PRECEDENTE  LE OMELIE DI DON GIUSEPPE CAVALLI  SEGUENTE

17 giugno 2007
XI DOMENICA T. O. C
Sam 12,7-10.13 Gal 2,16.19-21 Lc 7,36-8,3

DIO C’È!

Le letture di oggi hanno tante immagini, parabole, personaggi. Non lasciamoci distrarre dalle troppe situazioni concrete e anche un po’ insolite di vita. Tutto è concentrato intorno ad un’idea: DIO C’E’. E’ facile che noi ce ne dimentichiamo e ci agitiamo, perché non riusciamo a sentirlo ed a sentirci immersi in lui, ma Dio c’è, e ci cerca, e ci viene incontro.

Il Salmo N° 2 del Salterio ci mostra Dio che dall’alto contempla il mondo e vede la gente che si agita e vive come se lui non ci fosse, come se non fosse lui che dona e permette tutto.

Così, "se ne ride chi abita i cieli". Dio ride.

Mi viene da pensare a due piani. C’è un piano alto, in cui c’è Dio, che sa tutto, vede tutto, dona tutto, e c’è un secondo piano, in basso, in cui ci siamo noi, che a volte ci dimentichiamo di lui, a volte abbiamo l’impressione di essere soli e ci disperiamo, che non pensiamo che la nostra vita avrà un termine, e poi…

Ma c’è un passaggio tra i due piani. Dio, che è tutto, scende addirittura di persona, per cercare l’uomo.

Il Salmo N° 21, che è un annuncio della passione di Cristo che avverrà secoli dopo, ci mostra Dio che ha assunto la nostra umanità ed è diventato un collega di sofferenza. "Hanno forato le mie mani ed i miei piedi,/ posso contare tutte le mie ossa".

Nella sofferenza Cristo, Parola di Dio, prega Dio nell’Eternità.

Il primo piano si collega al secondo piano, lo avvolge.

Il Salmo N° 22, che viene subito dopo, ci mostra la tenerezza di Dio pastore che cammina con noi e ci dà dolcezza e sicurezza – Tu Signore sei il mio pastore, cammino con te, mi porti in luoghi di pace. "Davanti a me tu prepari una mensa" che durerà per sempre.

Non vado avanti. Nei salmi trovo tanti altri di questi collegamenti. DIO C’E’. Dio infinito scende tra di noi, viene incontro a noi, ci cerca e viene addirittura ad abitare con noi.

Vi sottolineo la frase di Paolo della seconda lettura: "Io vivo, ma non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me" (Gal 2.20). Paolo era un integralista anticristiano, ma Dio l’ha cercato e toccato, ed ora è "Cristo che vive in lui". E’ stato perdonato e liberato.

Un po’ tutti, nella nostra vita, anche se non nella maniera straordinaria di Paolo, siamo cercati, avvicinati e toccati dal Signore, che vuol renderci liberi, spogliandoci dalle nostre indegnità e schiavitù, vuol vivere con noi, vuol darci il suo perdono.

Sì, perché questo Dio, che è presente, ad un certo punto ci fa capire che lui è presente con la sua caratteristica principale, il suo "connotato": l’AMORE. Dio ci ama. Noi a volte non lo amiamo, ma lui ugualmente ci ama, nonostante il nostro "non amore". Lui ci ha donato già tutto e vuol donarci ancora di più. Vuol darci il suo PERDONO, cioè iper-dono, un dono che si fa - super-dono- oltre il dono. Ha perdonato il re Davide, ha perdonato Paolo, ha perdonato la peccatrice…

Ci aspetta e ci cerca per darci il suo "perdono". Ma – ci dice – ho bisogno che vi apriate, ho bisogno che vi inteneriate, per riceverlo. Sono io che vi salvo, sono io che vi dono il perdono, ma ho bisogno che voi vi mettiate un po’ meno ricchi di voi stessi per colmare le vostre mancanze con quello che sono io.

Un dei primi scrittori della Chiesa, Erma, nella sua opera, Il Pastore, parla di molte sue visioni. In una di queste vede sei angeli che costruiscono una Torre (allegoria della Chiesa) con tante pietre quadrate, aderenti l’una all’altra (allegoria dell’umanità). La Torre è costruita sull’acqua, che rappresenta il Battesimo, la Penitenza, la Purificazione.

