30 dicembre 2007
SACRA FAMIGLIA di Gesù, Maria e Giuseppe A
Sir 3,3-7.14-17 Col 3,12-21 Mt 2,13-15.19-23
COME PIOGGIA SULLA LANA…
Sembra proprio una bella favola questa che ci viene narrata dai Vangeli di questo periodo. Abbiamo sentito gli angeli cantare… abbiamo visto i pastori arrivare in fretta, adorare e poi riferire… abbiamo saputo che un Bimbo, annunciato da tanto tempo, finalmente è nato in una grotta… che la gente non lo accoglie ma che ci sono animali che lo scaldano e lo accolgono.
C’è poi questa esigenza di fuggire, avvertita da un padre che non è padre del tutto ma che fa da padre in modo perfetto; c’è una mamma completa, divina… Sembra proprio una bella favola.
Ci viene da pensare ad altre favole, che ci presentano divinità che abitano nell’Olimpo, o che scendono in terra e cantano e danzano e poi se ne vanno per aiutare la gente ad abitare sulle stelle… che belle favole. Che bella favola…
Ma c’è una differenza straordinaria. E’ completamente originale, il racconto del Vangelo.
Ci sono delle date: non sono cose avvenute in tempi lontani, indefiniti, assolutamente non databili. No.
Un evangelista che ci racconta la storia di Gesù, ci dice che è nato quando era imperatore Cesare Augusto… che ad un certo momento questo bambino che nasce è perseguitato da un certo Erode – ed i libri di storia ci raccontano la storia di questo Erode.
Dopo trent’anni, un altro evangelista, ci dice che era Tiberio Cesare l’imperatore di quel tempo. C’è ancora un certo Erode e ci viene spiegato che è della stessa famiglia dell’Erode di trent’anni prima. Ci sono dei censimenti, ci sono dei viaggi, c’è una geografia che descrive perfettamente una regione che c’era allora ma che esiste ancora adesso. Non si parla di fiumi strani che portano acqua che scende dalle stelle… No, si parla di fiumi che ancora oggi i popoli si contendono. Pensate all’acqua del Giordano. Storia, tempo, geografia, terra… Non sono favole. Sono tutti dati verificabili, che ci fanno dire con sicurezza che Dio è davvero sceso sulla terra, in un certo momento definito, in un luogo ben preciso. E’ sceso sulla terra per portare il bene sulla terra e questo bene Lui subito lo ha trovato in un piccolissimo gruppo di persone: la sua famiglia. Tutto è partito di lì: da una mamma che pensa solo a lui e che ha bisogno di qualcuno che ragioni un po’ per lei e che prenda decisioni… da un papà che lo è solo di nome ma che in effetti provvede a tutto ed è in tutto a disposizione….
La sua famiglia. Che bella realtà. Preoccupazioni, gioie, momenti difficili: sembra la realtà della nostra famiglia. Gesù ha voluto nascere entrando in un piccolo gruppo di famiglia che diventa l’esempio di quella che è la vita che questo Dio, che si è fatto umano, ha voluto insegnare.
Tutti abbiamo una famiglia, perché tutti siamo nati da una famiglia. Non conta il numero delle persone – uno, due, tre, dieci… - che la compongono. Ciò che conta è la sua realtà.
La famiglia: consolazioni, gioie grandi, gioie piccole, i bambini, le difficoltà, i dolori; l’amore che tutto supera e tutto cementa; quell’amore grande che si manifesta, che si dichiara, che si trasmette dall’uno all’altro, che fa l’unità… Che bella è la famiglia!
S. Massimo di Torino, quando parla della nascita di Gesù, ha un’immagine che ci fa penetrare quasi religiosamente nell’intimità e nel mistero di quella piccola famiglia.
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Il nostro Dio – dice Massimo di Torino – è venuto come pioggia silenziosa sulla lana. La lana si bagna con quest’acqua, ma non ne è penetrata, continua a trasmettere calore. Scalda chi se ne copre. Il nostro Dio ha avuto bisogno di venirsi a scaldare con la lana della terra. |
Maria è come la lana. Dio è venuto silenzioso su Maria e l’ha fatta Mamma ed ha voluto che da Maria noi ricevessimo la grande lezione del Silenzio, dell’Amore, della Vita.
Sembra che Dio, che è l’Amore totale e perfetto, abbia avuto bisogno di entrare a far parte dell’amore umano e imperfetto della famiglia, per dare esempio forte da seguirsi, da imitarsi e da realizzarsi nella famiglia. La famiglia che accoglie Dio e dice: Anche noi vogliamo essere portatori di Dio, rappresentanti del suo Amore eterno.
