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8 luglio 2007
XIV Domenica T.O. C
Is 66, 10.14 Gal 6,14.18 Lc 10,1-12.17-20

IL CRISTIANO NELLA VITA SOCIALE

Anche quest’oggi mi sono portato il lungo testo dei vescovi italiani che contiene le osservazioni sul mondo d’oggi e alcune proposte per una vita autenticamente cristiana.

Mi serve per commentare il viaggio che stiamo facendo, domenica per domenica, seguendo Gesù verso Gerusalemme, secondo il racconto di Luca, dalla Galilea, passando attraverso la Samaria e poi la Giudea dove sarà messo in croce, ma dove anche risorgerà. Passo dopo passo, ogni passo un avvertimento, ogni avvertimento una proposta per la nostra vita cristiana.

Per qualche tratto del cammino ai dodici si aggiungono altri che stanno con Gesù qualche giorno. Come oggi: ci sono molte persone che vogliono bene a Gesù, vivono la loro vita normale, si entusiasmano pensando di fare qualche cosa di straordinario, ma poi, pensando che Gesù se ne è andato e non si possa fare più niente. Ma il Signore è chiaro: "Se avete accolto la mia Parola, state sempre con me. Non è necessario fare la mia vita. Rimani pure a casa tua, continua a fare le tue solite cose in famiglia, nell’ambiente di lavoro, nella società. Seguirmi non vuol dire fare dei passi con i tuoi piedi, ma vuol dire seguirmi con la tua mente, con il tuo cuore, prestando attenzione non solo a te stesso, ma anche agli altri"

E l’episodio del vangelo proprio questo ci vuole dire: C’era altra gente insieme a Gesù. Gesù ne sceglie 72 al di fuori dei dodici suoi discepoli. Erano persone che avevano capito il suo messaggio e Gesù vuole che si impegnino perché altri lo capiscano. Non è un viaggio lungo quello che propone loro, forse un giorno, due o tre –non di più certamente- (senza bisaccia e senza un ricambio di vestito, come si fa a vivere?) Non portatevi bisaccia, non portatevi due tuniche. Andate e ritornate. Salutate la gente, non perdete tempo, parlate del Regno di Dio. L’ospitalità serve solo per passare la notte. Non accettate inviti di qua e di là. Quello che è importante è annunciare il Regno di Dio e che Gesù sta per venire. Raccontate le cose più importanti e fatele vedere.

Quali sono queste cose importanti?

Le trovo nel documento dei vescovi, dal quale traggo soltanto due parole:

  1. Vita affettiva : comunicare il vangelo dell’amore attraverso l’esperienza umana degli affetti. Dio ci vuole bene e noi lo dobbiamo fare vedere. Come? Mettiti a disposizione, lascia qualche cosa, fa vedere che ti interessi della gente e se non lo puoi fare vedere agli altri, fallo vedere nell’interessamento a quelli che hai vicino, soprattutto nella vita della famiglia. E’ per questo che la chiesa si interessa molto della famiglia perché, a volte senza sforzo, altre volte con qualche sforzo, nella famiglia devono avere posto l’affetto, la comprensione, il perdono. Il Signore è sempre disposto a perdonare, anche tu sii disposto a perdonare, a lasciar correre, ad aspettare, anche se c’è da soffrire.
  2. A proposito della sofferenza, nel commento al libro di Ezechiele (cap. 6 par. 6) di Origene –il più grande commentatore della Sacra Scrittura vissuto ad Alessandria d’Egitto- ho trovato scritto che anche Dio Padre soffre la passione dell’amore. Sembra impossibile che Dio creatore, giudice, perfetto possa soffrire. Soffre anche lui. Prima ancora di amare l’umanità egli ama in se stesso suo Figlio e lo ama riamato in modo così intenso che addirittura l’Amore è una persona –lo Spirito Santo- e questa sofferenza del Padre che vuole amare la vive soprattutto verso l’umanità –ci ha fatto liberi e quando noi non siamo capaci a usare la nostra libertà egli soffre in modo tale da dover addirittura donare suo Figlio perché noi possiamo capire la sua sofferenza. Ha donato suo Figlio in modo tale che vivesse la nostra vita, vita di gioia, di accoglienza, di amicizia, ma anche di sofferenza, di attesa, di tristezza. E’ il Dio che soffre e manda suo Figlio a soffrire in mezzo all’umanità perché l’umanità non capisce, non sempre comprende.

