8 dicembre 2007
IMMACOLATA CONCEZIONE B. V.
MARIA
Visita Pastorale del Cardinale Angelo Bagnasco a S.
Erasmo - S. Messa ore 18
Omelia di S. Eminenza, Cardinale Angelo Bagnasco
Carissimi fratelli e sorelle, cari amici, è questa la prima celebrazione eucaristica che apre nel modo più consono e più efficace la visita pastorale, perché tutto deve cominciare dall’Altare, e tutto deve ritornare all’Altare.
Gesù Eucaristia, Eucaristia celebrata ed Eucaristia adorata, è il cuore della nostra fede. Ci ricorda il Concilio Vaticano II che l’Eucaristia, vertice della liturgia divina, è il cuore della vita cristiana. Tutto deve partire di lì e ritornare lì, perché se facciamo da soli, qualunque bene noi operiamo, resta con poco frutto. Se invece la nostra vita spirituale, la vita delle nostre comunità, la vita della città e del nostro essere cittadini nel mondo nasce dalla preghiera a Gesù Eucaristia, dalla luce dello Spirito che Egli ci dona, dalla forza del suo amore, dalla parola esigente ed alta del suo Vangelo che risuona nel grembo della Chiesa, allora tutto diventa più luminoso e soprattutto più fecondo.
Cari amici, fuori dell’Eucaristia siamo persi. Ecco perché pocanzi, nell’incontro con i nostri chierichetti, con i ministranti di questo vicariato, ho tanto insistito sull’importanza e sulla bellezza di servire l’Altare. Sono molto contento, e chi c’era ha ascoltato, perché dalla bocca dei bambini, dal loro cuore innocente, sono venute fuori cose splendide, delle intuizioni che solamente il Signore può dare al cuore dei bambini e da cui noi adulti dobbiamo imparare.
La centralità della divina Eucaristia. Siamo qui per questo. Inizia così la visita pastorale in questo ampio gruppo di parrocchie, e saluto ancora una volta i nostri sacerdoti che qui operano al servizio di voi, di queste comunità parrocchiali, ecclesiali, e che spendono con fedeltà e con generosità il meglio di sé, per amore di Cristo e per amore delle anime, che siete voi.
Cosa viene a fare il Vescovo nella visita pastorale?
Intanto è un suo dovere. E’ un dovere preciso che la Chiesa esige dal vescovo, quello di andare a visitare periodicamente, in modo capillare, le sue parrocchie e le realtà ecclesiali della sua diocesi. E’ un mio dovere, ma non solo questo, perché per un padre è sempre bello, non solo doveroso, ma anche gioioso incontrare i figli.
Per il Vescovo è dovere cui non può sottrarsi, ma anche sorgente di grande gioia poter conoscere e incontrare più da vicino, insieme ai suoi sacerdoti, il suo popolo. Il Pastore incontra in modo più capillare, parrocchia per parrocchia, pur nella brevità dei tempi, realtà per realtà, la sua gente, la sua comunità, la sua famiglia, quella che ha ricevuto dalla Chiesa e che risponde alla volontà di Dio. Sono qui per questo: per ascoltare, per guardare, per pregare con voi, per alimentare la vostra fede, per edificarci a vicenda, per stimolarci a fare meglio, per incoraggiarci, perché non dobbiamo mai temere. Nonostante le difficoltà di sempre, nonostante gli alti e bassi della storia, non dobbiamo mai temere.
E’ un momento, questo che stiamo vivendo, irto certo di difficoltà, ma anche pieno di grazie. Non dimentichiamolo. Non è tutto nero, come spesso molti vogliono farci credere, non è così. Le difficoltà ci sono, le contraddizioni anche, ma ci sono sempre state. Certo ogni epoca ha le sue peculiarità, noi abbiamo le nostre. Non è questo il momento di entrarvi. Ma, ricordiamolo, il bene, il bene segreto, il bene nascosto, il bene umile, operoso, fedele, nel cuore e nella vita di tantissima gente, è la maggioranza. Questa è la realtà. A cominciare dal mondo dei giovani, che vive una stagione, oggi, che spesso emerge, certo e lo vediamo anche in questi giorni, nell’ambito della cronaca peggiore, ma non definisce, non descrive in modo assolutamente esaustivo, la realtà più profonda dei nostri giovani: quella realtà più profonda dove c’è il desiderio del bene, nonostante i rigurgiti del male; dove c’è la volontà, la passione e la ricerca di ideali alti per cui spendersi e anche morire. Ecco perché spesso vado dicendo che il problema dei giovani, oggi, siamo noi adulti, perché dobbiamo dettare a loro esempi di coerenza, di nobiltà d’animo, di retto pensare, di buon senso, di serietà. Non dobbiamo rincorrerli, ma precederli nella bontà, nella serietà, nell’impegno, nella fede, nei valori autentici, nel sacrificio. Essi cercano dei maestri, oltre che dei testimoni. Ricordiamolo.
