PRECEDENTE  LE OMELIE DI DON GIUSEPPE CAVALLI  SEGUENTE

3 giugno 2007
SS. TRINITÀ T.O. C
Pro 8,22-31 Rm 5,1-5 Gv 16,12-15

DIO È RELAZIONE

Lo Spirito mette in noi la pazienza perché la esercitiamo e perché dalla pazienza scaturisca la speranza. E’ l’azione di Dio su di noi; è la grande novità cristiana a proposito della conoscenza di Dio e a proposito della nostra stessa realtà.

Da sempre nel mondo –esclusa questa nostra strana Europa- la gente ha cercato di capire qualche cosa del grande mistero dell’universo, della grande saggezza che, con equilibrio e precisione ha creato il cosmo e ha posto tutte le cose e le aperte all’uomo, che, se vuole, può capirne qualcosa –sempre in progressione, qualcosa di più.

Pensiamo ai millenni che sono passati prima che l’uomo scoprisse che per avere il fuoco poteva prescindere dai fulmini, ma bastava sfregare delle pietre particolari. Pensiamo alla grande intuizione e poi invenzione della ruota, che ha cambiato la storia dell’uomo.

L’uomo è un nulla, è vero, in confronto alla grandezza dell’universo e di Dio, ma, a differenza di tutti gli altri esseri viventi creati, ha la possibilità di progredire.

Pensiamo alle operazioni chirurgiche: quando Colombo approdò nelle Americhe scoprì che in Perù in passato avevano fatto operazioni addirittura al cervello (furono ritrovati crani con placche d’orO inserite).

Ed il progresso non è finito, la capacità di quella piccola ‘formicuzza’ che è l’uomo di fronte al cosmo di capire sempre qualcosa di più continua!

E’ Dio che ha dato all’uomo questa capacità di ricerca. E l’uomo è sempre andato alla ricerca!

Gli ebrei avevano avuto una rivelazione: è un creatore, si chiama Jahvè –Colui che è- nome misterioso. Poi è venuto Gesù e ci ha spiegato qualche cosa: è il Padre e mi ha mandato.

Allora: Non solo è ma è anche movimento : c’è un Padre che ama se stesso - è Figlio - e l’amore che c’è tra di loro è soffio, respiro, il Suo respiro.

Gesù ha detto: io l’ho portato a voi: questo respiro di Dio vive in voi e voi potete essere abitati da Lui,da me e anche dal Padre. Come io l’ho detto a voi, così voi date voce alle mie parole e portarle nel mondo.

Allora non è più un dio che è lassù e che viene cercato da tutte le religioni, ma è un dio che scende quaggiù senza lasciare la sua grandezza, la sua eternità: viene da noi e è con noi, è in noi.

E lui respira la nostra vita e poi ci chiede di farlo conoscere, di respirarlo, di tacere per sentirlo.

Origene uno dei più abbondanti e chiari predicatori dice: è proprio lui, il respiro del Padre e del Figlio che viene dato anche a noi. Già nella Scrittura veniva preannunciato. Nel commentare il Cantico dei Cantici, trova che i due innamorati non sono altro che Dio Padre che ama la sua Chiesa e insieme si rincorrono, si nascondono e poi si scoprono e respirano insieme e c’è un vento che non è altro che la presenza dello Spirito santo che vive. Allora Dio è amore, Dio è Parola, Dio è respiro.

Perché sono tre? Perché così ce li ha detto Gesù.

Pensiamoli, viviamoli, cerchiamo di realizzarli.

San Paolo diceva che è incarico, ministero, carisma, dono. Dono che non deve rimanere dentro, ma deve essere distribuito agli altri, non solo con la Parola, ma con la propria vita, con il proprio servizio, con la propria attenzione.

Ieri ho celebrato la messa come tutti i sabati alle tre nell’ospedale qui di fronte. C’era tra gli altri un uomo cieco che, a un certo punto mi ha detto: "Io sono cieco, ma penso positivo"

Mi hanno colpito queste parole. Dovrebbero essere le parole di ogni cristiano, consapevole di essere illuminato da Dio e di doverlo portare nel mondo.

Qualcuno si stupisce quando sente parlare Paolo dei ‘santi che sono a Corinto’: non sono i santi tradizionali immortalati nei quadri o nelle statue, ma sono i cristiani di Corinto, siamo noi oggi! Sono quelli che portano lo Spirito Santo, quelli che ascoltano la Parola, quelli che sono incamminati verso il Padre. Sono quelli che sono in relazione con il Padre che è santo, con la Parola di Gesù che è santa, con lo Spirito Santo che respira santità dentro ognuno.

Un piccolo apologo: Nello scompartimento di un treno c’è un cieco. Ad una stazione entra nello scompartimento una ragazza accompagnata da qualcuno che poi scende. Il cieco avverte che è entrata una persona e chiede che tempo fa fuori. La ragazza risponde di guardare lui stesso dal finestrino. L’uomo, nascondendo la sua cecità, finge di guardare e con un’espressione generica osserva: "Eh, sempre il solito tempo…" Poi iniziano a conversare parlando delle ultime notizie dei giornali. L’uomo chiede alla ragazza dove sarebbe scesa. Lei risponde a quale stazione la sarebbero venuta a prendere. L’uomo soggiunge che è meglio sempre farsi accompagnare, dal momento che lei è così giovane e bella… Arrivata la stazione, qualcuno sale a prendere la ragazza ed insieme scendono. Ma alla stessa stazione qualcun altro entra nello scompartimento e subito commenta: "Non so se io sarò all’altezza della ragazza per farle compagnia." "Sì, risponde il cieco. Era proprio giovane e bella". "Peccato, risponde l’altro, aveva degli occhi proprio belli, ma purtroppo è cieca!".

Sì, i due avevano comunicato bene, ma non si erano detti l’un con l’altro la cosa più importante!

Dio non è così: Dio è comunicazione. Dio è relazione. Dio vuol far sapere e ce lo comunica.

Tocca a noi a far silenzio per ascoltare. Tocca a noi cercare di capire sempre qualcosa di più. Non potremo mai capire tutto, perché Lui è infinitamente grande, ma se ci si apre a lui, Lui ci suggerisce e si cominciano a fare le sue opere.

"Come ho fatto io , fate anche voi. Il Padre ha mandato me e io mando voi"

Ecco nel mondo c’è bisogno di Dio.

E ‘inutile che noi diciamo che Dio tace.

Dio parla, ma non si fa capire da tutti; si fa capire soltanto da alcuni che sono suoi amici e che vogliono essere suoi amici.

Noi ci vantiamo di esserlo. Facciamo in modo che Dio parli per mezzo nostro, che Dio comunichi, che Dio ascolti, e poi in base a quello che noi abbiamo detto ci suggerisca quello che la gente vuole sapere.

Molti vorrebbero sapere perché Dio tace, ma Dio parla attraverso di noi. Non ce ne vogliamo vantare, vogliamo semplicemente far sentire che Dio c’è e che Dio opera.

I miracoli che Dio ha fatto possiamo farli anche noi oggi, facendo vedere che un po’ di bontà, un po’ di infusione di speranza, un po’ di pazienza nel mondo Lui la porta aiutando noi a portarla.