14 gennaio 2007
II Domenica T. O. C
Is 62,1-5; 1Cor 12,4-11; Gv 2,1-12
L’ASINELLO DI GESÙ
Vorrei sottolineare alcune parole di questo brano di vangelo di San Giovanni per mettere in evidenza quello che Gesù vuole comunicare attraverso il gesto da lui compiuto:
La prima parola è matrimonio : all’inizio della vita pubblica di Gesù c’è un matrimonio per mettere in evidenza che la sua predicazione sarà un ‘matrimonio’, come già tante volte era stato annunciato nell’Antico Testamento – matrimonio tra Jahvè e il suo popolo – Ebbene, ecco come si realizza: La Parola eterna, il figlio del Padre si fa nulla per poter entrare nell’umanità e unire l’umanità con Dio. L’inizio, il fidanzamento, il periodo di attesa di questa ‘ora’ solenne - ora di gloria - è la Parola predicata da Gesù attraverso parole, gesti, avvenimenti, come forti annunci della realizzazione, alla fine, della ‘sua ora’.
La seconda parola è donna : per 30 anni l’avrà chiamata mamma, o con un termine ancora più familiare che non conosciamo (come invece conosciamo il termine con il quale si mette in relazione con il Padre : Abbà) . All’inizio della sua vita pubblica la chiama ‘donna’, così come alla fine, sulla croce, le dirà "Donna, ecco tuo figlio" – riferendosi a Giovanni.
"Donna, che abbiamo a che fare noi con questi avvenimenti?" Maria aveva richiamato la sua attenzione su un aspetto secondario in relazione al motivo importante per il quale erano lì: si era accorta che non c’era più vino –era una cosa terrena, bastava chiedere aiuto a qualche vicino-
La terza parola è purificazione : c’erano dei grandi contenitori d’acqua che serviva per la purificazione. La ‘purificazione’ era un ritualismo comune tra i giudei : ebbene, Gesù non rispetta quel ritualismo perché riempie quei contenitori di ‘vino’ e quel vino ha un senso, deve inebriare, deve far terminare bene quella festa : è vino più buono di quello di prima e serve a sottolineare come Gesù dà inizio ad una cosa del tutto nuova – la nuova alleanza che viene annunciata ed esaltata con la solennità del matrimonio, perché fino a quel momento non era ‘ancora giunta la sua ora’, che invece in quel momento comincia.
Ecco la quarta parola : l’ora di Gesù . Qual è l’ora di Gesù ? L’ora completa di Gesù è la sua morte seguita dalla risurrezione: l’ora della gloria: "Padre glorifica te stesso". Quando sarà giunto alla fine, poco prima della lavanda dei piedi, Gesù sarà fortemente tentato, ma supererà la terribile tentazione dicendo: "Padre glorifica te stesso. E’ per questo che sono venuto" .
Da qui l’ultima parola : manifestò la sua gloria .
La gloria di Dio è essere capaci a nostra volta di compiere la sua volontà. Come? Adempiendo i nostri incarichi.
La seconda lettura ci diceva che ognuno ha un carisma particolare, una propria capacità o di pensare, o di donare, o di parlare, o di servire: mettendoci ognuno al nostro posto di servizio costruiamo il corpo di Cristo e portiamo avanti quello di cui il Signore ci ha incaricato.
Questo è l’inizio della nostra ora. Poi verrà la glorificazione.
Che differenza, oggi giorno, tra queste parole di Gesù e la realtà!
Quanto scetticismo! Se parliamo di matrimonio, non si è più disposti a sopportare la sofferenza: se non va più bene, ognuno va per la sua strada. Se parliamo della vita, c’è chi pensa che la vita sia la ‘sua’ e ne possa fare quel che vuole. Ma la vita non è ‘tua’; quanto l’hai pagata? Dove l’hai trovata? La vita è un dono, te l’hanno donata i tuoi genitori, che a loro volta l’hanno ricevuta in dono. E’ un bene assoluto e non puoi venderla, nè puoi metterla al tuo servizio. Sei tu che con la tua vita devi compiere il servizio che tu devi dare nel mondo, l’obbedienza che tu devi dare a Dio. I beni personali non sono privati, sono a vantaggio dell’umanità ed anche tu sei parte dell’umanità, ma la tua vita non è un bene privato non ne puoi fare quello che vuoi. Non devi obbedire a un altro essere umano, devi obbedire alla tua chiamata, devi capire in quale modo, te lo suggerirà un essere umano, o l’ispirazione di Dio, ma devi saperti mettere al servizio.
Queste situazioni sono appena accennate, ma il Signore proprio questo vuole significare iniziando la sua vita pubblica con un matrimonio per mettere in evidenza come la vita debba essere un servizio: copro, anima, spirito siamo tutti dedicati al Signore.
Nella lettura breve di un giorno della settimana della Liturgia delle Ore si trova un brano della lettera di Paolo ai Tessalonicesi nella quale si dice che il corpo è quello che mi ha dato il Signore e che io devo custodire con cura perché io sono il mio corpo; l’anima è la mia capacità di capire, di mettermi in relazione con gli altri, è il mio carattere, ed è fatta per ricevere lo Spirito di Dio che viene a respirare in me: per questo io devo essere il più ‘equilibrato’, rispondendo alla chiamata di Dio per poter essere al suo servizio.
La seconda lettura ci invita proprio al servizio: ognuno metta a disposizione la sua specificità per integraci reciprocamente.
Avete mai pensata a chi era l’essere più vicino a Gesù quando è entrato in Gerusalemme? Non erano quelli che stendevano al suo passaggio i mantelli per terra, non erano i bambini che sventolavano i rami di palma e di ulivo allungandosi per vedere e farsi vedere, non erano i discepoli che facevano largo a Gesù per permettergli di entrare in città, ma era l’asinello sul quale Gesù era e che continuava, tacendo, a portare Gesù sulla groppa in mezzo a tutta quella folla!
San Francesco soleva dire: "Io sono l’asinello di Dio"; qualche volta come asinello io vengo un po’ bastonato, ma mi serve per andare avanti meglio.
Io vi auguro di essere capaci a portare Gesù in qualunque modo, perché questa è la vocazione.
Sant’Ignazio di Antiochia
nella lettera scritta al suo amico Policarpo, vescovo di Smtirne, al capitolo V dice: "Fai in modo che gli sposi possano essere benedetti dal vescovo, perché il matrimonio è un segno forte della predicazione di Gesù".Il matrimonio è’ una grande parabola che Gesù non racconta ma che fa raccontare proprio a voi mariti e mogli, perché attraverso la vostra vita possiate far vedere che il Signore è presente, è gioiosamente presente.
Cerchiamo di ottenere dal Signore la grazia di essere dei buoni asini che portano avanti bene il suo peso, la sua responsabilità e la chiarezza delle sue parole nel mondo di oggi.