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27 gennaio 2008
III Domenica del Tempo Ordinario A
Is 8,23b-9,3 1Cor 1,10-13.17 Mt 4,12-23

GESÙ È LUCE

Gesù aveva predicato la luce e poi aveva incaricato altri di prendere da lui la luce e di portarla nel mondo.

La sua Parola viene chiamata luce.

I primi cristiani però, ci viene riferito nella seconda lettura, ascoltano Paolo, Pietro, Apollo –tutti bravi maestri che avevano predicato talmente bene da formare addirittura delle ‘scuole’ – e si dividono. Avere degli stili diversi non è male, ma la gente accoglie le parole di uomini –santi- considerandole ‘parole di uomini’ ed attraverso quelle parole non coglie Cristo, così come avrebbe dovuto. Per questo Paolo nella lettera che abbiamo ascoltato dice: "E’ morto per voi Paolo? E’ morto per voi Cefa? O Apollo?" Sono maestri che ripetono, ma non sono maestri che salvano. Chi salva è Cristo Gesù. E’ lui che è morto! Tutt’al più gli altri hanno dato dei sacramenti, hanno battezzato, hanno ripetuto le parole di Gesù, se sono stati fedeli, ma non sono loro che salvano, è Gesù che salva. Non sono loro la luce, sono dei riflettori, se mai, della luce di Cristo; non sono il Cristo.

Non è facile ricevere luce e dare luce. Non è facile ricevere luce ed andare all’origine della luce. E’ facile invece prendere delle parole di consolazione, delle tracce ed andare avanti.

Quanti movimenti, quante divisioni, quante situazioni belle ci sono nella chiesa di oggi, ma molte volte ci si ferma a ciò che è stile, a ciò che è modo, maniera umana di presentare e non si risale a Colui che è morto e ci chiede di ‘morire per lui’.

Cristo ci ha salvato perché è morto e lì, nella sua croce c’è la luce e solo dalla croce viene la risurrezione di Cristo che ce lo fa grande e sicuro. Allora chi vuole insegnare la Parola di Cristo deve insegnare la Parola di Cristo risorto, la Parola di Cristo che si sacrifica e che chiede di sacrificarci.

Domenica scorsa e l’altra ancora vi avevo detto che nelle domeniche in attesa della quaresima vorrei parlare della chiesa di oggi. Non vi faccio nomi di chiesa –ne fanno già tanti i giornali, che riferendo le parole le interpretano e quindi non dicono le cose ‘vere’ perché come fanno a sapere che cosa voleva intendere colui che ha parlato…- E’ più bello pensare che tutto quello che sta sotto è quello che penso io , non quello che ha detto quel tale.. Divisioni, interpretazioni affinché se la divisione non c’è, che appaia! Si prendono le cose belle, si rompono per poter dire: ecco, vedete, era fatta di parti!

Non voglio difendere nessuno perché non c’è nessuno da difendere. Voglio dirvi: quello che avviene nell’interpretazione esterna della chiesa, avviene anche dentro la chiesa; ciascuno di noi ha la sua idea. Va bene, ma la tua idea di oggi, la tua idea che sta nel tempo e che potrebbe essere buona per risolvere un problema del momento, è una cosa che passa, o che è già passata o che passerà. Ma al di sopra di questo, c’è l’opinione di Gesù Cristo? Quella che ti dice di metterti tu al tuo posto e fare luce con le tue parole, con la tua vita –gli altri facciano altrettanto, ma prima di tutto fallo tu!–

Lo dico di me, ma lo dico di tutti voi. E se si fanno solo delle lodi del proprio gruppo e delle critiche all’altro gruppo, vuol dire che non siamo nella verità, perché la verità è cercare di essere uniti.

Paolo ce lo diceva nella seconda lettura. "Siate uniti in Cristo, ognuno con il suo modo di fare e di predicare". Ognuno si domandi "Io predico in casa mia?" Non ripetere le mie parole, non servono a niente. Ripeti il nome di Gesù Cristo e porta questo nome che non è un nome terreno, non è un nome di 2000 anni orsono.

