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17 febbraio 2008
II Domenica di Quaresima A
Gn 12,1-4a 2Tm 1,8b-10 Mt 17,1-9

"ASCOLTATELO!"

Avrei voluto portare una pila di giornali per leggere solo alcuni titoli. Sarebbe stato indicativo del tenore di chi si professa ‘organo della comunicazione’ , ‘mezzo’ di comunicazione e di capire che cosa, in fin dei conti ‘comunicano’!

Sto parlando della nostra stampa quotidiana che si preoccupa di raccontare tanti fatti di cronaca che interessano solo il momento presente, senza preoccuparci di contribuire a farci pensare, a farci ragionare. Se vogliamo qualcosa su cui riflettere, dobbiamo leggere qualche giornale più importante –di una o dell’altra tendenza- nel quale possiamo trovare un ideale che vuole essere comunicato.

E’ importante che sia data alla gente l’occasione di pensare, perché questo aiuta ad essere persone, a essere capaci di crescere, capaci di approfondire la conoscenza di se stessi, aiuta a mettersi insieme agli altri per poterci dare vicendevolmente una mano.

Ho appena finito di leggere una pagina di vangelo che conteneva non a parole ma nei fatti un invito a ragionate se ci possiamo accontentare delle cose della vita quotidiana o se dobbiamo pensare a qualcos’altro.

La scena rappresentava Gesù che si è fatto vedere accanto al grande legislatore dell’antichità di quel popolo al quale Gesù stesso apparteneva –Mosè- ed accanto al maggiore dei profeti –Elia- che, pur non avendo scritto niente, ha trasformato un popolo che stava deviando, che si era allontanato dalla presenza di Dio e aveva cambiato strada: li ha ricondotti tutti ad essere seguaci di quel Dio che aveva loro promesso –ad Abramo, ad Isacco, a Giacobbe, i grandi patriarchi- di formare un popolo grande, che avrebbe portato il nome di Dio in tutto il mondo.

Ci è riuscito e quel popolo sta ancora oggi portando il nome di Dio in tutto il mondo e da quel popolo è venuto proprio Lui, Gesù, che, continuando l’opera che dal profeta era stata messa in atto, ha portato una completa trasformazione del mondo con idee che ancora oggi vengono presentate come idee forti.

Il non uccidere dei vecchi comandamenti purtroppo oggi è quasi dimenticato –quante uccisioni, non solo degli adulti, ma di tutti quelli che adulti non sono!- però la schiavitù, almeno come principio è stata abolita, la fraternità è messa anche da coloro che negano il Cristo in grande evidenza, il poter vivere in comunione, in comunità è celebrato da tutti, l’approfondimento della coscienza –magari ognuno poi pretende che la coscienza da realizzare sia soltanto la propria - l’ideale della coscienza è stato proclamato da Gesù ed è riconosciuto generalmente.

E’ una legge scritta dal Creatore nel cuore di tutti.

Ebbene, Gesù quel giorno ha fatto vedere il suo volto luminosissimo e ha annunciato che sarebbe risorto alla presenza dell’antichita rappresentata da Mosè ed Elia e de quei tre che erano con lui e che diventeranno i suoi principali collaboratori insieme agli altri apostoli per trasformare il mondo e nello stesso tempo sta pensando anche alla sua passione. Sì, perché prima della risurrezione c’è la morte e prima della morte c’è la passione.

Bisognerebbe avere un’icona di quelle autentiche dei greci, dei bizantini, dei russi, per vedere il Gesù luminosissimo e questi apostoli piccolissimi e spaventatissimi, coricati per terra, uno addirittura rovesciato per terra. Si sono spaventati, ma intanto hanno sognato –"Facciamo qui tre tende così tu stai bene e noi continuiamo a guardare questo spettacolo così forte"’-

"Guardate ragazzi, dice Gesù, bisogna scendere, bisogna cominciare a parlare con gente".

