PRECEDENTE  LE OMELIE DI DON GIUSEPPE CAVALLI  SEGUENTE

13 gennaio 2008
BATTESIMO DEL SIGNORE A
Is 42,1-4.6-7 At 10,34-38 Mt 3,13-17

IMMERSI NEL NOME DI DIO

Giovanni era illuminato interiormente. Già aveva conosciuto Gesù, già l’aveva riconosciuto come l’"agnello di Dio" che è venuto a togliere il peccato del mondo. Giovanni si rifiuta di battezzare questo inviato dal cielo, questo "agnello" venuto a darci liberazione non da una schiavitù concreta, ma da una schiavitù simbolica che è il nostro peccato. Non vuole, lui, battezzare la "pasqua personale".

Ma Gesù vuole essere battezzato, perché vuole aprirci la strada. Vuol darci la totale liberazione ed il nostro battesimo sarà proprio l’immersione in questa liberazione voluta dall’agnello che è "pasqua personale". Sarà l’immersione in Dio.

In questo periodo liturgico abbiamo soprattutto celebrato e contemplato il Signore Gesù nella sua umanità di bimbo che nasce e cresce nella sua famiglia. Oggi ci viene presentata la sua divinità. E’ cresciuto, è un uomo. Si immerge nelle acque del Giordano per essere battezzato e dopo il battesimo, mentre è in preghiera, si apre il cielo e c’è la rivelazione. La voce del Padre dice che non è un inviato qualunque colui che è stato battezzato da Giovanni, ma è il Figlio eterno del Padre che sta nei cieli, è Lui stesso la SALVEZZA, è Lui stesso che dà la LIBERAZIONE.

Tra i Padri della Chiesa, S. Massimo di Torino – ve l’ho già citato qualche settimana fa - pensa che sia giusto che la festa del Battesimo del Signore segua così da vicino quella del Natale, anche se i due eventi si verificano a distanza di trent’anni, perché, secondo lui, anche questa festa si dovrebbe chiamare Natale.

A Natale – dice S. Massimo - egli nacque tra gli uomini, oggi è rinato nella manifestazione divina… è rigenerato nel mistero. Quando nasce è stretto al seno di Maria; ora, generato dal mistero è avvolto dalla voce del Padre che ne rivela la divinità. Nel primo Natale "la Madre accarezza dolcemente il piccolo nel suo grembo". Oggi, nel Natale del suo Battesimo, "il Padre offre al Figlio un’amorosa testimonianza".

Da questo momento Gesù, che prima si presentava solo come uomo, si presenta anche come Dio e ci insegna a guardare al nostro Padre che è nei cieli. Da questo momento Egli inizia a chiamarci affinché, immersi in Lui, fratelli suoi, liberati da Lui, diventiamo una sola cosa in Lui, diventiamo anche noi figli di Dio Padre.

Capite allora il significato del Battesimo del Signore?

Si immerge nell’acqua per chiederci di immergerci noi in Lui.

Si immerge nell’acqua per far capire che Lui è uno di noi, con la nostra umanità, ma è Dio stesso, ed è venuto a portare a noi questa sua essenza divina perché noi, a nostra volta, possiamo immergerci in Dio, possiamo diventare come Lui.

E’ un mistero questo, è una meravigliosa composizione in Cristo delle due nature, l’umana e la divina. E’ un meraviglioso mistero quello del divino in noi. Un mistero da contemplarsi, da meditarsi, da godersi, da viversi con stupore e con gioia, con responsabilità estrema. Certo non siamo "eterni": non siamo "da sempre". Non siamo "infiniti": siamo sempre limitati come creature. Ma, in quanto figli di Dio, possiamo con certezza dire che abbiamo in noi stessi qualcosa della sua essenza divina. E’ chiaro che non da noi possiamo salvarci, perché la salvezza è un’opera straordinaria di Dio, ma se vogliamo essere dalla sua parte siamo salvi, perché Dio ci ha chiamati. Ci ha chiamati non solo perché potessimo rispondere e godere della sua chiamata, ma perché noi, da veri figli innamorati di Dio, per quanto possibile, potessimo dirlo ad altri e, con il nostro comportamento e le nostre parole potessimo convincere altri a mettersi dalla parte di Dio.

