2 settembre 2007
XXII Domenica del T. O.
Sir 3,17-18.20.28-29 Eb 12,18-19.22-24a Lc 14,1.7-14
UNA TAVOLA IN CAMMINO
Parecchie volte Gesù è presentato a tavola, perché proprio a tavola ha dato i suoi insegnamenti più belli, profondi e formativi.
La meditazione di oggi potrebbe essere intitolata "una tavola in cammino": non si muove la tavola di legno, si muove la tavolata di coloro che sono attorno a Gesù, che sono in cammino con Gesù -lui verso la sua pasqua di passione, di morte e di resurrezione e noi verso la nostra pasqua- alla sua tavola, per essere partecipi della sua pasqua, dopo aver osservato quello che lui, tappa per tappa, domenica per domenica, ci suggerisce.
Dal documento dei vescovi italiani, che come sempre ci accompagna in queste meditazioni, oggi leggo: "Noi abbiamo bisogno di essere cristiani credibili nella nostra fede. Abbiamo bisogno di uomini il cui intelletto sia illuminato dalla luce di Dio e a cui Dio apra il cuore"
Intelletto e cuore: essere capaci di capire e di partecipare, essere capaci a ragionare e a vivere con passione quello che il Signore ci suggerisce.
A tavola Gesù si fa invitare – ricordiamo l’episodio di Zaccheo.
A tavola Gesù si lascia lavare, baciare e profumare i piedi da una peccatrice: "Ha amato molto e le è perdonato molto" Prima c’è l’amore e poi viene il perdono o prima c’è il perdono e poi l’amore? E’ inutile cercare di fare una graduatoria temporale: è un mistero, è la presenza del Signore, è lui l’amore ed in questo sta il bellissimo insegnamento.
A tavola Gesù insieme ai suoi 12 ed insieme a chissà quante altre persone che il vangelo non ci presenta dice: "Questo è il calice del mio sangue versato per la salvezza vostra e per la salvezza di tutti". E’ a tavola, prima che sulla croce, che Gesù ha deciso il suo grande sacrificio.
A tavola ci ritroveremo nel regno di Dio, perchè Gesù ha detto: "Verrà il giorno in cui berrò con voi di nuovo questo vino". E’ un modo di dire, ovviamente - nell’eternità non so se si berrà del vino o non si berrà niente - ma il mistero di saper stare insieme sarà realizzato perfettamente, non sarà più mistero, sarà esperienza quando saremo nell’eternità.
In una delle famose lettere iniziali del libro dell’Apocalisse il Signore dice: "Io busserò alla tua porta e se mi aprirai, entrerò da te e mi fermerò a cenare". E’ un modo di dire, ma è significativo, ancora una volta, il riferimento alla tavola. E’ a tavola, infatti che ci sono anche gli altri, è a tavola che normalmente c’è la calma e la disposizione ad ascoltare, è a tavola che si crea un clima di confidenza.
Gesù è veramente Dio, ma è venuto uomo, ha messo da parte la sua divinità e dimostra la sua umanità avvicinando la gente, facendo anche vedere che ha bisogno di nutrirsi di pane, di vino, di pietanze, ma nutrirsi soprattutto di cordialità.
Oggi è tanto difficile essere cordiali. E’ facile fare mucchio, è facile trovarsi nella folla, ma è difficile poi ascoltare, è difficile dare qualche cosa di nostro ad altri.
Proprio in questi giorni ci sono folle di giovani all’incontro con il papa a Loreto, giovani che hanno bisogno di stare insieme, che hanno bisogno che qualcuno dia loro un po’ di profondità, qualche parola d’ordine, l’impegno ad essere delle sentinelle che vigilano. Ci riusciranno? Noi dovremmo accompagnare questi tentativi che la chiesa cerca di fare per potere inserire nella diseducazione che il mondo di oggi sta facendo un pochino di formazione, di gusto dell’attenzione.
Dio è nel silenzio, Dio è nell’attenzione, nell’ascolto, nella capacità di essere umili e Gesù che si è fatto umano molte volte ha voluto farci vedere questo spirito d’ascolto.
