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6 gennaio 2008
EPIFANIA DEL SIGNORE
Is 60,1-6 Ef 3,2-3.5-6 Mt 2,1-12

L’INCONTRO

Come altre bellissime pagine del vangelo, questa sembra proprio una bella favola: gente che guarda le stelle, che dalle stelle riceve una indicazione e segue; gente che lotta per il bene; il genio cattivo che lotta per il male; i buoni ricchi che donano i frutti della loro opera. Sappiamo come questo racconto poi vada avanti: i magi tornano per un’altra strada; diffonderanno quell’idea che hanno ricevuto alla grotta.

La gente di oggi ha tanto bisogno di sogni che diventa pazza per questo: l’altra notte a mezzanotte in via XX settembre c’era la coda per comperare un libro nuovo della serie delle storie fantastiche di Henry Potter, per leggere qualche cosa che tutti sanno che non è vero, ma che fa sognare.

L’ho già detto in altre occasioni: i racconti del vangelo sembrano favole, ma sono cose grandiose che fanno veramente sognare se ci si crede, ma bisogna impegnarci profondamente, bisogna credere nell’incontro, favorendo anche l’incontro di altri; altrimenti restano ‘racconti’, cose belle, ma esterne: devono invece entrare nel cuore, devono diventare atto di fede, professione pratica di fede, strada intravista – "mistero", mistero nel quale bisogna penetrare fino a formare una famiglia grande che comprende tutte le persone che vivono in questo mondo. Ognuno di noi farà la sua piccola parte, ma la deve fare.

Il dono che questi uomini, questi magi –tre, due, cinque? Non si sa- sono simbolo di divinità, di ideale, di preghiera: L’incenso simboleggia la preghiera, la mirra ciò che serviva per imbalsamare i morti e ci parla di eternità, l’oro rappresenta ciò che si deve dare a Dio –tutto, il più possibile, quanto di più prezioso abbiamo. Ed essi lo fanno quasi per chiedere a noi "Tu che cosa fai? Tu come ti impegni? Tu come vivi la tua fede?"

Fede: sono io che cerco Dio o è Dio che cerca me?

Io parto dal fatto che è un incontro. La fede è un incontro: E’ Dio che viene incontro a me: diventa fede quando io lo accetto. Se sono io che cerco Dio, diventa fede quando Dio mi dà la sua risposta, quando mi dice "Io ti aiuto, impegnati. Io sono con te: mettimi a disposizione la tua vita, le cose più belle che hai. Vivile ringraziandomi perché sono io che te le ho fatte avere. Vivile perché io sono colui che ti dona la libertà di donare tutto".

Abbiamo meditato in questi ultimi giorni l’Eccomi di Maria che deve diventare l’Eccomi di ciascuno di noi.

 

Il papa nella sua enciclica, nelle prime pagine racconta la storia di una bimba di nove anni che viene venduta schiava. Si chiama Giuseppina Bakhita. Siamo alla metà dell’ottocento, in Africa, nel Darfur. Passa da cinque o sei diversi padroni. Ogni volta che viene venduta, viene venduta con disprezzo e trattata sempre peggio, finchè all’età di 13 anni viene comperata da un console italiano. Siamo nel Darfur, ancor oggi terra in cui gli abitanti vengono scacciati dai loro villaggi per prendere loro la vita. A 13 anni viene portata come domestica a Venezia, dove viene anche mandata a scuola per studiare. Quando il console deve ritornare in Africa, lei si rifiuta e preferisce essere messa in un collegio di monache Canussiane, dove viene educata ed istruita. Diventata maggiorenne chiede il battesimo e dopo alcuni anni, quasi a 30 anni, si fa suora. Esce dal convento solo per fare dei viaggi in Italia per parlare della schiavitù, ma soprattutto della libertà che ha avuto. Chiamava paron –in dialetto veneziano- il padrone e ne aveva avuti tanti!. Ma quando ha incontrato il padrone che la lasciava libera, il Signore Gesù , allora lo chiama "il mio padrone, il mio dominatore" che mi lascia libera di amarlo perché lui mi ama!