Capite che comunicazione forte? Non con le parole, non con degli spettacoli speciali, ma con quella realtà presentata lì in un momento – una nuvola per ricordare la presenza del Creatore, una voce che ha spaventato, una luce fortissima e soprattutto la coscienza dentro.

E’ finita questa scena?

Io dico di no."Ragazzi –dice Gesù a ciascuno di noi- ragazze –dice a tutte le donne- bisogna andare a lavorare!"

Bisogna però aver creduto veramente, bisogna aver fatto una comunione che ci ha trasformato, bisogna preparaci, se non l’abbiamo ancora fatto, a quella confessione, alla quella comunione. Ma deve cominciare quel momento nel quale tu un po’ incoraggiato, un po’ entusiasmato, un po’ buttato per terra dallo spavento devi deciderti di metterti a disposizione di Dio.

Ora scendiamo dal monte e andiamo a vedere.

Nella vita del primo monaco San Pacomio – siamo intorno agli anni 290/300- si racconta di una specie di sogno, di visione: in una caverna buia c’è soltanto un uomo con un lumino che può servire per trovare l’uscita. Tutti si avvicinano a lui. "Se tutti mi siete vicini, mi spegnete il lumino". Gli altri allora cercano di trovare da soli la soluzione, ma non ci riescono. La soluzione però c’è e la indica proprio quell’uomo: "Uno mi dia la mano e quella persona dia una mano all’altro e l’altro a sua volta faccia lo stesso" . Si forma così una catena. Nessuno vede, se non un lumino lontano lontano, ma tenendosi per mano, pur camminando al buio troveranno la strada.

Nei precetti di Pacomio si chiama coinonia questa soluzione –in italiano si traduce in ‘comunione’: tutti vedono la luce, ma è lontana! Il vangelo è di 2000 anni fa, i santi hanno fatto cose troppo straordinarie, ma ogni tanto c’è qualcuno con il suo lumino "Me la dai una mano?" "Ci vieni dietro a me?".

Allora bisogna imparare veramente a camminare: uno ha trovato la soluzione: "Chi vuol venire dietro a me –non dice ‘prenda la sua luce’, ce l’ho io la luce- prenda la sua croce e mi segua.

La tua vita di famiglia è una croce? La tua vita di lavoro è una croce? La tua vita di studio è una croce? La tua salute è una croce? I tuoi progetti che non sono capiti dagli altri sono una croce? Tu metti quella croce insieme a tutte le altre soluzioni –una bella famiglia, un bel lavoro, un bel risultato, qualche piccola lode, ma soprattutto la tua fede –Gesù Cristo è con te. Te lo sei mangiato qualche volta? L’hai fatta bene una comunione? Ti prepari a fare bene la prossima comunione?

"Quella è la tua croce ed insieme alla tua croce c’è anche la mia risurrezione. Poi verrà la tua, a suo tempo". Intanto adesso incomincia a camminare; allora i giornaletti hanno meno importanza.

Tutto devo conoscere, ma non ho bisogno di essere informato da quelli che mi dicono solo cosa loro pensano senza farmi pensare e riflettere. Tutti cercano soldi. Ma anche noi cerchiamo soldi. Basta guardare le nostre macchine e i nostri vestiti. Però c’è la fede dentro?

Riusciamo a superare queste bucce che un giorno il Signore ci costringerà a buttare via per cercare veramente la sostanza, il seme messo dal Signore perché, spaccata la buccia, si possa veramente risorgere.

La voce del Padre alla scena della trasfigurazione –metamorfosi, si dice nella lingua in cui è scritto il vangelo- ci dice "Ascoltatelo".

Io mi auguro che questa pagina vi abbia insegnato qualche cosa. Se non è apparsa ancora completamente chiara, vuol dire che il Signore ve la farà capire qualche altra volta.

Meditateci su. Trovate il momento di silenzio dicendo: "Signore, tu parli. Fa che io possa ascoltarti veramente!".