Guareschi
, l’ideatore di quei due simpatici personaggi del prete e del sindaco che bisticciano ma in fondo sono simpaticamente molto vicini, presenta un piccolo episodio: Peppone, il sindaco, va ad implorare il parroco, don Camillo, perchè preghi per suo figlio che è ammalato e gli porta 5 grosse candele che accende davanti alla Madonna. Don Camillo, che ha sempre un dialogo vivace con il suo Signore, dice: "Caro Signore, hai visto: non capisce niente! Va da tua mamma e non viene da te; la mamma può pregarti, ma tu sei quello che fa i miracoli". Così pensa di rimediare, andando a comprare anche lui 5 candele –piccole però perché non ha tanti soldi- e le mette di fronte al crocifisso, pregando anche lui per il piccolo bimbo al quale è molto affezionato: "Vedi Gesù, io faccio quello che posso; vedi se puoi farlo guarire" Mentre sta dicendo queste parole, il crocifisso, che qualche volta gli risponde, ha le lacrime agli occhi e don Camillo intravede una striscia d’argento che dagli occhi scende sul petto e poi sulle ginocchia di Gesù. Qui, una piccola lezione di catechismo, come usa fare Guareschi in ogni suo storia: Gesù piange commosso perché qualcuno sa pregarlo, qualcuno sa veramente avvicinarlo.Gesù che è veramente uomo ha bisogno di essere preceduto. Abbiamo celebrato in settimana il ricordo della decapitazione di S.Giovanni. Quel giorno nella "Liturgia delle Ore"( vol. IV pag 1248) era presentato un brano di Beda il Venerabile, uno degli antichi grandi predicatori missionari, nel quale presenta Giovanni come una lampada che fa luce. La lampada però, come sappiamo, fa tanta più luce, quanto più c’è buio attorno. Giovanni è quello che è incaricato di predicare la presenza del Signore e conviene – dice - che lui cresca e che io diminuisca. Tanto più lui diminuisce tanto più lui fa vedere la grandezza di Gesù .
Buio. Quanto buio c’è oggi nel mondo: pensate alla solitudine di tanta gente, pensate a quanta gente non riesce a comunicare.
Pensate alla violenza compiuta da tanta gente, frutto dell’odio, ma non solo, se pensiamo alla violenza perpetrata anche nei momenti di divertimento – pensiamo alla violenza negli stadi, per i quali si è dovuto addirittura far ricorso all’individuazione dei livelli di rischio per le partite di calcio, che dovrebbero essere occasioni di svago anche per i più piccoli..
Pensate all’odio che fa uccidere e che poi che chiama altre omicidi per vendetta.
Pensate alla lussuria, cioè alla mancanza di rispetto per il proprio corpo, per il corpo degli altri. Vi ho parlato dell’essere umano che è soggetto,ma quante volte proprio attraverso la lussuria si approfitta dei bambini,dei più deboli per farli diventare oggetto, giocattoli per gli adulti
Pensate alle diverse tentazioni, che è inutile che io vi stia ad elencare, perché ciascuno le trova dentro di sé.
Pensate all’accidia, cioè alla pigrizia, alla mancanza di impegno.
Il quadro che vi sto facendo è terribilmente buio. C’è bisogno di luce, di testimonianza, di mettere in luce il bene, di fare il bene: e inutile parlare se non viviamo, se non testimoniamo sul serio qualche cosa di possibile. Il sangue dei martire –parlavo di Giovanni- il sangue di Giovanni Battista, il sangue di coloro che muoiono o che rischiano di morire per mettere in evidenza la propria fede, o, anche senza spargimento di sangue, il disprezzo, la derisione sofferta, tutto questo va messo di fronte al mondo di oggi perché c’è bisogno che Gesù sia veramente la luce, sia colui che incoraggia a presentare bene ed a fare il bene.
Gesù nel vangelo oggi dice una cosa che sembra strana: "Quando fai un pranzo invita i più poveri". Allora la parola ‘poveri’ si indicava quelli che hanno fame, adesso con la stessa Parola mi sembra siano da indicare quelli che hanno bisogno del tuo esempio, del tuo incoraggiamento, della tua situazione vissuta.
Vi ho elencato alcune situazioni di buio. Io me le sono scritte ed è venuto fuori una formula: SVOLTA: S di solitudine, V di violenza, O di odio, L di lussuria, T, di tentazione, A di accidia.
Sono situazioni terribilmente buie che hanno bisogno della nostra preghiera, ma anche della nostra testimonianza.
Sapete con chi se l’è presa Gesù a tavola? Con coloro che si facevano avanti per essere i primi, con coloro che volevano mettersi in evidenza disprezzando gli altri. Ci sarà qualcuno che dirà "Togliti di mezzo. Aspetta. Adesso tocca a qualcun altro che ha saputo rimanere all’ultimo posto per essere veramente illuminato, per rispecchiare la luce del Signore".
Coraggio, tocca a tutti noi se siamo credenti, se vogliamo essere testimoni, creduti da Dio e creduti da coloro che ci conoscono.