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27 maggio 2007
DOMENICA DI PENTECOSTE C
Atti 2,1-11 Rm 8,8-17 Gv 14,15-16.23-2

«CRISTIANI DIMEZZATI»

"Io me ne vado – aveva detto Gesù – vi manderò lo Spirito Santo. Vi suggerirà la verità tutta intera. Sarà Dio con voi.

Vorrei commentare questa realtà applicata alle parole di Gesù, con una immagine che resti impressa. La traggo da un piccolo libro dal titolo originale e molto significativo: "Un cristianesimo dimezzato", di Carlo Calori e Pietro Quattrini.

Si può pensare a Gesù in modi diversi, dicono gli autori.

- C’è l’uomo Gesù, nato a Betlemme da Maria, vissuto a Nazaret, morto in croce in un certo periodo storico dopo aver predicato e fatto miracoli, che è risorto, salito al cielo, che se ne è andato. E’ il Gesù di 2000 anni fa. Se seguo Gesù uomo, seguo un uomo grandissimo, ma che è morto 2000 anni fa.

- Lo stesso Cristo Gesù ci si è presentato come il Logos, la Parola Eterna di Dio, come il Figlio di Dio, perché è Dio. Posso credere profondamente in lui, ma la mia adesione resta solo nella mia mente.

Lo stesso Gesù uomo e Dio, che è la stessa persona, rimane sempre "qualcosa di altro", staccato da noi. Possiamo conoscere benissimo la storia di Gesù e credere in Gesù Dio, accettando la sua parola e diffondendola, ma, se ci fermiamo qui, Dio resta fuori del nostro mondo. Se ci fermiamo qui, noi siamo "cristiani a metà", viviamo un "cristianesimo dimezzato".

Perché? Che cosa ci manca? Che cosa ci vuole?

- Ci vuole il Cristo di oggi. Il Cristo di oggi si chiama Chiesa. Il Gesù di 2000 anni fa ha cominciato. Poi ha detto: Io mando voi – e se ne è andato.

Gesù "intero" è il Gesù Logos: è il Gesù di Nazaret, che è anche il Gesù che opera oggi, con noi, attraverso la sua Chiesa. Gesù aveva un volto, oggi ne ha migliaia e migliaia, di volti. Capite che cosa vuol dire vivere un "cristianesimo completo", essere un "cristiano completo"?

La completezza è vivere sapendo che la vita di Dio è in noi e ci permette di far continuare a Cristo il suo vivere "oggi", per mezzo di noi. Perché Gesù ha detto che sarà sempre con noi, che lo Spirito Santo ci farà capire la sua Parola e che le opere che egli, Uomo Dio, ha compiuto, le compiremo anche noi, o, meglio, lo Spirito Santo le compirà in noi e per mezzo nostro le presenterà al mondo.

Lo Spirito Santo che è lo Spirito di Dio, il respiro del Padre, lo Spirito di unità, l’unico Dio, si inserisce in ciascuno di noi e poiché è l’unica anima di Dio, ci tiene uniti e fa sì che noi siamo un solo corpo, l’unico Corpo di Cristo.

E’ lo spirito che ci trasforma e ci fa figli, tutti figli dello stesso Padre, uniti nel corpo del Figlio. E’ lui che, in noi, ci fa chiamare il Padre « Abbà » (Papà, Babbo, Papi, Pa’), secondo il nostro lessico famigliare da bimbi. L’abbiamo sentito da Paolo, nella seconda lettura.

Nella Liturgia delle Ore di oggi (Pentecoste), S. Ireneo mi dice che lo Spirito di Dio, incarnandosi nell’umanità di Gesù, "si è abituato con lui a dimorare nel genere umano, a riposare tra gli uomini e ad abitare in essi rinnovandoli dall’uomo vecchio alla novità di Cristo".

, Lo Spirito Santo ci rinnova e ci trasforma.