Bisognerebbe che noi riuscissimo veramente ad innamorarci del Signore. Bisognerebbe che noi riuscissimo veramente a guardarlo negli occhi come lui ci guarda nel nostro intimo, e riuscissimo a scalare tutte le difficoltà per arrivare sino a lui.

- Qualche volta, quando cerchiamo di alzare verso l’alto il nostro sguardo, pensiamo agli angeli, li sentiamo vicini, li preghiamo…

E’ giusto, ma non è tutto.

- Qualche volta ci fermiamo ai "campioni", gli "eroi": i santi. Li invochiamo, ne chiediamo l’intercessione…

E’ giusto, ma non è tutto.

- Anche quando pensiamo a Maria, la Madre del Signore, e ci concentriamo in lei, facciamo una cosa buona, bella.

E’ giusto, ma non è tutto.

Come quando ho una scala da salire… faccio un gradino, va bene, devo farlo, ma è poco; anche il secondo, il terzo gradino… devo farli ma non bastano tutti i gradini. Importante è il punto di arrivo. In cima alla scala c’è lui, il Signore.

Sarebbe bello se qualche volta riuscissimo a dire: Oggi i gradini li metto tutti da parte, faccio un salto, arrivo da te, parlo con te, sto con te, SIGNORE.

Lui lo fa, sapete, lo fa. Tra poco, sull’altare, in forma di pane, ci sarà lui che mi dirà: Vieni, io vengo in te, vieni con me.

Fossimo capaci davvero, mi ripeto, a guardarlo negli occhi, a dirgli: Signore, io ti voglio bene, io ho bisogno di te.

Sì, tutti gli altri mi servono per incoraggiarmi, per sentirmi in compagnia, per capire meglio, però, poi, io ho bisogno di te, perché sei solo tu che davvero mi fai vedere, mi dai sicurezza, mi dai certezza.

… Penso alla favoletta di quella candelina intelligente ed animata, che viveva in una grotta e spostandosi, con la sua piccola luce guardava in tutti gli angolini e trovava tutto bello. C’è una stalattite trasparente… C’è una pietra liscia e lucida che la rispecchia; si incanta… Ma nel suo vagare intravvede, in fondo, una luce più forte, più grande. Si incammina e riesce a raggiungere, con la piccola fiammella in testa, l’uscita della grotta e la luce abbagliante del sole. Così dimentica i propri riflessi, che pure le avevano dato tanto appagamento, dimentica la propria luce e, guardando direttamente il sole, si accorge che le cose sono molto più grandi, più belle di quelle che vedeva nella grotta…

Gesù è il nostro sole. Gesù è la nostra luce. Adesso lo vediamo solo nei riflessi, lo vediamo solo nella nostra fantasia, lo intravvediamo solo dalla sua Parola che ci viene presentata.

Ma se riusciamo a stare un momento in silenzio, se riusciamo a chiudere gli occhi e guardarlo con la nostra interiorità , possiamo meditare il mistero di un Dio che si fa uomo e ci dice: Io sono venuto per rendervi capaci a raggiungere, a sentire ed a percepire la mia presenza.

Il Battesimo ci ricorda che siamo stati immersi nel nome di Dio, nel nome di un Dio che si chiama Padre, che si chiama Figlio, che si chiama Spirito.

Viviamo, per quanto è possibile, immersi in questo Dio, dicendogli "Papà" qualche volta; dicendo "Fratello Gesù", vivi con me; dicendo "Spirito Santo" illuminami, dammi forza, permettimi di superare le mie difficoltà.