Sembra che Dio "scoppiasse" nel suo passare l’Amore del Padre al Figlio, l’Amore del Figlio che torna al Padre, l’Amore che circola tra loro, il loro respiro, cioè lo Spirito Santo: un Amore totale, eterno, perfetto.
Sembra che avesse bisogno anche di un amore difettoso – come dice S. Ambrogio – per poter mostrare l’Amore che ripara, che aggiusta le cose, che sa aspettare; per poter esercitare anche il "perdono", dopo aver tutto donato. Ci voleva l’essere umano, ci voleva la famiglia. Entrando nella debolezza della famiglia, Dio la rende grande, la rende forte, capace di dare chiedere amore, di dare e chiedere perdono. La rende colonna e fondamento della Verità. Come la Chiesa.
Nella prima Epistola a Timoteo, alla fine del terzo capitolo, S. Paolo parla della Chiesa come della "famiglia di Dio", la famiglia in cui Dio, incarnandosi, è entrato.
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Voglio che tu sappia come comportarti nella casa di Dio che è la Chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della Verità – egli scrive a Timoteo. |
Fondamento, colonna che si innalza: dà sicurezza, per presentare nel mondo la Verità.
Se la Verità viene presentata nel mondo con libri, con grandi parole, qualcuno capisce, ma i più non capiscono. Ma se la Verità viene vissuta nella famiglia, nella debolezza, "durante la fuga" – è il Vangelo di oggi – allora sì, si capisce, perché ci riesce facile entrare nella casa di Maria, di Gesù, di Giuseppe. Ci stiamo tutti, dentro.
La "fuga" è fatta di silenzio, di morbidezza, di paura, di incertezza… ma nella "fuga" c’è anche un grande insegnamento: quello della fiducia in Dio che attraverso di noi vuole costruire.
Oggi, lo dicono tutti, la famiglia è in crisi ed è vero, sono tanti i motivi evidenti di questa crisi. Oggi, si dice, la crisi del mondo è soprattutto la crisi della famiglia. Ma, facciamo attenzione.
- Noi, che crediamo in questo Dio che si chiama Gesù – e Gesù nella lingua ebraica che Lui parlava vuol dire Salvatore -;
- noi, che sappiamo che la nostra famiglia è fondata sulla Parola di Dio;
noi siamo incaricati di portare un grande rimedio nel mondo di oggi; noi siamo incaricati di presentare l’esempio.
Gesù l’ha voluto fare allora, duemila anni fa, non come favola, non come cosa da immaginarsi, ma come realtà concreta e pratica, non sognata ma vissuta e sofferta.
Appena nato ha voluto, nella sua famiglia, vivere la sofferenza della fuga, ma ha voluto vivere anche la gioia. Nella sua casa, per trent’anni, ha conosciuto la pace, con il lavoro, il silenzio, con chissà quanta costruzione, ma con la sicurezza di vivere nel calore della famiglia.
Ritorno all’immagine della lana, che assorbe l’acqua, che scalda, che silenziosamente serve per dare calore, sicurezza, pace.
Noi siamo incaricati. Qualche volta ci scoraggiamo, ci viene da dire che le cose vanno male, che non c’è niente da fare, che andiamo verso il peggio.
Ma tocca a noi. Tocca a noi.
Con coraggio, in silenzio, facendo poco perché ciascuno di noi è capace di fare poco, ma facendo quello che il Signore ci chiede, dobbiamo metterci a disposizione. Perché qualcuno deve imparare, qualcuno deve trovare coraggio, qualcuno deve cercare la benedizione del Signore per trovare la forza di cambiare qualcosa in questo mondo.
Ci sono stati tempi peggiori, più sofferenti, più scoraggianti. Il Papa continua a dirci: SPERANZA. SPERANZA.
Speranza non dicendo: "Chissà, forse andrà bene". No.
Speranza con la certezza che se noi compiamo il nostro dovere, se noi ci mettiamo veramente al servizio eroicamente, qualche volta, il mondo imparerà.
Che il Signore ci aiuti. Che il Signore ci dia davvero questa forza di contare su di Lui. I gradini sono piccoli, ma i gradini fanno parte di una scala che porta sempre più in alto, che dà sempre più sicurezza, che dà sempre più aumento di fede e di speranza.