19 agosto 2007
XX Domenica del Tempo Ordinario C
Ger 38,4-6.8-10 Eb 12,1-4 Lc 12,49-57
IL FUOCO DELLO SPIRITO SANTO
In questo brano ci sono delle argomentazioni che ci stupiscono e che vanno tutte nella stessa direzione.
La più forte è quella della divisione: "Sono venuto a portare la guerra".
Non parla di guerra di armi, parla di guerra di opinioni.
Subito stupisce, ma poi pensiamo: Non è vero che la fede di due genitori viene presentata ma non viene sempre trasmessa ai figli? Non è vero che tra due fratelli che hanno ricevuto la stessa educazione, l’uno crede in Cristo Gesù e l’altro lo sa, ma non se ne interessa? Non è vero che addirittura tra due coniugi, seri, impegnati nella vita di famiglia e nella vita sociale, c’è un’autentica divisione nella impostazione finale della propria vita? Sono divisioni, non sempre sono combattute, ma che esigono che sia acceso un fuoco, il fuoco del tuo entusiasmo, il fuoco della tua fede, la sicurezza della tua speranza, l’affondamento di tutti i tuoi dubbi nel cuore di Dio, che è misericordioso.
Ogni persona, se si esamina nel profondo, chiede a Dio, allo Spirito Santo, alla Parola di Gesù di dare un’impronta sempre più sicura alla propria vita.
Gesù questa impronta sicura la chiama fuoco. La caratteristica del fuoco è quello di bruciare, di alimentarsi e di estendersi.
Gesù ha parlato da solo, poi ha affidato la sua parola a 12 "Diffondete in tutto il mondo" e ora in quei 12 ci sei anche tu: la stai diffondendo? Non pensare all’America, all’Australia, pensa alla tua vita e allora ringrazia il Signore se questo fuoco è acceso, se questo fuoco ogni tanto lo alimenti.
S.Ambrogio
, nel suo commento al vangelo di Luca, quando arriva a questo capitolo 12 dice: Il fuoco di cui parla Gesù è il mistero di Dio che viene fino a noi, il mistero dello Spirito Santo, mistero che non opera se non c’è anche la nostra partecipazione. Al mistero corrisponde il nostro merito .Qualcuno va avanti nella spiegazione: perché ci sia un fuoco che arde, ci vuole un inizio – una fiammella, un acciarino, un altro fuoco a cui attingere - per poi diffondere la fiamma, ci vuole anche un materiale. Il materiale sei tu che ascolti, io che cerco di dire qualche cosa, – ecco il mio e il tuo merito-
Lo Spirito Santo ci mette la sua parte e noi che cosa ci mettiamo? Ci mettiamo la nostra comunione, il nostro sentimento di collaborazione? Due pezzi di legno accesi se si separano piano piano si spengono, bisogna metterli insieme, bisogna che la fiamma sia alimentata da materiale sempre nuovo.
I segni dei tempi cambiano: Ai tempi di Gesù c’era la furbizia, l’interesse, la potenza. Tutti però in Dio credevano, avevano diversi volti queste manifestazioni di fede.
Oggi c’è sempre la potenza che sta diventando una divinità, c’è sempre l’ambizione che sta diventando un’altra divinità, c’è l’indifferenza che sta diventando divinità. Sono questi gli elementi che stanno educando la gioventù. Basta prendere una pagina di giornale per vedere in che cosa consiste questa divinità, questa diversa divinità, queste facce di Dio e allora il fuoco è questo. Non posso dire: ti brucio io. No, io lo tengo acceso , poi se viene il momento, il Signore penserà.
I segni dei tempi sono l’occasione magnifica che abbiamo per predicare la persona di Dio con un nome particolare. Non è soltanto un dio, è un dio che si chiama Gesù Cristo.
Anche oggi prendo una frase dal documento dei vescovi, accompagnando le tappe del cammino di Gesù verso Gerusalemme. Leggo la frase alla fine del cap. 2: "Oggi ci sono grandi opportunità per dare con la forza dello Spirito Santo risposte positive e convincenti alle attese e agli interrogativi della nostra gente"
Quali attese, quali interrogativi? Dio c’è e tace. Non è vero. Dio c’è e parla, parla con la tua voce, con il tuo servizio, con il tuo disinteresse. Questo è il discorso di Dio .
Diventa più difficile quando ci troviamo nelle difficoltà, ma anche allora dobbiamo trovare la forze e la fiducia per dire: "Signore parla. Io prima ho parlato a nome tuo, adesso parla tu o fammi parlare da qualcuno." E qualche volta sembra davvero che per scoraggiarci il Signore taccia. Non lo fa per scoraggiarci, lo fa per dire: "Tu insisti anche nel momento del dolore".
