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8 aprile 2007
PASQUA di Resurrezione del Signore C
At 10,34.37-43 Col 3,1-4 Gv 20,1-9

LA RESURREZIONE DEI CORPI

Sono diversi i particolari narrati a proposito della risurrezione di Gesù: abbiamo 5 presentazioni, quattro degli evangelisti, una di S.Paolo in diversi tratti delle sue lettere. Messe insieme ci danno una ottima testimonianza del fatto.

Oggi ne sottolineamo una: qualcuno diceva che avevano portato via il corpo di Gesù mentre le guardie dormivano l’hanno portato via, ma, se fosse stato vero, avrebbero portato via anche le bende che ne fasciavano il cadavere e il sudario, che invece erano rimasti nel sepolcro, le une arrotolate e l’altro ben piegato all’altezza di dove era stata deposta la testa. L’idea che la scena dava era quella di un corpo ‘sgusciato fuori’ perché quel corpo aveva ricevuto la vita della perfezione.

Gesù, Dio, l’Eterno è voluto venire in terra per fare un discorso, non solo con i tre anni di predicazione –quelli erano discorsi parziali-, ma un discorso completo con la sua risurrezione.

Ha voluto essere umano fino alla fine: per nascere ha chiesto aiuto a una donna. E’ cresciuto e ha fatto esperienze diverse, si è quasi dimenticato della sua divinità per poter essere umano: interrogava i dottori della legge a 12 anni, poi si è messo a fare i suoi discorsi con la bocca e con la sua attività –i miracoli non sono forse discorsi?- ed ha voluto morire così come ogni persona umana muore e per questo ha accettato quella morte che sarebbe capitata a chiunque avesse predicato in quel momento idee così forti come le sue, a chiunque avesse sconvolto l’ordinamento religioso e politico sociale di una nazione piccola come quella, invasa dall’esercito romano. Così è stata normale la sua condanna a morte da parte dei romani, eseguita con la modalità con cui i romani la eseguivano nei confronti di coloro che non erano cittadini romani e Gesù non lo era. La prova è che Paolo, ebreo, ma nato in Siria in una città che aveva avuto l’onore della cittadinanza romana, quando verrà sacrificato avrà il taglio della testa, senza la sofferenza terribile della crocifissione. Pietro riceverà invece la crocifissione, la stessa pena che veniva inflitta a tutti i barbari e a tutti gli schiavi condannati.

Gesù ha voluto essere umano anche dopo la morte: tutte le religioni pensano che dopo la morte ci sia qualcosa e ognuna fantastica a modo suo. Lui ha voluto dimostrarlo: "Risorgerò e verrà il giorno in cui – lo dice l’evangelista Giovanni nel capitolo quinto e nel sesto- come risorgerò io tutti i corpi usciranno dalla tomba e parteciperanno in pieno alla gloria di Dio".

Risulta quindi che dopo la morte noi vedremo Dio e il nostro corpo verrà messo da parte; ed i primi cristiani avevano capito bene questa lezione, tanto è vero che il posto dove venivano messi i corpi dei cristiani morti perché si disfacessero non veniva più chiamato ‘necropoli’ –città dei mori- ma ‘cemetion’ –in greco ‘dormitorio’- da cui è venuto il termine ancora usato di ‘cimitero’.

I corpi dei cristiani vengono messi nel dormitorio perché è sorte degli umani, non dei cristiani quella di risorgere –i cristiani lo sanno, lo credono e cercano di divulgarlo- quando verrà il Cristo Gesù di nuovo a svegliare tutti perché tutti possano avere la gloria della risurrezione secondo il piano di Dio.

Al centro di questo pensiero c’è il valore del nostro corpo.

Qualcuno pensa che sia un involucro nel quale è imprigionata l’anima. No, il corpo non è una scatola, l’anima non è una prigioniera. Io sono il mio corpo, il mio pensiero, il mio spirito. Io sono io. La morte è un incidente, qualcosa di straordinario che rompe questa unità. Soltanto nel cadavere c’è la separazione tra spirito, carattere e elemento corporale. Non viviamo per quel momento. E’ solo un passaggio: si dorme. Ma il momento forte sarà la risurrezione.

