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15 aprile 2007
II Domenica di Pasqua C
At 5,12-16 Ap1,9-11.12-13.17 Gv 20,19-31

... IO MANDO VOI!

L’insegnamento di Gesù contiene moltissimi elementi ai quali si può arrivare semplicemente con la nostra ragione: pensiamo a quello che normalmente viene chiamato ‘bene comune’ o ‘bene naturale’. Anche lo stesso concetto che tutti noi formiamo una ‘famiglia’ è un concetto che può prescindere dall’avere Dio come Padre. La ‘verità è un valore’ , anche se prescindiamo dall’insegnamento di Gesù che ci dice che ‘la verità ci farà liberi’ che lui stesso è ‘la via , la verità e la vita’.

L’insegnamento del vangelo, però, aggiunge qualcosa a tutto questo.

Se pensiamo di vivere il vangelo perché ci dice di non rubare, di non uccidere, di non dire il falso, siamo ancora lontani, perché Gesù a un certo punto ha detto un cosa molto importante: "Il Padre ha mandato me, io mando voi". E l’ha detto proprio il giorno della sua risurrezione, come a significare: "Vi mando con questa autorità: io sono venuto dal Padre e divinamente mi sono messo a vostra disposizione e per farlo ho preso anche natura umana –natura umana che ho sacrificata e che adesso glorioso mi sono ripresa: guardate le mie mani e il mio petto squarciato. Ma la mia natura divina ha un valore immenso: vi rappresenta tutti. Io vi ho salvato. Ma tutto questo non basta contemplarlo. Ora dovete andare voi!"

Non è un ricatto, è un atto di fiducia, di bontà, è un incarico forte: "Andate nel mondo come io sono venuto nel mondo. Io ho fatto tutto, ora fate anche voi, non qualche cosetta, ma tutto: la vita i famiglia, il vostro lavoro, le vostre amicizie, tutto!

In questo consiste la consacrazione del battesimo: voi formate il mio corpo: siete immersi in me. Ora come mio corpo, fate le mie opere. Non dobbiamo fare granchè di speciale, però dobbiamo essere legati veramente a lui, sapendo che noi lo rappresentiamo sempre nella strada che porta al Padre.

Sto leggendo un libro "Mendicante di luce": è scritto da un uomo che era cristiano come tanti, quasi per convenzione e perché comunque il cristianesimo era pieno di ‘cose sagge’. E’ un personaggio famose per le sue opere artistiche, sposato a un’artista, cantante e pittrice. Si tratta di Masterbee, uno svizzero che ha vissuto per lunghi periodi in Italia. Questo libro è stato scritto circa 4 anni fa. Racconta della sua esperienza, del suo viaggio in Asia alla ricerca di approfondimento dei concetti religiosi, dove si è reso conto come i principi del vangelo siano vissuti in modo naturale, sì, ma anche profondamente.Racconta del suo incontro con un profondo guru, il quale a un certo momento gli dice: " Ma tu sei cristiano? Torna allora da dove sei partito perché se sei autenticamente cristiano, non solo ascolti la Parola del tuo maestro –Gesù- ma fai parte del suo corpo e se sai di essere un membro del suo corpo, lo devi fare anche vedere".

Al momento Masterbee ha accolto questo invito soltanto come belle parole, ma più tardi tutto questo gli ritornerà in mente e nel cuore e comincerà ad essere intensamente cristiano ed in questi ultimi anni non fa altro che parlare di Gesù Cristo attraverso le sue opere d’arte, perché ha scoperto che il cristianesimo non basta tenerselo dentro come fondo dell’anima, bisogna viverlo, metterselo nelle mani.

Ed è proprio questo che Gesù vuole dirci con questa apparizione: il cristianesimo va vissuto.

E va vissuto in modo completamente pulito, perché siamo innestati in Cristo.

Nei musei vaticani c’è una stele orientale con la più antica iscrizione cristiana descrittiva. Per comprenderne l’importanza, è necessaria una premessa: i primi cristiani usavano la figura del pesce per indicare Cristo di nascosto dai pagani. Pesce in greco, infatti, si dice ‘ixthus –che è anche un acronimo di ‘Gesù Cristo figlio di Dio Salvatore’. Ebbene, nell’iscrizione è ricordata la visita a Roma di Abercio –vescovo di Gerapoli in Asia Minore- nel 160 circa e, tra l’altro è scritto pressappoco così "Ho incontrato un pesce casto, che diventa alimento che dà vita; me lo ha dato una vergine casta" –la Chiesa.

