14 ottobre 2007
XXVIII Domenica del Tempo Ordinario C
2Re 5,14-17 2Tm 2,8-13 Lc 17,11-19
Prendo spunto dall’ormai consueto documento dei vescovi italiani nella parte in cui ci esortano ad essere ‘testimoni’ non perché abbiamo un impegno in tal senso, ma perché siamo noi a sentirne il bisogno, se veramente abbiamo conosciuto Gesù e se lo abbiamo veramente nel cuore. Una bandiera non si muove perché ‘deve’ muoversi, si muove se c’è il vento. In questo caso il vento è lo Spirito Santo che ci spinge - a volte siamo troppo appesantiti perchè troppo attaccati alle nostre cose e non ci lasciamo aprire, così che non respiriamo l’aria di Dio e non ci lasciamo conquistare dal gusto e dalla bellezza della testimonianza.
Leggo dal documento. "Il testimone comunica con le scelte della vita mostrando così di essere discepolo di Cristo. Non solo è possibile per l’uomo, ma arricchisce la sua umanità. Egli quando parla non lo fa per un dovere imposto dall’esterno, ma per un’intima esigenza alimentata continuamente dal dialogo con il Signore" Se noi siamo capaci di stare in rapporto con il Signore, se siamo capaci a vivere un dialogo con Lui, se siamo capaci ad avere come anima la stessa anima di Gesù Cristo –è lo Spirito santo- allora la testimonianza diventa una realtà facile.
Partiamo dal vangelo: la lebbra era una malattia infamante e chi ne era colpito non poteva avvicinare nessuno. Quei 10 lebbrosi, infatti, per farsi sentire da Gesù gli si rivolgono "a gran voce" perché erano lontani; Gesù invece li avvicina, parla loro e li guarisce e li manda perché si presentino a quelli che oggi chiameremmo ‘gli ufficiali sanitari’ –i sacerdoti del tempio- perché accertino la loro guarigione.
Solo uno si sente particolarmente impegnato e torna indietro per "dare gloria a Dio", prima ancora di ringraziare per la salute riacquistata. Gesù lo fa notare e lo loda, perché solo lui, uno straniero, ha sentito il bisogno di lodare il Signore e si è sentito impegnato.
I nostri vescovi ci dicevano che riusciamo ad essere testimoni se siamo in relazione con Dio, se siamo capaci ad impegnarci con Lui.
C’è qualcuno nella Chiesa che oltre ad essere testimone, deve essere impegnato a chiedere ad altri di essere a loro volta testimoni, deve farsi banditore di questo impegno di testimonianza.. Avete sentito S.Paolo? Scrive ad un amico vescovo e parla di se stesso, non per autolodarsi, ma perché è stato conquistato da Gesù Cristo e allora è contento di poter dare la sua testimonianza.
Oggi giorno a dare la propria testimonianza ed a chiederla agli altri ci sono i vescovi e i loro collaboratori, i preti.
Ahimè, stamani al giornale radio ho sentito che c’è un altro prete in difficoltà, non so se è vero o sono solo sospetti, ma ogni tanto ne viene fuori uno e i mezzi di comunicazioni subito lo mettono in evidenza. Purtroppo, c’è qualcuno che invece di farsi testimone, di rimanere in contatto con Dio, non ce la fa. Spesso si sente dire che se fosse permesso ai preti di sposarsi ce ne sarebbero di più. Può darsi, ma io credo invece che i preti ci sono perché il Signore li chiama: che li chiami da sposare, che li chiami sposati come sono quelli dell’oriente anche cattolici, che li chiami non sposati ma impegnati totalmente al servizio della Chiesa, è il Signore che li chiama ed è l’eroismo di chi vuole veramente mettersi al servizio e cercare di trascinare anche gli altri.
Gregorio Magno ha scritto una lunga opera pastorale "La regola pastorale" che ha rappresentato per tutto il medioevo il libro fondamentale nel quale sono elencati tutti i doveri del prete. Al II capitolo della II parte dice una cosa semplice: "Il prete è una tromba che deve chiamare gli altri" perché, anche esagerando, deve fare in modo che si sappia la Parola di Dio, chiamando anche gli altri a fare lo stesso. Ma perché lo possa dire, deve farlo lui e deve farlo vedere, prima di tutto parlando con Dio – attraverso la Liturgia delle Ore, la preghiera comune di tutta la chiesa, e la celebrazione dell’eucaristia. L messa è celebrata dal prete per tutti, perché è l’impegno non solo del prete, ma di tutti i cristiani, per potere essere insieme con Dio. Vi faccio notare che ci sono tante differenze tra determinati modi di vivere il cristianesimo –c’è il modo cattolico, protestante, degli orientali ortodossi, degli anglicani- però tutti al centro mettono sempre la celebrazione dell’eucaristia, magari con parole diverse, con fede diversa magari anche con un modo di intendere la presenza del Signore leggermente diverso, ma al primo posto sempre l’eucaristia. Prima c’è il battesimo – e su questo non c’è nessuna discussione- e poi c’è l’eucaristia che è il modo per parlare con il Signore e perché il Signore sia veramente in mezzo a noi.