    Vita affettiva: Il Signore lo rivela a noi perché noi non ci ribelliamo di fronte alle nostre naturali difficoltà, ma, anzi, ci interessiamo ai fratelli e all’umanità che ci sta vicino e soffre.

    Come? Ecco una seconda parola dei vescovi:

  3. Cittadinanza : Interessarsi del mondo nel quale viviamo, senza sfruttarlo egoisticamente, ma mettendoci a disposizione. Oggi giorno la nostra vita cristiana di cittadinanza noi la viviamo soprattutto nella politica. E’ questa una Parola che subito mette sospetto. Ma non deve essere così: noi dobbiamo vivere la vita sociale, e lo possiamo fare proprio partecipando alla vita politica. Politica vuole dire la vita della città nella quale viviamo, della regione, della nazione in cui la nostra città si trova e siccome sono oggi importanti i legami internazionali, anche del continente nel quale siamo inseriti, l’Europa. Dobbiamo partecipare a tutto questo. Qualcuno partecipa in modo più da protagonista perché incaricato di farlo, altri semplicemente esprimendo la direzione in cui si vorrebbe andare. Non tutti la pensiamo allo stesso modo. È vero, ma tutti dobbiamo pensare a queste cose e non chiuderci dietro una pessimistica valutazione della politica come ‘sporca’. Non è la politica ad essere sporca, ma un certo modo di farla ed anche disinteressandoci alla politica è un fare politica sporca, perché si lascia il campo libero ad altri che si possono approfittare della trascuratezza e del disinteresse generalizzato. Molte volte la politica diventa anche indirizzo morale, molte volte diventa indirizzo educativo, oppure indirizzo di comunicazione. Dobbiamo interessarcene, anche per informarci, perché si tratta della nostra vita comune. Il vangelo va vissuto oggi, non va letto nelle pagine dei secoli passati. Gesù quando entrava in una città si interessava della vita di quella città e a qualcuno dice: " Scuotete la povere dai vostri piedi se quelli non vi accolgono, se non accolgono il regno di Dio. Fatelo vedere e poi non prendetevela, andate da un’altra parte. Non prendete niente, non girate per le case, fate in modo che gli altri vi capiscano e se non vi capiscono ci sarà qualcuno più intelligente di te che si farà capire."

E’ importante questo perché il Signore ha bisogno di essere incarnato oggi e incarnato vuol dire vivere dentro la carne umana, vivere dentro la città, vivere dentro la famiglia, vivere dentro la vita comune che stiamo vivendo.

Un apologo che possa servire: nel deserto un discepolo non riesce a capire bene le Scritture, per cui continua ad andare dal maestro a chiedere spiegazioni. Un giorno il maestro lo invita a ritornare con il libro della bibbia e con una mela. Presa la mela, il maestro ne prende un morso, la mastica e poi la rimette sulla mano, offrendola al discepolo. Il giovane un po’ stupito osserva che lui è capace da solo a masticare la mela. "Bene –dice il maestro- lo stesso deve valere per la Scrittura: leggi e rileggi, medita, rifletti –masticala come faresti con la mela. Vedrai che capirai e ti rimarrà dentro e capirai quello che devi fare e come devi applicare la Parola del Signore nella tua vita.

Gli antichi dicevano che il vangelo in preghiera deve essere ruminato: deve essere letto, ripensato, meditato –si tratta di masticare, di ripensare, di studiare, anche di consultarsi con gli altri per fare in modo che il Signore possa dire: "Io ti ho creato, io mi fido di te, fa in modo che tu possa predicare, predicare con le tue azioni, qualche volta anche con le tue parole, affinché Dio sia conosciuto, affinchè il regno di Dio possa venire non solo nel tuo cuore, ma anche attorno a te.