Mi fermo un momento sulla parola ‘casto’: castità per noi oggi è sinonimo della virtù che riguarda le nostre forze generatrici, il sesso. Per i primi cristiani invece la castità riportava all’idea della ‘pulizia’, pulizia in tutti gli aspetti del nostro modo di fare. Le ‘mani pulite’ del nostro tempo, corrispondono proprio all’espressione cristiana di ‘pulizia’, di ‘castità’. Gia a quel tempo si diceva che se si hanno le mani pulite non si accettano regali per fare opere ingiuste ed il cristiano sentiva come proprio l’impegno di essere pulito.

Gesù per incoraggiarci con la sua risurrezione, lo ha fatto vicino a gente che non era del tutto pulita: pensiamo alla poca fiducia degli amici: erano in 12 ed uno l’aveva tradito per denaro e si stava impiccando. Un altro, Tommaso, non crede a chi gli dice di aver visto il maestro, pensando di essere superiore e di accettare di credere solo dopo averlo visto personalmente ed averlo toccato nelle ferite della croce. Per arrivare poi alla corruzione delle guardie del sepolcro che vengono invitate a mentire perché dicessero di non aver visto niente e promettendo di corrompere anche i loro capi nell’ipotesi di eventuali castighi.

Poca pulizia. Ma Gesù è venuto per fare vedere che lui è pulito, e che è disposto a pulire ciò che pulito non è con la sua ‘misericordia’. Tommaso avrebbe dovuto fidarsi della testimonianza degli amici; invece si sente superiore. Ma quando incontra Gesù che gli dice: "Tocca" , non mette più le mani nel costato come aveva assicurato di voler fare, ma fa una magnifica professione di fede e Gesù con la sua misericordia lo tocca veramente nel cuore.

Non dobbiamo avere paura dei nostri difetti, delle nostre occasioni, non dobbiamo aver vergogna di quello che ormai è passato. Il Signore Gesù è venuto, è salito in cielo, ma ha lasciato anche un altro grosso segno.

Rileggiamo questo pezzo di vangelo: " Ha alitato" su di loro –ha soffiato, ha mandato il suo respiro su di loro- e poi ha detto: "Il mio respiro è il respiro del Padre. Ricevete il respiro di Dio, il respiro santo, -lo Spirito santo-

Spirito vuol dire soffio, respiro.

Poi i teologici parleranno di persona; ci servirà per capire, ma per favore non mettete il Padre in una scatola e il Figlio e lo Spirito in altrettante scatole. Vedete Dio che è presente, Dio che ci viene incontro, che ci vuole veramente illuminare, trasformare e poi… "come ha fatto Gesù, fate anche voi".

Non si tratta di fare cose speciali, di camminare un metro sopra la terra per non sporcarci le scarpe. Lo sporco c’è; ci sporcheremo le scarpe; l’importante è non respirare nel fango; l’importante è essere gente bene incamminata verso la verità.

Sulla pista di un aeroporto, sotto la scaletta dell’aereo appena atterrato ci sono una trentina di persone. Aperto il portellone, appare un giovane che viene accolto da una grande ovazione. Scende, attorniato dalla folla ed accenna ad una canzone, Tutti applaudono calorosamente: è un cantante famoso che sta rientrando da una tourné all’estero. Poco distante dal gruppetto di persone, c’è una anziana donna. Dopo che le persone festanti si sono allontanate, scende dalla scaletta dell’aereo un prete di circa 60 anni. Guarda, la mamma è ancora lì, le si avvicina e l’abbraccia. E’ un prete che sta tornando dopo trenta anni di missione. "Io torno dopo 30 anni –osserva- e trovo solo te, mamma ad aspettarmi. Quello torna dopo appena un mese e trova una folla. Che differenza c’è?" La mamma risponde: "La differenza sta nel punto di arrivo. Quello crede di essere arrivato a casa e allora gli fanno festa. Tu a casa non ci sei ancora, perché a casa ci andremo quando ci chiamerà il Signore. Lo hai predicato per 30 anni a chi sa quanta gente, adesso vivilo anche tu."

Si, noi siamo incamminati verso una casa. Qui abbiamo tante cose da fare, ma è la nostra casa che ci aspetta.

E’ per indicarci quella strada che il Signore è venuto.