LE OMELIE DI DON GIUSEPPE CAVALLI ![]()
10 Aprile 2004
Veglia Pasquale nella Notte Santa
Gn 1,1-2,2; Gn 22,1-18; Es 14,15-15,1; Is 54,5-14;
Is 55,1-11; Bar 3,9-15.32-4,4; Ez 36,16-17a.18-28; Rm 6,3-11; Lc 24,1-12
VENUTO DALL’ETERNITÀ PER L’ETERNITÀ
Nessuno ha assistito al fatto: di quelli che gli erano vicini, alcuni hanno constatato la tomba vuota - come è vuota ancora oggi – altri lo hanno incontrato in un momento successivo, senza riconoscerlo immediatamente - lo vedremo nelle prossime domeniche – per rimanere però, subito dopo, abbagliati dalla sua presenza.
La presenza è durata solo quaranta giorni, poi se n’è andato, lasciandoli però sempre più attratti dalla realtà interiore di questa presenza visibile o invisibile, con il desiderio di aderire a Lui sempre di più.
E noi? Anche noi, se siamo autentici cristiani, dobbiamo
vivere questa stessa realtà, che, se pur provvisoria, è fondata su una spinta,
ricevuta all’inizio con il battesimo, che guarda avanti, attendendo quella che
chiamiamo eternità, anche se, non sapendo cosa sia, non riusciamo a
descriverla, non riusciamo ad afferrarla .
Ma è proprio per l’eternità che Egli è venuto dall’eternità: Per
trascinare noi e per dare un senso alla nostra vita.
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Un soldato ferito a morte è invitato da una suora a confessarsi e a chiedere perdono per prepararsi all’incontro con Dio, ma egli continua a rifiutarsi fino a che gli si avvicina il cappellano militare che gli dice: "Non facciamo tanti ragionamenti; pensa solo a questo: se Dio c’è e tu ti metti a sua disposizione, Lui sarà con te; se invece Dio non ci fosse, come forse pensi tu, non avrai perduto proprio niente!"A queste parole il soldato resta in silenzio: si limita a tremare e a stringere sempre più forte la mano del prete. La suora osserva: "Ecco, prima si rifiutava, adesso vuole!". Ma il cappellano: "Stia zitta! Stiamo parlando con Dio, senza dire parole ". |
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S. Teresina del Bambin Gesù, sul punto di morire, a soli ventiquattro anni, alle sue suore - soprattutto alle più giovani, delle quali era già maestra - diceva: "Non piangete, io so che devo morire. Morire vuol dire lasciare voi, ma vuol dire anche andare incontro a Dio. Questo è importante!". |
Sono situazioni estreme di chi non crede, ma riesce ad afferrare una presenza; di chi crede ed è certissimo di questa presenza! A farci vivere queste due realtà opposte, e a darci una forte speranza è sempre Lui
La paura maggiore che noi abbiamo è quella di morire. Ma Lui ha voluto proprio morire per poter dimostrare che la vita è qualche cosa di più di quello che noi pensiamo. E Lui è risorto come primo. Primo! Per trascinarci tutti con sé.
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In questi giorni fa discutere un film appena uscito nelle nostre sale cinematografiche. I giudizi sono contrastanti, alcuni assolutamente negativi, altri fortemente positivi. Tutti però ne parlano, perché è uno spettacolo impressionante che ci fa vedere un volto terribilmente martoriato. Vicino a quel volto, ce ne è un altro, che piange come Lui: il volto della Mamma, accanto al quale quel volto sacrificato e martoriato è ancora capace di guardare e di sorridere. Ad un certo punto, persino Dio Padre piange: una lacrima scende dal cielo e sembra sconvolgere il mondo perché da quella lacrima nasce un terremoto terribile. Ma da quel terremoto viene fuori la sicurezza della Parola che il Cristo aveva detto. Ogni tanto qualche flashbac fa riapparire le promesse: scene, momenti di tenerezza, tra una lacrima, una frustata e una goccia di sangue. |
Non so che cosa resti di tutto questo nel cuore, trovo però che i momenti di tenerezza accanto al dolore grande sono comunque una garanzia totale di Eternità.
E non pensiamo soltanto al volto sanguinante di Gesù, ma
pensiamo a tutti gli altri volti sanguinanti di oggi: quello degli uomini e
delle donne che soffrono la guerra – non ‘una’ guerra, ma le trenta, le
quaranta guerre di oggi – quello dei bambini disprezzati, violati, umiliati,
affamati.
Ebbene, tutto quello che abbiamo ascoltato questa notte, ora mettiamolo insieme!
L’Eucaristia, il momento più forte della vita della Chiesa che noi ora
stiamo per realizzare, è proprio questo mescolarsi di Dio
con noi. Non con noi ‘gruppo’, come una luce, ma come un pezzo
di pane che viene mangiato e che diventa il sangue mio, il sangue
tuo, il sangue suo!
E’ Dio che si unisce con noi; è Dio che ci
dice: "Sta’ tranquillo, Io vengo in te e ti trasformo in me".
Non sono ‘favole’, come non è una favola che noi risorgeremo o che Gesù Cristo è risorto: questo è il fondamento della nostra vita. Siamo cristiani per questo.