23 marzo 2008
PASQUA DI RESURREZIONE A
At 10,34.37-43 Col 3,1-4 Gv 20,1-9
COSTRUIRE LA CHIESA
Stanotte abbiamo celebrato la veglia pasquale: siamo usciti e la chiesa è rimasta buia. Fuori abbiamo acceso un fuoco e con la sua fiamma abbiamo acceso il cero che rappresenterà per tutto l’anno Gesù risorto, fino alla prossima Pasqua : sarà acceso nei momenti più belli e nei momenti più tristi. E’ impossibile sostituirlo con una lampadina perché ci ricorda Gesù vivo. Anche sull’altare la fiamma deve essere vera per indicare che anche noi dobbiamo essere luce nel mondo.
Gesù è risorto: la sua opera, il suo lavoro, la sua predicazione nel tempo sono finite; l’uomo vive in attesa di dover lasciare tutto, perché vive nel tempo e il tempo passa: così le nostre opere buone se ne vanno e anche i nostri peccati spariscono.
Tutto passa, ma il Signore ci ha insegnato – e lo dicono anche i pensatori di tutti i tempi anche quelli che non credono in una divinità - che dopo la morte c’è ancora qualcosa di noi, perché noi abbiamo ‘sete’ e se abbiamo sete vuol dire che c’è ‘acqua’ e quest’acqua non può essere se non un ‘dopo tomba’ un’ ‘oltre tomba –lo chiamavano ade, lo chiamavano e lo chiamano ancora nirvana o con altri nomi - ma un’oltre tomba c’è.
Gesù dice: "Io sono ormai andato nell’oltre tomba. L’umanità mia la porto via" e ha fatto vedere che la sua umanità era gloriosa -l’ha fatto vedere con delle apparizioni –ha voluto mangiare, ha voluto essere toccato, ha voluto essere riconosciuto mostrando i buchi nei suoi polsi e nei suoi piedi –e li ha chiamati’segni’, segni della sua offerta totale.
Sì perché è venuto per offrirsi, ma anche per darci la certezza che dopo l’offerta c’era la gloria.
I discepoli di cui ho letto nel vangelo –uno giovane e l’altro più vecchio, uno correva e l’altro andava adagio ansimando- hanno visto i segni ( non ancora delle sue mani, dei suoi piedi e del suo costato come farà successivamente ) i segni di uno che aveva abbandonato la tomba sgusciando gloriosamente. Come? Nessuno ce lo ha detto. Lo vedremo quando saremo con lui e anche noi sgusceremo dalle nostre tombe ed anche le nostre particelle disfatte si metteranno in ordine e allora saremo anche noi nella gloria in misura proporzionata alla sua grazia e alla nostra risposta alla sua grazia.
Allora i suoi discepoli hanno preso l’incarico che aveva dato loro: "Mi sarete testimoni" –cioè racconterete ad altri quello che avete visto, giudicato e poi da questi testimoni diretti verranno gli altri testimoni che sentiranno e ripeteranno. Tra quelli ci siamo anche noi.
Vi dicevo che stanotte siamo entrati in una chiesa buia perché dopo aver acceso questo cero ognuno con la sua candelina in mano ha acceso la sua luce –alcuni al cero, altri hanno passato la luce, perché uno ha trasmesso agli altri. Perché se io credo in Lui è perché qualcuno mi ha dato la sua luce e allora io devo darla ad altri. Così noi dobbiamo essere capaci a consolare perché Gesù è venuto a consolare; dobbiamo essere capaci a donare perché Gesù è venuto a donare – non qualcosa, ma se stesso – Gesù è colui che si è dato.
Ho sentito che un grande predicatore –che fa la predica anche al papa- ha concluso la sua predica pasquale dicendo che il profeta Aggeo esortava gli esuli che erano ritornati dopo l’esilio di una cinquantina di anni a Babilonia –siamo al centro del 500 a.C.- a costruire il tempio. Erano ormai passati 10 anni dal ritorno da Babilonia e avevano costruito le case che erano state distrutte, avevano ricominciato a coltivare i campi, ma si erano totalmente dimenticati di ricostruire il tempio per dare gloria a Dio, dove la gente si sarebbe potuta riunire per pregare e esortarsi a vicenda. "Lasciate le vostre case per qualche giorno –predicava Aggeo- lasciate i vostri campi per qualche mese e venite insieme a costruire il tempio. Lasciate la moda dei vestiti nuovi, l’uso degli ori e degli argenti, la fatica per rimettere in ordine le case, e mettete tutto disposizione del tempio, cose, fatica, intelligenza".
Il messaggio è attuale: insieme a Gesù risorto che fa da guida, mettiamoci a costruire la Chiesa.
"Quale Chiesa?" Non guardate questa, questa è la casa della Chiesa.
Costruiamo il gruppo di persone che stando insieme sa presentare Gesù vivo, sa raccontare le azioni di Gesù.
E’ questo che ci viene detto "Siate tutti piccoli evangelizzatori".
Avete mai parlato di Gesù ai bambini? Avete mai parlato di Gesù al vostro vicino di casa? Avete mai fatto vedere a qualcuno che credete veramente nonostante che vengano derisi i fatti religiosi di oggi?
Fatelo. Questo è il nostro modo di costruire la Chiesa perché noi non dobbiamo costruire dei templi –ce ne sono anche troppe chiese- sapete che i primi cristiani per 300 anni non hanno sentito il bisognosi costruire chiese. Soltanto dopo il 313, quando si sono sentiti liberi, hanno cominciato a costruirle con l’aiuto dei grandi, dei potenti.
Prima ne facevano a meno, ma hanno costruito la Chiesa, tanto è vero che i potenti hanno sentito il bisogno di dire "Ci siano i cristiani" Prima venivano ammazzati.
Allora noi dobbiamo costruire la Chiesa. Troppe volte ci accontentiamo delle case della Chiesa, e trascuriamo l’importanza della riunione delle persone, della necessità di stare insieme in concordia.
Immagino un globo immenso che tocca la terra solo in un punto. Ebbene quel punto è l’incarnazione di Dio –Gesù Cristo- quella sfera è l’eternità e noi siamo incaricati attraverso il divino istante presente, attraverso il momento –adesso in cui sto parlandovi, adesso in cui voi state ascoltandomi- in quel momento che appena è iniziato è subito passato perché la sfera è già rotolata nel nostro tempo, ma soltanto in un punto continua a toccare il nostro tempo E’ questo che dobbiamo consacrare a Dio vivendo il nostro battesimo e così facendo quello che stiamo vivendo lo abbiamo già messo nell’eternità di Dio: tutto passa nella sfera e noi piano piano passiamo nell’eternità. Non ce ne ricordiamo perché il nostro tempo passa, è andato via, ma lo ritroveremo in Gesù Cristo nostro Signore che è l’eterna bontà, l’eterna misericordia, che ci ha insegnato a essere sempre in azione per portare la sua Parola, la sua azione, la sua sicurezza, la sua speranza nel nostro mondo.
Questo ve lo auguro. Non sono parole, sono semplicemente il vangelo preso e messo a disposizione di tutti.
Se noi a casa cerchiamo le ultime pagine di uno qualunque dei quattro vangeli troviamo proprio questo invito "Vivete nell’eternità". Paolo nella seconda lettura ci dice: "Vivete le cose di lassù" pensandole e intanto realizzandole perché vivere il divino istante presente che il Signore ci vuole invitare a portare avanti non vuol dire altro che dire a Gesù "Tu sei con noi. Non lasciarci. Donaci sempre la tua bontà, la tua misericordia. Insegnaci ad essere anche noi la tua bontà e la tua misericordia."