E’ il nome eterno.

Mi piace Sant’Agostino che prende l’occasione in cui parla della Trinità per dire: Il Padre ama il Figlio ed è con Lui una sola cosa; sono talmente uniti che respirano insieme ed il loro amore è uno, il loro respiro è uno e si chiama Spirito, respiro, soffio e noi lo chiamiamo Santo. Dio è uno ma ha voluto rivelarci che è anche molteplice per dirci che nella molteplicità c’è l’unità: se tu hai delle qualità mettile in evidenza perché possano arricchire un altro che non ha le tue, ma che invece ha le sue, perché possiate imitarvi a vicenda.

Essere diversi non è un male, ma è un bene perché tra le diversità si trova la ricchezza –quella che io non ho l’hai tu ed io ti imito. Questo vuol dire unità e Gesù Cristo questo ha predicato.

Nella chiesa di oggi se c’è un qualche stile che può servire per comunicare, usiamolo –questa è luce che serve per avvicinarci di più a Gesù Cristo.

Sant’Agostino diceva che la Trinità è fatta da tre persone che sono un solo Dio e quando noi viviamo la nostra vita di chiesa ascoltiamo Gesù che è il Figlio del Padre che ci ha portato la conoscenza, ringraziamo il Padre che ci ha mandato il Figlio e per poter essere anche noi veri figli, per poter essere coerenti, per poter vivere il sacrificio del servizio chiediamo allo Spirito Santo la forza, l’energia, il respiro stesso di Dio, la capacità di dare, di ricevere, di comunicare.

Dare luce, ricevere luce, comunicare luce.

La chiesa di oggi vive in un mondo diviso, ma non deve essere divisa. La chiesa di oggi vive la vita della famiglia: ognuno di noi appartiene ad una famiglia –grande, piccola- che sia luce la tua vita da solo, la tua vita in famiglia, la tua vita nel lavoro, che sia luminosa: porta ottimismo, porta speranza, porta gioia.

Non è tutta gioiosa la nostra vita, ma metti in evidenza quello che c’è di gioioso, quello che c’è di bello e di costruttivo: questa è luce.

Non credo che sia un caso che Gesù abbia voluto cominciare a predicare proprio in una zona di confine, come ci ha detto il vangelo di oggi ripetendo l’evangelo di secoli e secoli prima, ma direi che oggi potrebbe usare le stesse parole - allora parlava di gente che crede in un’altra religione; adesso parlerebbe di gente che si tira razzi, bombe e cannonate da una parte all’altra - ed è lo stesso identico confine di quei tempi: 2000. 2500 anni fa era già così. E Gesù ha cominciato proprio lì per dire: "Guardate che non dovete aspettarvi un mondo di pace. Dovete costruire voi la pace. Nel mondo ci sarà sempre qualche divisione, proprio per darvi occasione di fare il bene".

Una cinquantina di anni fa in America tra i grandi predicatori che giravano ce n’era uno cattolico che predicava nelle grandi città. Va a predicare nello stadio pieno di gente di Los Angeles di notte. A un certo punto dice: vi ho fatto la predica della luce. Adesso invito i macchinisti a spengere tutte le luci dello stadio e di lasciare acceso solo il microfono perché possa continuare a farmi sentire. Di colpo tutto buio. Prende dalla tasca un cerino e accende la sua fiammella. "Vedete la mia luce?" Si sente rispondere un grande "Siii" . "E’ piccola, lo so, ma si vede. Adesso tutti voi prendete dalle vostre tasche un cerino o un accendino e accendete la vostra piccola luce".

Sembra un miracolo: tutto lo stadio è illuminato come da una luce unica. "Vedevate il mio lumino, ma era piccolo. Adesso unito al vostro, c’è di nuovo luce". "Viviamo così: la nostra Parola sia il nostro cerino; la nostra azione, il nostro lavoro sia il nostro lumino, la nostra capacità di portare speranza e gioia sia la nostra vita cristiana, in nome di Gesù, unica luce del mondo.