E’ per questo che S. Paolo, nella lettera ai Colossesi, al cap. 3, ci dice: « Vi siete spogliati dell’uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova… Qui non c’è più Greco o Giudeo, barbaro o Scita, schiavo o libero, ma Cristo è tutto in tutti ».

Ci trasforma in UNITA’. Ireneo, nella lettura che ho appena citato, ha delle immagini bellissime al riguardo.

- Lo Spirito Santo – egli dice – è come l’acqua che la donna, quando impasta, versa sulla farina, e poi la lavora. Pian piano i granellini non si disperdono più nell’aria, si uniscono, si forma un’unica pasta. "Così neppure noi, moltitudine disunita, potevamo diventare un’unica Chiesa in Cristo Gesù senza l’« Acqua » che scende dal cielo.

- Lo Spirito Santo è come l’acqua che scende, quando piove, sulla terra arida. Irrora le zolle, le ammorbidisce, i semi iniziano a germinare, germoglia la vita. « Così anche noi… non avremmo mai portato frutto di vita senza la « Pioggia » mandata liberamente dall’alto.

Questo è lo Spirito Santo, che ci trasforma nell’unico Corpo di Cristo. Ma perché ciò avvenga, ognuno deve essere bagnato, anzi impregnato di questo Spirito Santo.

Lui vuol riposare in noi, dobbiamo lasciarlo riposare dentro di noi, dobbiamo permettergli di far silenzio o di parlare. Vuole lavorare in noi e con noi, dobbiamo lasciarlo agire, dobbiamo permettergli di incarnarsi davvero dentro di noi, per renderci autenticamente cristiani.

E’ lo Spirito di Gesù Cristo che vive oggi.

Gesù si è incarnato in una sola persona ed ha avuto un solo volto.

Oggi Gesù per mezzo del suo Spirito che si incarna in milioni di persone, ha milioni di volti…

Così lo Spirito ci dà i suoi DONI perché, come dice anche Ireneo, "lo Spirito di Dio è Spirito di sapienza e di intelligenza, Spirito di consiglio e di fortezza, Spirito di scienza e di pietà, Spirito del timore di Dio".

Sono i sette doni dello Spirito Santo. Li abbiamo studiati a catechismo, li conosciamo forse a memoria, ma non serve saperli, bisogna viverli, vivendo con lo Spirito Santo.

Ci dà la SAPIENZA
che ci aiuta a capire le cose e i valori, a scegliere bene quello che dobbiamo fare, ad essere equilibrati.

Ci dà l’INTELLIGENZA
che ci fa capire pian piano, sempre più le cose di Dio, per conoscere la VERITÀ e ricordare quello che serve di più a noi.

Ci dà il CONSIGLIO
per saper ricevere e dare suggerimenti buoni, per imparare a sentire come attraverso altri io posso migliorare le mie azioni o come posso aiutare altri. Ci insegna a penetrare l’anima e la profondità degli uomini.

Ci dà la sua FORTEZZA
il suo coraggio, l’ha data ai martiri, la dà anche a noi, nei momenti della difficoltà e della prova.

Ci dà la SCIENZA
che non si esprime con le formule degli scienziati, ma è conoscenza delle cose, la capacità di ammirarle, come doni di Dio, non per ubriacarsene ma per servirsene bene, conoscendone il VALORE.

Ci dà la PIETÀ
che è essenzialmente partecipazione ad una vita fraterna di famiglia, ben disposti e SOLIDALI verso tutti, teneri verso il Padre comune e verso i fratelli.

Ci dà il TIMOR di DIO
che riassume tutto, e non è paura di Dio, ma il timore di offenderlo, di sbagliare, di non aver capito bene. Ci invita pensarci su, a cercare di essere un po’ più coerenti, un po’ più completi.

Cosa possiamo fare, allora?

Vieni, Spirito, vieni. Fatti sentire qualche volta.

Dacci la possibilità di essere cristiani non a metà ma completi, per essere gioiosamente partecipi di questa vita di famiglia.