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25 dicembre 2007
NATALE DEL SIGNORE - Messa dell’Aurora
Is 62,11-12 Tt 3,4-7 Lc 2,15-20

SCRIGNI DI DIO

E’ una messa particolare, la messa dell’Aurora del giorno di Natale.

Non ci sono da fare tante applicazioni pratiche. Non ci viene suggerito di parlare di poveri o di sofferenti, né di canti di gioia.

Ci viene rivolto l’invito a meditare. E’ quello che voglio fare con voi.

- Pensate ai pastori. Noi li rappresentiamo spesso con l’agnello vicino, o sulle spalle, con cose, con doni, ma il Vangelo non parla di doni in mano ai pastori. Più tardi, i doni, li porteranno i ricchi, i magi, che venendo dall’Oriente porteranno le loro cose preziose, i profumi, l’oro. Adesso no! I pastori vanno prima ad ammirare, poi tornano glorificando Dio. « Gloria a Dio nell’alto dei cieli » avevano sentito cantare dagli angeli. Anch’essi, ora, danno gloria al Padre. Parlano di ciò che hanno visto. La gente ascolta i pastori, ed è ammirata.

- Pensate a Maria. Maria è lì. Nel silenzio si riempie il cuore delle meravigliose cose che vede e che sono capitate proprio a lei. Non è una nascita comune, questa. E’ una nascita che le era stata annunciata divina. Vede arrivare tutta la gente invitata non sa da chi… Sente lodare Dio dagli altri… Cosa può fare lei? Chiudersi in meditazione. « Maria serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore ». E’ un momento forte di FEDE.

Chi vede, crede. Chi crede, parla.

E’ una cosa grande, questa fede. Ci è stata donata, va custodita e trasmessa.

Spesso vi parlo di Ireneo, il grande padre della Chiesa, che insiste sul concetto di "tradizione", cioè della trasmissione delle Verità che da Gesù, attraverso i dodici e poi tutti gli altri, sono arrivate a noi, attraverso la Chiesa.

Per opera della trasmissione della fede – dice Ireneo - l’uomo è come uno scrigno che raccoglie in sé le cose più belle e importanti che è venuto a sapere da Dio. Dio è un donatore e la fede, ricevuta e custodita è "come un deposito prezioso contenuto in un vaso di valore".

Dio è un donatore, e perché noi potessimo diventare questo scrigno, questo vaso di valore depositario del "Dono di Dio", Dio stesso è venuto tra noi e ci ha parlato.

Noi guardiamo al Bimbo, ma il Bimbo che è nato a Betlemme ci invita a pensare all’uomo Gesù che predica, che parla del Regno di Dio e ci chiede di entrare nel Regno di Dio, perché Dio è Padre e noi, in Lui Figlio, siamo figli del Padre!

S. Paolo, nella lettera all’amico vescovo Tito, dice che la GRAZIA è apparsa e noi siamo invitati a vivere non per le opere buone che possiamo compiere, ma per la Grazia di Dio. Prima di fare le opere buone, dobbiamo sentirci FIGLI, dobbiamo sentirci nati da Dio.

Dobbiamo guardarci un po’ dentro e vedere, dentro di noi, il dito di Dio che ci trasforma e ci fa diventare figli e figlie di Dio. Le occasioni poi verranno. Se uno ha bisogno, ed io posso farlo, lo aiuto, perché io sono figlio e anche lui è figlio: siamo fratelli. E’ una trasformazione in noi che deve liberarci dalle nostre schiavitù, dalle nostre dipendenze, dalle nostre abitudini. Quanti schiavi ci sono oggi! Le cose ci comandano, le nostre abitudini diventano i nostri padroni. Non sappiamo rinunciarci. Sì, vorremmo, ma, ormai… Gesù è venuto ad insegnarci ad essere liberi ed a insegnare agli altri ad essere liberi, ad avere il cuore aperto. Che bello avere il cuore libero e poter decidere di avere il cuore libero! Ci sono tante cose belle da gustare, tanti piccoli grandi piaceri da godere. Godiamoli, senza sentirci dipendenti, non perché le cose ci comandano, ma perché è bello assaporare certe gioie che il Signore ci dona. Con cuore libero!

