le creature, ma vogliamo veramente crescere con te. Allora aiutaci Signore ad ammirare la tua presenza in coloro che ci circondano. Aiutaci Signore a voler bene ai bambini, ai vecchi, a quelli che ancora non sono nati, a voler bene a quelli che stanno soffrendo, perché tu vuoi bene a tutti e noi vogliamo essere con te vangelo vissuto.
In principio era la Parola –abbiamo letto nel brano di vangelo- e la Parola ha fatto tutto. Poi la Parola è venuta in mezzo a noi, si è fatta carne. Cioè umana.
Allora il vangelo non è più difficile, se io cerco di viverlo nella vita quotidiana, grazie al Signore che ci ha chiamati ad essere suoi figli, che ci ha chiamato a crescere per essere sempre più partecipi della sua famiglia.