6 aprile 2008
III DOMENICA DI PASQUA A
At 2,14.22-33 1Pt 1,17-21 Lc 24,13-35
L’ACCOGLIENZA
Ci sono delle parole forti in questo brano di vangelo: Stolti - dice Gesù ai due discepoli incontrati per strada – se eravate suoi amici non lo sapevate che doveva risorgere?
Gesù parla di Gesù.
Non lo riconoscono in quel momento – ma nessun altro lo riconosce dopo la risurrezione – Ci vuole sempre qualcosa di personale perché poi venga riconosciuto.
"Non sapevate che doveva risorgere? E – aggiungo io- se le donne ve lo hanno detto, perché non avete indagato? Che si siano inventate tutto? " Invece la risposta è stata: le donne non l’hanno trovato nel sepolcro…noi ce ne andiamo…
Oltre che sciocchi sono anche scoraggiati: vorrebbero subito il ‘segno’, la decisione; così Gesù ne approfitta perché fa loro capire che cosa vuol dire "credere in lui" : non sono solo i fatti che devono ricordare – i fatti, quelli raccontati nel vangelo, noi li sappiamo a memoria, ma se poi il ricordo dei farri non ci cambia dentro non serve a niente.
Per Gesù è questa la cosa veramente importante, perché la gente è tropo abituata a ‘vedere’ e a ‘toccare’ ed il vangelo non deve essere ‘toccato’, ma deve essere ‘accettato nel cuore’.
Perché possa succedere bisogna che il cuore si apra.
San Gregorio Magno, commentando questo episodio del vangelo in una predica diceva che questo è l’episodio in cui Gesù ci insegna l’accoglienza: Gesù li ha accolti e i due che l’hanno a loro volta accolto l’hanno scoperto e subito sono scappati a Gerusalemme per raccontare quello che avevano vissuto e per invitarli ad accoglierlo anche senza vederlo. Poco dopo Gesù si farà vedere da loro.
Gesù ci parla di accoglienza.
Accogliere è un concetto semplice: significa avvicinarsi agli altri, coltivarli, lavorarli e farsi lavorare dagli altri: vuol dire avvicinarsi e stare un momento in silenzio; vuol dire guardarsi negli occhi.
C’è un popolo africano –gli ibo- che non hanno la parola volersi bene, amarsi, hanno solo una descrizione "guardarsi negli occhi" –quando uno è capace a guardarti negli occhi è uno che ti vuole bene, ma non è soltanto la direzione della vista, è che questa vista penetra nel cuore e diventa qualcosa di interrogativo: tu cosa pensi di me? E io posso pensare qualcosa di più di te?
Gesù prima fa una bella predica –loro discutevano dei fatti, mentre lui ricorda loro tutto quello che era stato detto da Mosè - nel Deuteronomio Mosè, concludendo la sua lunga predica al popolo, dice: verrà uno che farà come me. Prima di lui nessuno farà cose grandi come ho fatto io. Dopo capiamo: ci sono stati tanti profeti; hanno fatto anche dei piccoli miracoli, però quello che ha fatto, soprattutto quello che ha detto Gesù non lo farà nessuno. Gesù farà un altro popolo. Come Mosè ha fatto un popolo, Gesù ne farà un altro tutto nuovo.
I due ascoltano per capire. Alla fine confessano: "Ma non ci ardeva il cuore?"
Parlava così bene che si erano entusiasmati, ma non l’avevano accettato: era una bellissima lezione, era un capitolo aperto di un bellissimo libro, ma, chiuso il libro sarebbe tutto finito.
Gesù invece ci dice: io voglio entrare dentro il vostro cuore.
Finito di parlare, Gesù fa per andarsene; aspetta che lo chiamino; entra nella loro casa da ospite; si siede e fa un gesto da padrone di casa.
Non ha detto più una parola; con quel gesto si è fatto guardare negli occhi e lui li ha guardati negli occhi, li ha guardati nel cuore e allora l’hanno capito: E’ lui!