Il papa Giovanni Paolo II l’ha dichiarata santa, una santa che dia l’esempio della ricerca della libertà, della possibilità di essere veramente degna di essere amata da parte di ciascuna anima di coloro che credono profondamente nel Signore.

L’Epifania cosa c’entra in tutto questo? L’Epifania è la presentazione del Signore Gesù che si fa anch’egli schiavo nostro, che si mette in terra –sappiamo tutti come è morto, come è stato disprezzato, sappiamo tutti come è stato molto amato, secondo le situazioni.

 

Sant’Agostino, presentando il Commento alla prima lettera di S.Giovanni dice che sembra di vedere in carcere due uomini: uno in divisa da carcerato, terrorizzato dal pensiero di non uscire più dal carcere, l’altro invece, uomo libero che è andato a visitarlo e che nel cuore ha tante parole di speranza, di conforto, di libertà interiore. Dice: "Il carcerato siamo noi, il visitatore è Gesù Cristo stesso che è venuto, esce dal carcere quando viene messo in croce, ma lascia a noi un messaggio forte di libertà, di sicurezza, di speranza che ci trasforma completamente"

 

Sì, abbiamo proprio bisogno di ricevere questo messaggio, ed anche abbiamo bisogno di vivere in un ambiente dove si respiri questa aria di libertà, facendo famiglia, facendo ‘corpo’.

San Paolo lo diceva nella seconda lettura . "Noi formiamo corpo" –questo è mistero: il formare il corpo di Cristo stesso, continuando a presentare Gesù Cristo oggi, vivo; continuare a presentare Gesù Cristo oggi che opera con le nostre mani, guarda le cose con i nostri occhi, sente capacità di amare con il nostro cuore. Quando riusciamo a voler bene a qualcuno, è lui che vuole bene attraverso noi; quando noi abbiamo bisogno di essere amati, siamo noi che sentiamo il bisogno di essere amati da lui. Questo è il mistero, che può crescere e che cresce se noi vogliamo farlo crescere, se siamo capaci a comunicare queste forti realtà.

Sì, la gente d’oggi ha bisogno di favole perché sente il bisogno di evadere da questo mondo e il Signore invece ci dice: "Io la mia favola ve la racconto non perché evadiate, ma perché vi immergiate sempre di più; io ho bisogno di essere presente nel mondo, di entrare nel mondo. Me ne sono andato, ma sono con voi, sono in voi. Ciascuno di voi da solo non ce la fa. Legatevi agli altri, formate veramente corpo. Fate famiglia. E’ una famiglia ideale che voi potete accettare o meno, se accettate di fare la volontà del Padre, se accettate di godere dell’amore del Padre, di godere anche dell’amore che voi piano piano potete meritarvi facendo del bene. Fatevi amare e amate anche voi, ma amate sul serio impegnandovi."

Non è una favola questa. E’ una favola che viene raccontata per poter cominciare. Poi andate avanti, costruite voi il nuovo regno di Dio, il corpo di Gesù.

Allora noi siamo invitati a realizzare di nuovo come a Betlemme l’epifania del Signore. Fare in modo che il Signore possa presentarsi nella sua divinità, però con un volto umano. Egli si è presentato con la sua divinità: alcuni giorni prima c’erano gli angeli che cantavano che è Dio "Gloria a Dio" –venuto per questo, ma anche per fare in modo che nella gente di buona volontà ci possa essere pace, volontà buona, costruzione di un mondo nuovo.

Le favole servono per evadere. La favola di Gesù serve per farci pensare, per convincerci e per poi realizzare portando la nascita di Gesù, portando l’apparizione di Gesù, portando la pace predicata da Gesù, non solo esternamente sulle pagine di un libro –nel libro ci sono scritte- ma da questo libro devono uscire nelle nostre mani, nei nostri occhi, sulla nostra bocca, con le nostre azioni, con la nostra gioia nella quale possiamo dire "Signore Gesù, ho bisogno di qualcuno che mi voglia bene; io ho bisogno anche di voler bene a qualcuno. Aiutami tu ad essere costruttore di pace, di amore, di sorrisi e di buona volontà".