Vorrei proprio che la visita del vescovo fosse rivolta a ciascuno ed a tutti, credenti e non credenti, praticanti o meno, perché le onde, nelle relazioni e nelle presenze sono ampie, anche quando non ci si vede e non ci si parla di persona; le onde invisibili, quelle del bene, soprattutto, sono molto ampie…
Vorrei che questa visita fosse motivo per tutti per rinnovare la fede, per accenderla là dove non ci fosse, per suscitare un pensiero più grande, per stimolare una volontà di bene maggiore, una collaborazione ed una reciprocità più ampia, un amore più grande ed un senso più profondo di appartenenza alla Chiesa. Come è bella la Chiesa, e che grande dono è la fede! Ringraziamo mai perché abbiamo la fortuna della fede? Non è scontata, ma che dono grande!
Veniamo alla liturgia odierna. Siamo ancora all’inizio dell’Avvento, nel cuore di questo splendido tempo di grazia che ci prepara al Natale.
Oggi ci viene presentato il "gigante", Giovanni Battista, che battezza nelle acque del Giordano. Questo è un "battesimo di penitenza", è un simbolo, non è il battesimo che Gesù istituirà e che noi abbiamo ricevuto, ma questa liturgia ci richiama necessariamente al nostro battesimo, al battesimo vero, al Sacramento. E’ importante che questa riflessione venga fatta fare all’inizio dell’Avvento, perché prepararci al Natale significa, in qualche misura, riscoprire il battesimo che abbiamo ricevuto. Il rischio, per tutti, è che il battesimo, "la porta della vita cristiana" – come dicono i Padri – questo grandissimo dono che è la sorgente di tutti gli altri doni, rimanga un ricordo lontano e non una realtà presente e viva… una foto di famiglia, un punto quasi di nostalgia, un inizio che però, ormai, è ampiamente superato dalla vita che scorre… Ma così non è. Il battesimo è una realtà viva, è una realtà sempre presente, perché nella sua sostanza, grazie all’acqua battesimale, noi siamo diventati e siamo FIGLI di Dio. Vi pare poco, essere figli di Dio?
Come siamo terribilmente distratti! Come siamo, a volte, superficiali! Ci abituiamo anche alle cose che dovrebbero farci tremare di gioia, cadere in ginocchio di gratitudine. Ci abituiamo così stancamente… Essere figli di Dio! Amati di un amore infinito, pensati da tutta l’Eternità, scelti, cosa che neppure i nostri genitori hanno potuto fare, perché essi non ci hanno scelti, ci hanno solo accolti, mentre Dio ci ha scelti uno per uno e ci ha chiamati per nome. Lui solo.
Come siamo stanchi… Dobbiamo riscoprire il dono della fede ed il Battesimo che ci ha introdotti nell’intimità con Dio che è Padre, grazie a Cristo che è il ponte, che è la vera porta del cuore del Padre. Dobbiamo riscoprire la bellezza e l’importanza del nostro essere battezzati. Vedete, attraverso l’acqua battesimale, le mani invisibili, infuocate e luminose dello Spirito Santo, hanno modellato la nostra anima sigillando in noi il volto di Cristo, il Figlio eterno di Dio. Per questo S. Paolo dirà che noi siamo "figli nel Figlio". Questo vuol dire che il Padre, guardando noi, vede il volto del Figlio in noi. Ci pensiamo mai? Ognuno di noi porta in sé il volto di Gesù. Qui scatta la domanda.
Questo Volto che è impresso nel nostro cuore, dove lo abbiamo messo, dove lo abbiamo nascosto, che ne abbiamo fatto? Gli altri, chiunque, credenti o meno, guardando noi, riescono a vedere il volto di Cristo che è in noi grazie allo Spirito Santo, ma che è affidato alla nostra liberta?
Vogliamo che questo volto che ci è stato donato, emerga e risplenda nella luce del nostro sguardo, nella nostra parola, nel nostro pensiero, nei nostri gesti, nelle nostre scelte?
In famiglia, sul lavoro, nel tempo libero, ovunque, nel nostro modo di pensare, di guardare, di sorridere, di dire, di gestire le cose, di agire, intravedono gli altri in noi, il volto di Dio?
Vivere il nostro battesimo è questo. Che il Signore ci aiuti in questo percorso di Avvento a far risplendere un po’ di più in noi il suo volto. Che la Madonna Immacolata ci aiuti.