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21 ottobre 2007
XXIX Domenica del Tempo Ordinario C
Es 17,8-13 2Tm 3,14-4,2 Lc 18,1-8

LA PREGHIERA

Le parabole sono sempre da capire e da applicare al mondo d’oggi. A volte sono di più difficile comprensione perché sono legate agli usi dei tempi nei quali Gesù viveva.

La vedova della parabola di oggi sta ‘protestando’ insistentemente con un giudice. Oggi come potrebbe? Il giudice è intoccabile, per avvicinarlo occorrono gli intermediari –gli avvocati- e forse non è così facile ‘insistere’ per avere giustizia. Mettiamoci invece nella situazione di quei tempi: insistendo anche un giudice disonesto cedeva e Gesù prende lo spunto proprio dal suo tempo. Qui sembra addirittura che paragoni Dio a quel giudice disonesto; fa vedere che insistendo anche il disonesto si lascia influenzare e Gesù conclude: siccome chi insiste ha fede, l’accontenta. Però c’è una frase finale che ci mette in difficoltà: Il mondo sta perdendo la fede –oggi lo vediamo, lo sentiamo, forse anche partecipiamo a questa mancanza di fede percependo come è difficile parlare di fede facendoci ascoltare veramente- e allora bisogna che parliamo di più con Dio per trovare le parole più giuste, ma anche perché Dio si avvicini di più.

I nostri vescovi, nel documento che leggiamo ogni domenica in una sua piccola parte, scrivono al capitolo 29: "Soltanto attraverso uomini di Dio, Dio può far ritorno presso gli uomini".

Se ci sono uomini di Dio che parlano con Dio, sanno presentare il mondo d’oggi al Signore. Dobbiamo insistere e non scoraggiarci dicendo: io parlo ma non mi ascoltano; i miei figli se ne vanno anche se io ho dato loro il buon esempio; ma quella persona che ci crede fortemente, perché non ci riesce?

Solo gli uomini che sono in contatto con Dio sono ascoltati da Dio perché Lui ritorni a farsi vedere e sentire.

Dio troverà la fede sulla terra? Il Figlio dell’uomo Gesù quando tornerà la troverà?

Io sono convinto di sì: Lui stesso ha detto che a un certo punto "i giusti saranno chiamati", per cui ci saranno i ‘giusti’ e ce ne saranno molti e siccome Gesù è morto per tutti, sono convinto che tutti riusciranno a trovare il modo di parlare con Dio. Ma perché solo alla fine? Ma perché non prima?

Ecco allora che ci si presenta un problema grosso: tu, quando preghi, preghi con fede? Preghi con fede in Lui o preghi perché hai bisogno? E’ un motivo buono pregare perché si ha bisogno "Beati i poveri", perché sono quelli che sanno chiedere per ottenere, però Gesù ha detto anche "Beati i puri di cuore, questi vedranno Dio" –ci vuole il cuore pulito per parlare con Dio – bisogna aver fatto tutto "Siate perfetti come è perfetto Lui". Non ci riusciremo mai ad essere come Lui, come il Padre e quindi dobbiamo nel nostro chiedere, essere capaci a camminare: più chiedo e più mi avvicino a Lui, o meglio, più mi avvicino a Lui, più sarò capace veramente di chiedere.

Un poeta, celebre soprattutto per le sue preghiere, Reiner Maria Rilke, morto nel 1926, dice "Io mi trovo in un cortile pieno di cocci, di pezzi di vetro; guardo in alto e vedo il nero di una casa bruciata. So che io sono stato ricostruito da te, Signore, dal mio peccato. Dalla tua mano Signore io spero sicurezza".

La nostra vita è piena di cocci, di bruciature, però il Signore ci ricostruisce continuamente se lo riconosciamo – Io credo in te, Signore, perché sei tu che mi ricostruisci continuamente.

Il premio Nobel Sigrid Undset –morta nel 1948- dice che Gesù quando è venuto sulla terra ha lasciato nello zaiono chiuso la sua divinità –Lui, uomo Dio, con la divinità chiusa nello zaino per poter fare un viaggio tra gli uomini, un viaggio che è durato solo 33 anni. Ebbene, lei dice, che ha ripreso lo zaino quando ha messo la sua divinità nei sacramenti.

Ricevete voi i sacramenti? Vi confessate? Ripensate al vostro battesimo? Fate in modo che la vostra cresima vi renda testimoni di Gesù? Vi nutrite di Gesù pensando che non è soltanto per voi che lo ricevete, ma che è per costruire la Chiesa?

Ecco cosa sono i sacramenti: ricevere quella divinità che Gesù ha messo nello zaino e che poi ha messo a disposizione della Chiesa e tutti siamo Chiesa e tutti possiamo prendere la nostra parte di divinità, proprio perché dobbiamo essere simili a Lui nella divinità, l’umanità ce l’abbiamo e anche piuttosto pesante, bruciacchiata qualche volta, ma la nostra umanità la facciamo illuminare dalla luce della risurrezione del Signore Gesù.

Sant’Agostino dice che il Signore ci vuole riempire della sua grazia. Quando noi chiediamo lui ci dice qualche volta di aspettare un po’ e vuole che noi allarghiamo il nostro zaino –lui dice il nostro ‘otre’ il nostro sacco- e Lui vuole che allarghiamo le nostre capacità: più si aspetta, più si allarga, così quando Lui viene in modo sensibile riusciamo in un modo più completo e forte.

Desideriamo? Bene. Ancora Sant’Agostino in una lettera a Proba dice: più tu desideri, più il Signore prende i tuoi desideri come preghiera.

San Paolo ci dice: "Pregate sempre, in continuazione".

Come si fa? Io inizio la giornata pregando, la chiudo pregando e durante il giorno c’è qualche momento di preghiera. Qualcuno prega più a lungo, qualcuno ha poco tempo e prega poco, ma le sue azioni sono sempre fatte per rispondere all’inizio e per arrivare alla fine. Allora tutta la vita diventa un desiderio di stare con Dio.

A parlare con Dio non riusciamo sempre, ma il desiderio c’è; allora è possibile che tutta quanta la vita sia un desiderio.

Capite allora cosa vuol dire Gesù nella sua parabola? Anche un giudice disonesto quando uno insiste, risponde, allora Lui che è il massimo della perfezione risponde sempre, risponde qualche volta arricchendoci dentro senza farsi sentire, qualche volta si fa anche sentire, ma quello che è importante è che la vita del cristiano sia un’autentica vita di preghiera.

San Paolo nella seconda lettura ci dice che la Scrittura è utile a tutto perché è "ispirata" –c’è il respiro di Dio, lo chiamiamo lo Spirito santo –allora più leggo più lo Spirito Santo viene in me. Qualche volta mi serve direttamente: mi ha detto questo e lo faccio; ma qualche volta le parole della Scrittura non mi servono direttamente, allora le metto dentro, e lo Spirito Santo, che è vivo e che continua a "ispirare" mi rende capace di esprimerle con la vita, con il desiderio e ogni desiderio è un’occasione per aumentare la presenza di Dio in me, ma non solo in me, nel mondo.

Allora se Gesù venisse oggi troverebbe la fede forte perché ciascuno di noi è capace fortemente a desiderare di comunicare sempre con il Signore.

"Vieni Signore Gesù". Queste sono le parole con cui si conclude l’ultimo libro della Sacra Scrittura –l’Apocalisse- oggi noi ti aspettiamo, non perché finisca il mondo, ti aspettiamo perché vogliamo godere della tua sicurezza.