Nella costruzione della Torre – dice Erma – solo le pietre quadrate vengono scelte. Ci sono pietre belle, tonde, sferiche, che vengono buttate via. -Perché?- Sono complete in se stesse, non sanno aderire. Alcune però cadono nell’acqua della purificazione. Vengono tirate su spaccate, adattate, sino ad avere due facce piatte. Sono pietre che hanno fatto "penitenza". Ora vanno bene per la Torre.

Le pietre sferiche, se non vengono ritagliate e non perdono qualcosa di sé, non possono diventare aderenti. Quelle pietre erano troppo ricche di sé. Non erano adatte. Sono state torturate per essere messe a posto ed ora vanno bene.

Abbiamo anche noi la capacità di essere spaccati in qualche modo per essere capaci di aderire? A volte questo ci richiede sofferenza, dolore: dolore di pentimento, dolore fisico, dolore morale. A volte ci richiede tanto sforzo. Ma non è lo sforzo, non è il dolore quello che davvero conta. Ciò che conta è la capacità interiore di amare.

S. Tommaso D’Aquino, il più grande teologo cattolico, parlando dei doveri morali e del merito che possiamo farci di fronte a Dio, dice: Il merito non è dato dal grande sforzo, ma dal grande amore.

Tanto più siamo ricchi dell’immensità dell’amore di Dio che abbiamo assorbito, tanto più siamo capaci di meritare di fronte a Dio. E’ l’amore di Dio in noi che ci trasforma.

La donna di cui parla il Vangelo, nota come peccatrice, "ha molto amato". Rivolgendosi a Simone, il fariseo che ha invitato Gesù e che tra sé lo critica – se sapesse che donna è questa… - dice chiaramente: "Le sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato".

Il gesto della donna di lavare i piedi al Signore non è stato un gesto eccezionale, ma, per quei tempi, un gesto di normale accoglienza. I piedi normalmente erano nudi o pochissimo calzati, perciò impolverati e stanchi. Era un gesto di accoglienza pulirli e rinfrescarli con un poco d’acqua. Anche le persone non erano sedute come noi con i piedi a terra, ma quasi sdraiate su un divanetto e i piedi sollevati per cui non è stato difficile, alla donna, avvicinarsi ai piedi di Gesù.

Era una donna che nella sua vita aveva già molto amato, ma in maniera disordinata, fine a se stessa, lontana da Dio. Ad un certo punto sente di dover trasformare questo amore e farlo diventare Amore che viene da Dio perché Dio stesso è Amore. L’amore di questa donna, diventa Amore di Dio attraverso i piedi di Gesù, che bagna con le sue lacrime, asciuga con i suoi capelli.

"Prodigio tal mai rimirò natura" – scrive un poeta del 1600 – "bagnar coi soli ed asciugar coi fiumi"… I soli sono gli occhi, i fiumi i lunghi capelli. Gesù trasforma quel gesto di amore vero e la trasforma. "Ti sono perdonati i tuoi peccati". E ancora le dice:"La tua fede ti ha salvata: va’ in pace!".

Davide Maria Turoldo, il prete poeta, morto qualche anno fa, commentando questo brano di Vangelo, alla fine dice, in poesia: Questa è la nostra fede: lasciarci solo salvare da te. Lasciarci amare per salvarci

E’ importante essere capaci a lasciarci amare dal Signore. E’ l’inizio della nostra preghiera. E’ l’inizio della nostra fede.

A volte ci chiediamo cosa vuol dire "credere fortemente". Vuol dire: Signore, amami! Signore, sono a tua disposizione. Non voglio opporre sbarramenti al tuo amore.

Allora, non penso più a quella donna, non penso più al fariseo che la criticava e non capiva il Signore: penso a me stesso e giudico me stesso, perché non so se riesco a farmi amare dal Signore come lui vorrebbe. Lui è l’Amore universale, totale, infinito. Quanto ce ne sta in me del suo Amore?

- Signore, siamo bambini che vogliamo crescere.

Aiutaci a dilatare il nostro cuore per riempirlo del tuo Amore, per poter davvero fare ciò che tu vuoi.

DIO C’È, ed è AMORE, è MISERICORDIA, è PERDONO.