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1 gennaio 2008
MARIA SS. MADRE DI DIO
Nm 6,22-27 Gal 4,4-7 Lc 2,16-21

FIGLI DI DIO

I pastori sono chiamati a quella misteriosa visione di angeli che cantano il programma di Gesù Cristo "Gloria nell’alto dei cieli" e nello stesso tempo sono invitati ad andare là dove c’è un prodigio nella grotta.

Qualcuno mette nel presepe il pastore che porta la pecora sulle spalle ed altri personaggi che portano doni diversi. Non sono immagini presenti nel vangelo.

I pastori vanno là a prendere, a curiosare, ad accertarsi che quello che sembra abbiano sognato sia vero.

E per il loro ritorno, il vangelo usa due termini particolari:

  1. "Lodano Dio per quello che hanno veduto". Che cosa forse non sanno neanche spiegarlo bene, ma hanno visto un prodigio straordinario, annunciato da voci angeliche, un bimbo nato in una grotta in estrema povertà, ma con un richiamo ricchissimo tutto attorno.
  2. "Raccontano" quello che hanno visto. Sono i primi evangelisti: non scrivono il vangelo, ma lo annunciano fortemente.

La gente che ascolta i pastori a sua volta viene avvertita che c’è un fatto straordinario: Dio non si vede, non dà parole che siano spiegabili; però Dio si fa vedere e si capisce in quel momento che Dio è diventato umano.

Straordinario, speciale, realtà veramente forte.

Fin dai primi tempi del cristianesimo questo fatto è stato esaltato e cantato usando l’espressione "ammirevole scambio di doni". In latino l’antifona è "admirabile commercium" :

ma commercio, scambio di che cosa?

Di Dio: Dio viene in terra chiedendo il permesso ad una donna di nome Maria e diventa umano: dona se stesso in cambio della capacità di diventare noi figli di Dio.

Ce lo spiegava S. Paolo nella seconda lettura: noi abbiamo ricevuto di diventare non più schiavi, non più solo creature, ma addirittura figli di Dio. La prova è che Gesù Cristo ce lo ha insegnato: quando trenta anni dopo dirà: "Rivolgendovi a Colui che vi ha creato, al Giudice eterno dite: Abbà, papà, Padre. Abbiate confidenza con Dio. Egli mi ha mandato per garantirvi perdono. Egli mi ha mandato per insegnarvi la via per raggiungerlo. "Vado a prepararvi un posto" dirà nell’ultima sera della sua vita terrena. Sembra che dica che va ad aprire la porta del regno eterno. Voi siete figli, cioè voi avete ricevuto in voi stessi la capacità di possedere Dio. Una piccola parte della divinità, che è infinita, tocca a ciascuno di voi: tocca ciascuno di noi l’essere dio.

E’ una frase che io trovo scritta dai primi predicatori della Chiesa, molte molte volte. Soltanto in queste giornate tra l’Avvento e il Natale, trovo nelle letture della Liturgia delle Ore molti riferimenti: un prete di Roma di nome Ippolito –anni 150/200- parlando dell’Epifania dice: "C’è uno scambio meraviglioso". Parlando contro le eresie dice: "Gli eretici sono coloro che non credono in questa parità tra Dio e l’uomo".

Uno dei grandi predicatori della prima misteriosa spiegazione della Trinità –Gregorio Nazianzieno- dice: C’è uno scambio dove Dio dona se stesso e dove Dio chiede all’umanità di donarsi totalmente a Dio".

Ancora, trovo una lettera misteriosa scritta a Diogneto –un altrettanto misterioso cristiano che aveva bisogno di essere rincuorato- che dice: "E’ alla pari che Dio e l’uomo si scambiano le proprie capacità per potere diventare una sola cosa, quasi che l’uomo si fonda con Dio".

E’ una realtà purtroppo che noi dimentichiamo.

Quando noi abbiamo bisogno, chiediamo a Dio, ma che cosa?

Facciamo come i bambini.

S. Paolo diceva: "Noi come bambini siamo come i figli degli schiavi che giocano insieme con i figli del padrone. Non sono se non giocatori che non pensano al valore della libertà. Ma quando diventano adulti, i figli degli schiavi vengono venduti come cose; i figli del padrone invece sono liberi. Noi siamo i figli liberi" .

Purtroppo però quando chiediamo, chiediamo giocattoli come chiedono i bambini "Signore, dammi…" Possono essere anche sacre quelle che chiediamo, ma sono tutte cose che poi dobbiamo lasciare sulla terra.

Come è bello, quando ci si riesce, a chiedere ‘cose eterne’ – quando chiediamo la vita eterna, la libertà, la capacità di vivere per sempre, la capacità di poter amare, di poter donare, di poter essere generosi, quando chiediamo perdono della nostra difficoltà a vivere, quando chiediamo veramente di essere ‘operanti’ non per qualche anno, ma operanti sulla terra perché il bene possa essere costruito.

Siamo figli di Dio e grazie a Maria, che ha permesso a Dio di diventare umano, siamo anche diventati fratelli tra noi, figli di Dio e figli di Maria, madre della Chiesa, madre di ogni cristiano.

Termino presentandovi un piccolo episodio capitato in terra di missione:

In un treno traballante e poco sicuro in una terra lontana da noi c’è un missionario che recita il breviario, pieno di immaginette per segnare le varie pagine da leggere. Davanti a lui c’è un bambino. A un certo punto il treno ha uno scossone particolare e il libro del missionario cade per terra e le immaginette si disperdono nello scompartimento. Allora si china, prende il libro, raccoglie le immaginette e le rimette dentro il libro e ricomincia a pregare. Il bambino però osserva: "C’è ancora una cosina lì, per terra. " La tira su e la dà al missionario, il quale la mette dentro senza pensare alla figura che vi è rappresentata: è il volto di Maria. Il bimbo incuriosito chiede: "Chi è quella bella donna?" Il prete la guarda e risponde: "E’ mia madre" Il bambino replica che non gli assomiglia. Il Missionario dice: "Hai ragione. E pensare che io cerco sempre di assomigliarle un pochino ogni giorno di più!"

Mi pare che ci sia in questo racconto una piccola lezione per noi:

Assomigliamo a Maria? Siamo disponibili mentre la onoriamo ad assomigliare a lei? Siamo disponibili veramente mentre preghiamo non soltanto a chiedere ma ad assomigliare a ei, la madre della Chiesa e la madre dei cristiani? A lei che è anche la madre di Gesù.

Cerchiamo di rappresentarla dentro nel nostro intimo, per poter rassomigliare non solo a lei, ma anche a suo figlio?