Uno scrittore, Lanza del Vasto –nato nel 1901 e morto nel 1981- era un cristiano come tanti, purtroppo, che viveva la sua cristianità in modo molto superficiale. Terminati gli studi di filosofia, comincia ad avvicinarsi al cristianesimo in modo più serio, ritenendo che valesse la pena di approfondirlo. Così, dopo una decina d’anni, scrive: prima ho capito con la mente che il cristianesimo è una buona speranza per il mondo e che bisogna essere cristiani, poi ho fatto scendere il mio cristianesimo dal cervello al cuore e ho cominciato a guardare in viso Gesù e a volergli bene, sentendo che lui mi vuole bene e allora ho capito che il cristianesimo è una relazione personale. Io devo però conoscerlo e per farlo ho bisogno di leggere, di avvicinare le persone. Il corpo umano è come una foglia tenuta ben larga e aperta per ricevere tanta aria e tanta luce. Ma se tolgo le nervature la foglia si raggrinzisce e secca. Il nostro corpo è la possibilità di comunicare. È una specie di scandaglio che ci permette di uscire fuori da noi stessi per andare oltre. Sembra che sia il nostro confine, ma con gli occhi vediamo le stelle lontane anni luce da noi. Guardando in viso una persona possiamo capire cosa pensa. Con l’orecchio posso ascoltare cosa dice. Se voglio avvicinarmi a un bambino, gli faccio una carezza, se avvicino una persona anziana, l’abbraccio perché si senta compresa. Con la bocca posso parlare e comunicare il mio pensiero e i miei sentimenti ad altri, avvicinandomi alla loro interiorità: attraverso le mie mani, la mia vista, la mia parole, il mio udito.

Il nostro corpo è un dono. Sono io stesso il mio corpo quindi cerco di tenerlo pulito, non solo per conservarlo sano, ma anche per rispettarne la dignità.

Fin dalla preistoria vi è stata la cura per i morti. Ce lo attestano i resti delle tombe. In un museo della nostra Liguria è conservato lo scheletro di un bambino vicino al quale sono presenti tante piccole ossa di animaletti; è da presumere che quel corpo fosse ornato di una piccola pelliccia, segno dell’onore che quel corpo meritava.

Ebbene, quel corpo che noi siamo un giorno sarà nell’eternità e Gesù ha voluto dimostrarlo: il suo corpo essere umano, alla fine della sua vita umana se lo è portato subito nell’eternità.

No sappiamo spiegare che cosa sia l’eternità, sappiamo che nell’eternità il tempo non passa più, sappiamo che non vi sarà più l’attesa continua di qualche cosa di nuovo.

E’ la gloria.

Adesso sappiamo che Lui è arrivato. Sappiamo che la persona che gli era più cara, Maria, la persona che ha messo il suo corpo materno a sua disposizione è stata glorificata in questo modo e sappiamo che anche noi alla fine lo saremo, tutti insieme, quando verrà il momento che nel credo esprimiamo con la risurrezione della carne.

Allora la nostra vita terrena sarà ricostruita in perfezione totale secondo il progetto che Dio ha stabilito per ciascuno di noi, non con i difetti dell’età, non con le mancanze della salute, non con tutto quello che è imperfezione, ma secondo la grazia del Signore, secondo la nostra volontà di collaborare con lui.

Una leggenda dei primi anni del medio evo racconta di un monaco che voleva dipingere il volto di Cristo. Cerca un volto bello da prendere come modello, ma o lo fa troppo bello e quindi inespressivo, o troppo triste, o troppo lieto. Non è contento, così si mette alla ricerca del ‘volto perfetto’ e nel mentre comincia a dipingere ciò che di bello trova nei volti umani che incontra: gli occhi dell’uno, l’ovale del viso di un altro, il sorriso e l’espressione di un altro ancora e così via dicendo. Alla fine ne viene fuori un mosaico perfetto: un Cristo perfetto. Non corrisponde a nessuna persona, ma corrisponde alla totalità delle bellezze che si riescono a vedere nel mondo.

Se questo che vale per una rappresentazione pittorica, lo trasferisco alle varie possibilità di comunicazione, alla possibilità di infondere gioia e speranza, trovo che ognuno di noi, personalmente è parte del corpo di Cristo.

Chi di noi non ha qualcosa di importante da dare, chi di noi non ha un certo modo di fare che può servire ad altri? E’ Gesù che si mette a nostra disposizione per permetterci di avere quelle grazie, quei carismi, quelle possibilità di aumentare il bene che è nel mondo dando l’idea chiara della persona del Cristo vivente.

Lo possiamo far risorgere proprio attraverso il nostro modo di comportarci.

Che il Signore ci aiuti, che ci faccia credere nella sua risurrezione per poterla realizzare adesso soltanto in piccola parte, in attesa di realizzarla in pieno quando arriverà la nostra ora.