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4 maggio 2008
ASCENSIONE DEL SIGNORE A
At 1,1-11 Ef 1,17-23 Mt 28,16-20

GIÀ… MA NON ANCORA…

Quest’anno si legge il vangelo di Matteo che non riporta il fatto dell’ascensione, però, siccome è raccontato da altri evangelisti, noi concludiamo la risurrezione di Gesù con questo episodio: l’episodio fondamentale è che Gesù è risorto, poi, altri fatti sono raccontati da uno o dall’altro evangelista; nessuno di questi è di per sé più importante degli altri; tutti insieme ci dicono però con sicurezza che Gesù è risorto : la sua risurrezione l’ha voluta ‘far vedere’ ad alcuni testimoni –una donna, tre donne, undici discepoli, due discepoli per la strada, ‘qua e là’ , San Paolo ci racconta anche di cinquecento discepoli- ma queste apparizioni erano solo occasioni perché ‘tutti’ si convincessero. Ciò nonostante, alcuni dubitavano.

Perché? Perché i fatti che riguardano il soprannaturale, i fatti che non toccano i nostri sensi sono veri, ma…c’è sempre qualche dubbio in proposito…per cui si resta un po’ perplessi.

I fatti di Dio devono essere fatti penetrare dentro di noi da Dio.

Se prendiamo delle pietre e le lasciamo in acqua per una settimana, quando le tiriamo fuori, dopo un po’ si asciugano e rimangono pietre perché non sono fatte per assorbire l’acqua ed esserne ammorbidite.

La nostra anima è fatta per essere alla ricerca di Dio, per cui tutti abbiamo l’ansia dentro, tanto è vero che in tutto il mondo, in tutti i tempi, in tutte le religioni moltissima gente ha cercato di appoggiarsi a qualcuno o a qualcosa, comunque ad un’idea –l’ha chiamata dio, infinito, la propria voglia- che esprima il bisogno di qualcos’altro, con la consapevolezza di non essere sufficienti a noi stessi.

Qualche volta qualcuno si chiude e cerca di convincere gli altri della sua ragione: ma come puoi uno da solo convincere tutti? Si resta così, sempre, in una certa ‘ondulazione’.

C’è chi chiama ‘relativismo’ tutto questo, perché molte volte cambiamo la ricerca cambiando lo scopo e quindi il punto d’arrivo, ma rimaniamo comunque nell’incertezza se non interviene Dio.

E’ per quello che Gesù ha promesso lo Spirito Santo: "Io sono la Via, la Verità, però verrà lo Spirito Santo che ve la farà penetrare" altrimenti ognuno rimane limitato nella propria ricerca. Con lo Spirito Santo la ricerca rimane, ma è una ricerca nell’intimo, è una ricerca che chiede aiuto e che ha poi la sua soddisfazione.

Nella vita di Madre Teresa si narra di una sua visita a un vecchio malato solo che ormai da tanto tempo non usciva più: nella sua misera dimora Madre Teresa ha trovato una lampada – era sporca perché non più usata. "Hai una lampada; perché non l’accendi?" "Cosa serve accenderla se non viene mai nessuno da me; io conosco perfettamente ogni angolo della mia casa" "Proviamo lo stesso" –osserva Madre Teresa che, dopo averla pulita e lucidata, la accende – Adesso potrai fare luce se qualcuno verrà a trovarti. Io, o le mie suore, ritorneremo da te". La debole luce rende meno scura la stanzetta, così, la sera dopo, all’imbrunire il vecchio accende la lampada e Madre Teresa riceve un messaggio "Grazie, perché la lampada non ha illuminato solo la mia casa, ha illuminato il mio cuore!"

Qualcuno l’ha aiutato dentro, allora la lampada non serve solo ad illuminare fuori, ma è un segno che qualcuno si interessa a te e ti vuole bene.

Lo Spirito Santo è un po’ come quella lampada: se lasciamo che si accenda dentro di noi, capiamo la grande verità dello Spirito; capiamo che lo Spirito ci illumina dicendoci che noi siamo già sulla strada, che già abbiamo capito molte parole, siamo già…ma non ci siamo ancora…E’ per quello che la nostra ricerca continua, che abbiamo ancora bisogno, che non saremo mai soddisfatti se non ci metteremo veramente alla ricerca.

Sant’Agostino questo già e non ancora ce lo fa capire in uno dei suoi scritti : ci sono due apostoli che vanno alla ricerca di Gesù –uno giovane, Giovanni, va ‘di corsa’ perché vuole trovarlo e pensa di essere già arrivato; l’altro invece, Pietro, è più lento e cammina più lentamente; però arriva anche lui alla tomba di Gesù. Quando prima di partire per il Cielo Gesù parla diversamente ai due: a Giovanni dice: "Tu rimani" fa come se fossi già arrivato. Mentre a Pietro dice "Tu seguimi; va ancora alla ricerca". Uno è un animo sensibile, gentile, che vuole penetrare le cose. L’altro invece è un animo saggio, che vuole andare lentamente, e deve lavorare. Sant’agostino osserva che tutti e due saranno alla ricerca, tutti e due saranno ansioni, rappresentando due modi diversi di cercare: l’uno lento, con una certa fatica; l’altro come fosse già arrivato: uno vive tra i morenti, l’altro invece vive tra i viventi.

San Paolo sia nel capitolo 8 della lettera ai Romani, sia nel capitolo 5 della seconda lettera ai Corinzi usa lo stesso paragone non riferito alle persone, ma al bisogno di cercare, al bisogno di andare verso qualcosa che non abbiamo ancora ma di cui ora esperimentiamo l’incertezza, pur nella direzione giusta: non siamo ancora arrivati, però speriamo, però se non ancora vediamo sappiamo che c’è qualcuno che ci indica certamente la strada. Qualche volta c’è entusiasmo, qualche volta no! Anche Madre Teresa verso la fine della sua vita dice di non aver più entusiasmo: era una prova anche questo.. Quello che è importante non è il sentire, ma l’essere.

Ecco io so che il Signore c’è, che è risorto, che lavora dentro di me. Allora cerco di lasciarlo lavorare.

Questo dovremmo farlo tutti e se ci stanchiamo, se a un certo punto l’età, la distrazione, la mancanza di abitudine ci fa sentire la mancanza di voglia, ecco è proprio il momento quello di mettersi al servizio.

Madre Teresa lo diceva: non sento più, ma lavoro perché so che il Signore questo vuole da me, so che il Signore questo vuole fare attraverso di me.

Vi racconto un’altra volta quella piccola parabola dei due amici che camminano per la strada e vedono una bambina stracciata e infreddolita che chiede l’elemosina. Uno è credente e dice "Povera bambina" L’altro invece non è credente e dice" Ma guarda il tuo Dio, perché non manda qualcosa di buono a quella bambina, perché vuole che soffra così". Il credente pensa e dice: "Guarda che il buon Dio ha mandato te. Pensaci!"

Siamo noi che dobbiamo pensarci, siamo noi che dobbiamo far vedere Gesù che predica, che crede, che sale al cielo.

Non è una parabola quella della salita al cielo. E’ una provocazione "Io me ne vado. Voi rimanete qui e andate a cercare chi ha bisogno di voi e voi stessi andate a cercare chi vi può dare una mano".

Allora quel non ancora avrà una certezza che qualcosa c’è già: E’ il Signore presente.

Resta con noi. Non andartene, Signore. A volte si fa sera, ma sappiamo che noi possiamo ancora raggiungerti.