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1 dicembre 2007
I Domenica di Avvento A
Is 2,1-5 Rm 13,11-14 Mt 24,37-44

"SPE SALVI"

Per questo Avvento prendo lo spunto dalla lettera enciclica scritta da Papa "Spe Salvi" –salvati nella speranza, dalla speranza: nella speranza è la nostra salvezza. Ovviamente la speranza è legata alla carità che dobbiamo vivere –il papa ce ne ha parlato due anni orsono- e alla fede –di cui speriamo che il papa ci parli.

Scelgo una frase che mi possa servire per accompagnare questo brano di vangelo e quello della prima lettura : "Con i tempi moderni piano piano si è scoperto – e cita un filosofo che molti conosceranno –Bacone- Bacone si interessa di scienza ed ha questo grosso pensiero: adesso che la scienza (siamo 500 anni fa) si presenta attiva, adesso che non viviamo più a contatto con la natura, stiamo scoprendo che la soluzione della nostra vita ci viene proprio dalla natura, dalla nostra esperienza: scienza ed esperienza; questa è la nostra salvezza- E il papa dice che non è necessario affermare che non esiste più la fede –Bacone la affermava ancora, ma la trattava come una questione puramente privata : Io ho il mio dio; tu hai il tuo dio. Quello che è importante è avere una fede personale, una coscienza personale. Il papa aggiunge: "Si attendeva dalla fede in Gesù Cristo prima la salvezza ed in questo si vedeva la redenzione; ora questa redenzione –cioè la restaurazione del paradiso perduto- non si attende più dalla fede, ma dal collegamento appena scoperto tra scienza e natura. Non è che la fede in ciò venga sempre negata. Essa viene piuttosto spostata su altro livello, quello privato, quello personale".

Il papa poi va avanti e dice che era così 500 anni orsono. Oggi, è completamente così! Tutti quanti abbiamo l’impressione chiara che dalle cose ci viene la possibilità di capire. Dalla conoscenza abbiamo l’informazione.

Quando avevo sei anni mi avevano regalato un orologio che segnava solo le ore ed era fermo: c’era la corona che girava una sola lancetta e che mi dava l’impressione di ‘avere l’orologio’. Avevo sei anni e la mamma, approfittando della mia curiosità, mi ha insegnato le ore facendomele vedere sulla sveglia e ho l’impressione di avere capito e imparato allora. Poi, qualche anno dopo, come regalo della prima comunione, è arrivato l’’orologio vero’ ed ero così contento di avere un orologio che segnasse da solo le ore, quelle vere, non quelle che io immaginavo!

Adesso, è la stessa cosa: appena nato il bimbo viene messo subito a contatto con il ‘telefonino’e gli viene voglia da subito di avere anche lui il telefonino. Appena riesce a capire qualche cosa ha il ‘suo’ telefonino –ovviamente la mamma lo giustifica con l’esigenza di sapere sempre dov’è il suo bambino…Così il telefonino ce l’hanno tutti. Quanti bambini lo riceveranno a Natale. Sapete cosa si può fare con i telefonini di oggi, vero? Tutti i giornali ne parlano: si possono fare tante cose belle, si può imparare la geografia, la storia…ma anche tutte le ‘porcherie’; noi ne conosciamo una su mille –quelle che i giornali ci raccontano; poi diventerà una cosa talmente comune che neanche i giornali ne parleranno più…

Allora ecco che la ‘voglia di avere’ non si accompagna alla ‘voglia di sapere’.

Viene solamente inculcata la voglia di diventare potenti –l’avuta anche Gesù questa ‘voglia’ : Gesù nelle tentazioni è stato invitato a far vedere alla gente che lui mangiava pietre, o a far vedere che si calava dal tempio miracolosamente, o ad avere ricchezze immense per poter pagare i suoi fedeli.