"Non siete più schiavi, ma figli" ci dice il Signore. E’ tempo di meditarci un po’ su, nel silenzio, se ancora non riusciamo ad essere liberi dalle cose e dai pensieri che ci fanno schiavi. Possiamo tornare, con il pensiero, alla bella immagine di S. Paolo ai Galati.

Per tutto il tempo che l’erede è fanciullo – dice S. Paolo – non è per nulla differente da uno schiavo, pur essendo padrone di tutto. Così anche noi quando eravamo fanciulli, eravamo come schiavi degli elementi del mondo. Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio,… perché ricevessimo l’adozione a figli… Quindi non sei più schiavo, ma figlio!

Noi non siamo schiavi, siamo FIGLI di Dio!

Allora, nella casa di Dio – e tutto il mondo è la casa di Dio – noi siamo invitati a ringraziare Dio che ci ha preso da schiavi e ci ha fatto liberi. Siamo invitati a guardarci intorno ed a capire che tutti gli altri che non sono ancora "liberi", devono essere aiutati a cercare la strada per trovare la vera "libertà dei figli di Dio". Siamo invitati a chiedere aiuto al Signore perché questo avvenga. E’ nato per farci "scrigni", "vasi di valore". E’ nato perché capissimo la nostra dignità.

"Riconosci, cristiano, la tua dignità – dice papa Leone Magno in una sua omelia sul Natale – e, reso partecipe della natura divina, non voler più tornare all’abiezione di un tempo con una condotta indegna".

Siamo grandi perché Dio ci ha creato e, soprattutto, perché Dio ci ha voluto suoi figli. Un giorno andremo in casa sua e regneremo insieme a Dio. Intanto, adesso, viviamola questa nostra dignità, meditiamola. Qualche volta, in preghiera, pensiamoci e ringraziamo. Ringraziamo il Padre che ci ha voluto figli.

Certe volte, pregando, iniziamo con delle formule, ci distraiamo… Lasciamole un po’ da parte le formule, qualche volta e pensiamo, invece, a cosa vuol dire « essere figli di Dio ». Ma dobbiamo far silenzio dentro. Concentrarci in noi. Meditarci su davvero. Pensarci, volendo entrare dentro a questa Verità grande.

Pensiamo a Maria che allargava il suo cuore per farci entrare dentro le cose grandi che stava vivendo, per custodirle e ripensarle.

Pensiamo ai pastori che, lasciate le loro case, sono andati a guardare, ad ammirare, ad adorare. Sono entrati nel mistero. Poi hanno raccontato, dopo aver meditato. Sono diventati più liberi. Nel cuore libero entra la PACE. « PACE agli uomini amati da Dio » cantano gli angeli. Poi il Signore stesso ci insegnerà a vivere, a cercare, a costruire la PACE.

E’ proprio quello che dobbiamo fare anche noi.

Voglio raccontarvi una piccola storia che si conclude in maniera un po’ amara, ma che per questo, forse, può suggerirci qualcosa…

… Sulla panchina della stazione, due coniugi anziani – da cinquanta anni stanno insieme, ormai – sono seduti vicini. Vicini, ma lontani. Davanti a loro due giovani innamorati, mano nella mano, si scambiano tenerezze, abbracci, baci. Gli anziani guardano. Ad un tratto lei, un po’ commossa e un po’ intimidita, mette la mano su quella del marito. – Perché non lo fai anche tu? – gli dice. Lui fraintende, quasi si indigna.. – Ma se nemmeno la conosco! – risponde.

Un’occasione persa. Ma intanto una mano si è posata sull’altra. Forse il suo calore piano piano arriverà anche al cuore del compagno ormai stanco, logorato dall’abitudine.

Ecco cosa vuol dire essere figli di Dio e sentirci fratelli: sentire uno vicino all’altro… sentire che l’amore di Dio deve arrivare sulla terra per mezzo nostro.

Amici, chiediamo forza, chiediamo luce, mettiamocela tutta!

Io ho fatto solo qualche accenno, adesso. Quello che io non ho detto, ditevelo voi, ditelo a chi non lo sa, a chi non vuol saperlo, a chi è distratto. Facciamo in modo che essi siano stimolati dal nostro modo di vivere. Coraggio!

Dobbiamo portare nel mondo SPERANZA. Dobbiamo portare nel mondo LUCE. Dobbiamo portare nel mondo ciò che è BELLO e la BELLEZZA, la GIOIA è quello che il Signore, nascendo è venuto ad insegnarci.