L’abbiamo detto all’inizio con la preghiera, l’abbiamo letto nella lettera agli ebrei, l’abbiamo visto in un esempio semplicissimo della prima lettura: attraverso la croce Gesù è arrivato alla risurrezione. Attraverso la persecuzione i profeti, sempre perseguitati, sono riusciti a dare del le lezioni magnifiche: "Verrà il salvatore".
"Vieni presto Signore a liberarmi" –abbiamo ripetuto nel salmo, un salmo che non parla di morte, ma di incontro con Dio che dà senso alle cose che tu stati vivendo.
Qualche volta l’insegnamento lo do a parole, ma quando mi tocca lo devo dare con la mia offerta della passione, con il disprezzo che qualcuno potrebbe rivolgere verso di me, con il dolore, con la malattia, persino con la morte.
Il Signore parla e la sua voce è segno dei tempi. I segni dei tempi non sono il vento di scirocco o il sole, i tempi sono la mentalità del mondo, della quale noi facciamo parte.
I due discepoli di Emmaus che se ne vanno sconfortati incontrano un pellegrino sconosciuto che dice loro: "ma non l’avete letta la Scrittura?" E mentre lui insegna loro tutto quello che era stato già predetto di Gesù Cristo, tutto quello che le donne che l’avevano visto avevano detto nella mattinata - quelle donne generose che erano andate per ungere il corpo del Signore e invece lo incontrano - si entusiasmano, prendono coraggio, fintantochè, arrivati ad Emmaus, si siedono vedono Gesù che con tranquillità prende il pane lo spezza: lo guardano negli occhi, e lo riconoscono!. E allora si commuovono e dicono: "Ma non ci ardeva il cuore mentre parlava ?" –ecco il fuoco del Signore- sì si sono entusiasmati ma non l’hanno riconosciuto, era teoria, - quella che sto facendo io adesso - a un certo punto però la teoria va applicata alla propria vita; allora cosa fanno? Semplice, lui sparisce, ha finito la sua missione: prima ha presentato le idee, prima li ha convinti, li ha fatto entusiasmare, e quando hanno capito, ecco il fuoco dello Spirito Santo è sceso su di loro, hanno guardato in faccia Gesù. "Ma lui sta parlando a noi, non al nostro cervello, non ai nostri sentimenti, sta parlando alla nostra vita". Allora hanno invertito la marcia e sono ritornati indietro, quello che avevano percorso in un pomeriggio, lo percorrono in un’ora, tornano al cenacolo, ci sono i 12 che discutono su quello che hanno detto le donne, su quello che ha visto Pietro, su quello che ha visto Pietro insieme a Giovanni quando sono corsi là, hanno capito: è veramente risorto. Gesù compare ai 12 e a quelli che stanno facendo compagnia ai 12.
Ecco la verità del Signore: prima c’è stata la croce, prima c’è stato l’indottrinamento, il dubbio , la fuga, e poi finalmente la vita, il fuoco acceso dallo Spirito. E’ importante: essere convinti, non aver paura dei momenti di freddezza, farsi innamorare del Signore guardandolo in faccia e sentire che sta parlando a ciascuno di noi. Al mondo d’oggi Gesù è poco conosciuto, però è proprio per quello che il fuoco deve accendersi, per farlo conoscere vivendo. Spero che siate venuti qui non per obbligo e vi sentiate prima o dopo accesi Se è un momento di teoria, tenetelo come tale, poi quando uscirete allora verrà lo Spirito.Forse viene già adesso, forse vi state già decidendo a fare qualche cosa. Il fuoco si sta accendendo. Allora noi corriamo-lo diceva la seconda lettura- allora noi vogliamo liberamente farci afferrare dal Signore. Diventiamo autentici collaboratori pratici.
Concludo con un apologo con il quale De Mello, uno dei grandi predicatori di 10-20 anni fa, ha concluso un corso di esercizio spirituali: Un guru, dopo aver dedicato tutta la sua vita alla predicazione e alla direzione delle coscienze, vuole fare qualcosa di grandioso, per cui chiede a Dio di farlo vincere a una lotteria, perché per fare qualcosa di grande, occorrono comunque dei soldi. Il Signore gli risponde di sì. Si reca pertanto al vicino paese dove si itene una lotteria, ma nessuno lo chiama: Non aveva vinto. Chiede nuovamente la Signore, il quale continua a rispondergli di sì. Va in un altro paese, ma anche questa volta niente! Allora dice "Ma, Signore, ti ricordi di me?" "Certo che mi ricordo –risponde- ma tu compra per lo meno il biglietto !"
E’ evidente, qualcosa di pratico dobbiamo pur fare.