Sono le tre tentazioni che ci vengono raccontate, che Gesù ha superato dicendo "Io credo nella Parola. Sta scritto. E dice frasi diverse ad ogni tentazione, ma sempre: Sta scritto. Questo io credo. Questo è veramente importante. Non possedere, non fare spettacolo, ma essere sicuro che gli altri ti ascoltano, che ascoltano la tua interiorità, la tua potenza interiore, la tua salvezza, la tua capacità di promettere il paradiso. E’ questo che ci dà salvezza.

Quindi bisogna stare attenti –ho parlato del telefonino, dei bambini, ma quante altre cose prendono tutta la nostra voglia di essere bambini dentro. Quante curiosità ci possiamo togliere. Quanta voglia di passare il tempo in un modo che sia finalmente libero dalla schiavitù delle cose.

 

C’è uno dei padri della Chiesa Macario –anni 300- che per poter vivere liberamente ha lasciato il mondo per andare nel deserto. E nel deserto ha trovato la vera libertà. Egli scrive una lettera –la trovo nella liturgia delle ore a pag.535 del IV volume- nella quale dice che una nave senza timone non si salva; è libera…di affogare. Una terra senza contadino è libera –tira fuori tutte le erbacce- ma non produce frutti che possano servire. Un’anima senza la presenza di Dio è libera…di perdersi nell’eternità. Ci vuole una guida, una forza, un dominio di sé, ma soprattutto la presenza di Dio. Ce l’hai? Ce l’hai la certezza che stai procedendo su una strada verso una meta che è l’eternità?

 

Oggi è tutto confuso, crediamo nel tempo, nelle cose, nella potenza, ma non solo come 500 anni fa, molto molto di più e stiamo dimenticando la presenza di Dio. E se crediamo in Dio, lo crediamo con le nostre devozioncelle, le nostre immaginette, ma la volontà di operare secondo il vangelo, la volontà di dare la mano a qualcuno perché mi aiuti, o di dare la mano a qualcuno perché io lo possa aiutare, questa purtroppo viene a mancare. Ognuno si arrangi un po’ per conto suo –si dice- ognuno se la cavi come la sua coscienza gli suggerisce.

Abbiamo bisogno di un cristianesimo dove è Gesù Cristo che guida,che ci porta avanti; abbiamo bisogno di tanta fede profonda che educandoci ci faccia sentire che Dio ci è vicino, ci parla; poi ognuno riuscirà a dire le parole che sarà capace a pronunziare secondo il proprio sentimento, ma è Lui che deve guidare e fare in modo che si possa operare. Ma questo non tocca a uno o all’altro; tocca a ciascuno di noi.

Dobbiamo prepararci, dobbiamo progredire, ma dobbiamo essere cristiani –se lo vogliamo essere!

Piccole tessere che contano poco, ma che fanno parte di un grande mosaico dove il volto di Gesù oggi chiaramente si presenta.

Vogliamo costruirlo questo mondo? Non dobbiamo dire che siamo pochi! Non siamo pochi, ma siamo timidi, abbiamo le mani in tasca, la bocca chiusa, l’anima rattrappita. E Lui ci vuole risvegliare.

Allora prendiamoci l’entusiasmo, con gioia perché è lui la fonte della gioia, è lui la fonte principale della speranza.

Soltanto la speranza oggi ci salva.

Va bene che il mondo ce lo indica: C’è nebbia ed è appunto perché c’è nebbia che dobbiamo tirare fuori la testa dalla nebbia, dobbiamo volare un pochino.

C’è bisogno di poeti, di profeti, di gente che sappia superare le circostanze della vita per dire: Oggi ci sono cose tristi, adesso mi sento male, adesso ho un momento di peso, adesso ho una malattia da superare, ma oltre a questo c’è il Signore che mi dice: opera in nome mio. Porta questo tuo peso come io ho portato la mia croce. Io ho bisogno di qualcuno che mi dia una mano. Me la dai tu?

E noi gli possiamo rispondere: Grazie, Signore perché tu hai bisogno di me e io sono contento di essere un tuo collaboratore, Signore.