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1 gennaio 2007
MARIA SS. MADRE DI DIO
Nm 6,22-27; Gal 4,4-7; Lc 2,16-21

LIBERARE LA SPERANZA

« Sollevate, porte, i vostri frontali, alzatevi porte antiche…»

Sono le parole del salmo 23 che, a capodanno, la preghiera liturgica ci propone. Mi sembrano un invito a buttarci dietro le cose pesanti della vita passata, ad entrare in maniera nuova dentro la Parola del Signore, ad aprirci con speranza a ciò che sarà. Mi sembrano particolarmente adatte alla giornata di oggi, in cui noi apriamo l’anno civile, chiedendo al Signore l’augurio della sua Benedizione.

Oggi la Parola del Signore mi fa fermare soprattutto su due figure che ci invitano entrambe alla speranza.

- La prima figura la traggo dalla seconda lettura. « In noi lo Spirito Santo grida: PAPA’ ». PAPA’! L’ho tradotto in linguaggio normale. Qui c’è scritto: ABBA’, nel linguaggio originale aramaico, una delle pochissime parole che sono state usate nella Scrittura per riferire quanto diceva Gesù, con il suono stesso con cui lui le pronunziava. Da noi avremmo potuto dirgli: PUE’, BABBO, PA’, PAPI, così come si usa nel linguaggio della vita di famiglia.

E’ lo Spirito Santo che grida in noi perché noi ne siamo capaci. Diciamo che siamo figli perché ce lo garantisce Gesù, che ci insegna a pregare: Padre nostro. Ce lo garantiscono gli apostoli, che trattano Gesù come un fratello venuto dal Padre per farci suoi fratelli, quindi figli del Padre. "Quindi non sei più schiavo, ma figlio; se poi figlio sei anche erede, per volontà di Dio" dice S. Paolo. Capite? Che motivo immenso di speranza!

E tutto questo attraverso chi?

- Attraverso la seconda figura di cui oggi si parla nel Vangelo e a cui è stata dedicata questa giornata: attraverso MARIA, Madre di Dio. Maria, che ha dato alla luce Gesù, che fa la mamma di Gesù anche quando lo mantiene, anche quando lo educa. Gesù è nato chiedendo aiuto a Maria dopo essersela formata con doni straordinari, perché a lei spettava "aprire la PORTA".

Giovanni Damasceno, che chiude la serie dei Padri della Chiesa facendo una sintesi delle cose da loro dette, parlando di Maria dice che è colei che «fornì al Plasmatore di essere plasmato». Ha cioè dato "forma umana" al Creatore di tutto, non aveva ancora creato se stesso in forma umana.

Il Creatore ha chiesto aiuto a Maria per poter creare se stesso e venire in mezzo a noi per poter portare nel mondo la sicurezza della speranza. Quando se ne è andato – lo abbiamo appena detto – ha lasciato lo Spirito Santo che urlando dentro di noi dicesse al Padre la nostra fiducia in lui.

Colei che "ha formato il formatore", Maria, è la donna della speranza, perché è colei che ha permesso che nel mondo ci fosse questa grossa, immensa possibilità di guardare avanti, di sperare.

Della SPERANZA dobbiamo parlare e pensare con molta, molta forza, con molta capacità di ricevere sicurezza da parte di Dio.

Del poeta e narratore Carlo Péguy è rimasta molto celebre una lunga pagina sulla speranza. Ve ne ho già parlato ma l’immagine mi sembra importante, torno a ricordarvela.

Ci sono tre sorelle, dice Péguy. Una è la FEDE, molto alta; l’altra è la CARITA’, molto forte. Tra di loro sta la terza sorellina. E’ piccola, sembra non conti, ma è quella che conta di più, perché tira le altre, perché vuole guardare ed andare avanti. E’ la SPERANZA. Le sorelle grandi la tengono per mano e le obbediscono.

Sì, la speranza è debole, a volte sembra che vacilli, ma se vogliamo essere persone di fede e di carità dobbiamo dar retta a chi ci dice: Vai avanti! Guarda avanti!

Abbiamo cose pesanti nella nostra coscienza, abbiamo cose pesanti nella nostra esperienza. Nella nostra coscienza a volte ci sentiamo deboli, in fallimento. Nella nostra esperienza a volte c’è la tristezza, ma con la speranza possiamo essere sicuri che supereremo. A volte nel nostro pensiero c’è mancanza di sicurezza. Su cosa posso contare? Quando non puoi contare sulla tua capacità e sulle possibilità degli altri, conta sull’aiuto di Dio e va’ avanti!. Quello che oggi non vedi buono, diventerà buono domani, quello che oggi non ti soddisfa non è altro che un gradino che ti serve per salire. Va’ avanti! Se il Signore non ti soddisferà nel tempo, ti soddisferà nell’Eternità. Va’ avanti e libera la tua speranza!

… quel ragazzino curioso che girando per il paese si soffermava davanti alle botteghe aperte degli artigiani, proprio non riusciva a capire cosa facesse il marmaio. Con martello e scalpello continuava a dar colpi ad un grande pezzo di marmo, lungo, un po’ bombato. Picchiava con forza e ne uscivano schegge e scintille. – Ma che fai? – Sto cercando di far uscire qualcosa da qui. Vedrai. Il ragazzino non capiva. Ma quando dopo un po’ di tempo ritorna, capisce. Il marmaio non picchia più, non fa più scintille, ma liscia, pulisce, accarezza ciò che dal marmo è uscito: un’aquila dalle grandi ali aperte, dal corpo un po’ inclinato, che sembra stia per spiccare il volo…!

Ha tirato fuori un’aquila. Ha tirato fuori, con i colpi forti, ciò che c’era e non si vedeva.

Dentro il "nostro marmo" c’è l’aquila; dentro la "nostra crosta" c’è la presenza del Signore; dentro il "nostro silenzio" c’è la voce dello Spirito Santo che grida: ABBA’!- Padre! e ci fa vivere da figli. Dentro di ognuno c’è il progetto di Dio su di noi, la sua volontà. Se l’accettiamo andiamo avanti, ma siamo liberi di rifiutare, di lasciare il marmo pesante, la vita triste, senza nessuna meta…

Ma… « Voi non siete schiavi, ma figli, e se figli anche eredi »… ed allora ritorniamo al salmo:

«sollevate, porte, i vostri frontali, alzatevi porte antiche…»

ed ecco l’aquila bche viene fuori, attraverso le difficoltà, che sono scalpellate, che sono scintille che servono per darci un po’ di spinta, per cercare intorno alla Parola di Dio qualcosa di più chiaro, che ci aiuti davvero a credere e a sperare.

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Una piccola appendice. Staccata serve di più per farci pregare. Nel Diario di fuoco di Igino Giordano, uomo politico, parlamentare, impegnato in molte attività…

Leggiamo, in data 1 gennaio1960:
Concedimi, Signore, di essere una Maria, oggi.

Maria che viveva di speranza, Maria che ha "aperto la porta", Maria che "ha formato il formatore", è nostro modello.

Concedici, Signore, di essere anche noi, come Maria, capaci di accogliere il Signore, e di donarlo.