Perché il prete non si sposa? Qualcuno dice perché c’è una legge. Non si sposa perchè ha accettato. C’è qualcuno che poi non ce la fa più e qualche volta viene anche dispensato se dimostra di non riuscire più personalmente, ma dalla chiesa romana non è più autorizzato a vivere in quel modo, sarà un buon catechista. Ho avuto un compagno - su 20 compagni di ordinazione- che a un certo punto si è fatto autorizzare ed ha formato una famiglia, ha avuto figli, ha fatto l’insegnante di matematica, poi ha fatto il volontario nelle carceri di Alessandria e poi è morto proprio da volontario perché ha voluto fare il mediatore. Era sempre prete ma non poteva più esercitarlo, e la chiesa l’ha autorizzato - 1 su 20 –non so è una media giusta, è quello che è capitato a me. E’ sepolto nel cimitero di Staglieno. Preghiamo per lui, ma soprattutto abbiamo mantenuto una buona relazione con lui per molti anni e c’è qualcuno di noi che è ancora in buona relazione con la moglie e con i figli ormai cresciuti.
Allora qual’è il compito del prete? Prima di tutto questo: interessarsi totalmente della chiesa, mettendolo anche in evidenza. Voi dovete essere impegnati , tutti siamo testimoni se siamo capaci a vivere la Chiesa, però c’è qualcuno che deve dare in modo particolare dei consigli, far penetrare, aiutare- Alcuni ci riescono con gioia e entusiasmo, altri con un po’ di difficoltà, ma sempre impegnati.
S.Gregorio Magno nello stesso capitolo citato sopra, oltre a dire che il prete è la tromba che deve mettere in evidenza la Parola del Signore, usa un’altra figura: quella della chiave, perché attraverso la Parola del Signore applicata questa volta non genericamente, ma ad uno ad uno magari direttamente sulle cose più belle, oppure toccando le cose più pesanti, apre la porta del cuore perché la Parola del Signore entri un pochino più profondamente.
Tromba e chiave. Pensate un po’ alle cose che sentite alla radio, che vedete alla televisione, alle cose che leggete sui giornali se vi sembra veramente di potere rispecchiare nel prete che conoscete, nei preti di cui sentite parlare, nei preti che desiderate che ci siano o nei preti per cui voi pregate se sono veramente tromba e chiave e se voi li aiutate ad esserlo.
Io non vi devo dire altro, mi pare che quel tale che ha saputo tornare indietro e riconoscere che è Dio che lo aveva guarito e ringraziare poi Gesù che è stato la mano di Dio che in quel momento si è presentata –lui non conosceva ancora bene Gesù, non aveva ancora sentito le spiegazioni sul regno di Dio-, ma ha saputo avvicinarsi e dire: Sono a tua disposizione, ti dico Grazie.
C’è una leggenda che continua questa parabola, non è vangelo: quel tale dopo aver ringraziato Gesù è ritornato dagli altri che gli hanno detto "Tu sei straniero, cosa vuoi venirci ad insegnare; eri un lebbroso e adesso pretendi di essere un maestro" E lui ha detto: "Io non sono un maestro",. Mi pare che questo discorso vale anche per me:io mi sento un po’ un lebbroso guarito dalla grazia di Dio che a un certo punto si sente impegnato come una bandiera che sente il vento: io mi agito, qualche volta ci riesco, qualche volta non mi sento sufficientemente impegnato, capace a fare quello che forse il Signore vorrebbe da me, però lebbroso guarito mi pare che lo potrebbe dire di sé ogni prete. Forse, ogni cristiano.
Io ringrazio il Signore che mi ha chiamato e allora voglio essere la voce del Signore che viene da me e mi dice: fatti sentire, dillo che il Signore deve essere lodato, ringrazia il Signore perché in qualche modo da qualche cosa ti ha guarito.
E poi quel tale, dopo essere stato disprezzato, si è ritirato, ma gli altri intanto hanno sentito anche loro l’impegno di andare da Gesù e a uno a uno ringraziarlo.
Non è nel vangelo, proprio perché il vangelo ci stimola, ci invita, ci provoca e poi tocca a noi trovare il nostro posto per potere veramente guarire, urlare, aprire il cuore alla grazia di Dio.