Quando hanno capito che è lui, non è più necessario vederlo; è sparito!
Gesù si fa accogliere e dice: brontolate pure, stolti –non è molto accogliente questo gesto…o questo modo di dire- però le cose bisogna presentarle come sono, poi pensarci e accogliere la sua Parola dentro.
Accogliere vuol dire stare con l’uomo.
Chi dobbiamo accogliere noi? Le persone che ci sono vicine, quelle che conosciamo, le persone umane.
Prima di accogliere i cristiani noi dobbiamo accogliere l’umanità. Oggi non siamo più capaci a pensare all’umanità: chi mi da fastidio… via, ce lo togliamo. Se uno non mi aiuta a guadagnare di più, lo tolgo davanti a me, non ci penso; chi è da un’altra parte del mondo non mi interessa: quante volte sentiamo dire: " peggio per loro! che si mettano a lavorare…"
Oggi si parla di diritti umani: il diritto umano è al diritto di essere umani, di essere trattati umanamente. Facciamo delle belle separazioni: gli altri non mi interessano, magari con qualche piccola elemosina ci scarichiamo la coscienza, per poi non pensarci più.
Per esempio i bambini che nascono noi li aiutiamo ad avere il nome scritto nelle carte dello Stato, perché molti sono sans papier –senza carta, cioè non sono iscritti all’anagrafe perché non hanno i soldi per iscriversi, per pagare qualche tassa –pensate un po’ se voi non aveste la carta di identità non potreste votare e se qualcuno dicesse di voi: chi se ne importa se non votate… che si arrangino!".
Capite cosa vuol dire aiutare gli altri: non è solo pane, ma è diritto a vivere, a nascere, a farsi la famiglia, il diritto a vivere da persona. Ed è a questo che noi dobbiamo pensare: se li aiutiamo, bisogna pensare che li aiutiamo a trovarsi insieme a ascoltare il vangelo, che aiutiamo dei preti a predicare loro –cosa bella- ma li aiutiamo anche ad essere vivi umanamente-
Questo per "quelli lontani". E per "quelli vicini"?
Lo stesso. Impariamolo il principio dell’accoglienza
Ho un libretto sulle beatitudini: Ce ne è una che dice: beati quelli che sono ricchi e che non corrono dietro alla loro ricchezza. Poi c’è la vignetta di un uomo che corre dietro un sacco con il simbolo del denaro. Davanti al sacco un precipizio. E’ evidente che se continua la corsa precipiterà! Vuol dire che i soldi noi dovremmo usarli bene, che la nostra scienza la dovremmo usare bene, che la nostra capacità di parlare con gli altri dovremmo usarla bene proprio per potere essere capaci a rendere qualche cosa di fronte al Signore.
Che cosa ha fatto il Signore? Si è seduto a tavola; ha cominciato a mangiare spezzando il pane; ha fatto un gesto tale che gli altri hanno capito: E’ lui. Allora non è più necessario leggere il vangelo, dire delle preghiere speciali perché è il Signore che suggerisce cosa tu devi fare.
Beati quelli che sanno ridere di sé stessi : la vignetta rappresenta un uomo che guarda la sua immagine riflessa nello specchio. Poi la spiegazione: così non finiranno mai di divertirsi. Se io sorrido di me avrò sempre qualcosa da ridere e sarò sempre allegro.
Mi pare che sia importante sapere accogliere noi stessi, sapersi stimare quel tanto che siamo capaci, saper riconoscere e mettere a frutto quelle grazie che il Signore ci ha dato, quelle capacità che il Signore ci ha aiutato ad acquistare: usiamole per fare piacere agli altri, per stare vicino agli altri.
Gesù a Pasqua risorge e poi piano piano si presenta. Non è facile riconoscerlo, ma quando poi lo riconoscono allora dicono: Signore mio e mio Dio. Sei tu veramente. Aiutami ad essere molto umano per poter essere molto cristiano, per poter fare in modo che il mondo sia molto fraterno.